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Full text of "Nuova elettronica 193"

NUOVA 






raffi 




Anno 30- n. 193 
ISSN 1124-5174 



Una INTERFACCIA e un programma 
per ricevere e trasmettere in SSTV 

Un semplice e valido preamplificatore 
per CHITARRE elettriche 

Uno SCACCI ATOPI elettronico • 



RIVISTA MENSILE 

Sped in a p art 2 comma 20* 
legge 862^6- Fiale di Bologna 

GENNAIO -FEBBRAIO 1998 



» i * » ■ " * ■ 




per REGISTRARE 
le TELEFONATE 

Un MICROSWITCH elettronico •. 
a RAGGI INFRAROSSI "• 

Un semplice GENERATORE BF di 

onde sinusoidali - triangolari - quadre '** 

Un CAPACIMETRO digitale professionale 
che legge da 0,1 pF a 200 microfarad 



80193> 



L.7.000 



771 



124"51?002 



Direzione Editorìa te 

NUOVA ELETTRONICA 

Via Cracovia, 1 9 - 40139 BOLOGNA 

Telefono (051) 46.11.09 

Telefax {051) 45.03,87 



Sita Internet: 
http://www.nuov 




tca.it 



Fotocomposizione 

LITQfNCìSA 

vìa dal Perugino, 1 - BOLOGNA 

Sia bili mento Stampa 
FOTOLITO EMILIANA S.r.L 

Via del Lavoro, 1 S/A 
Altedo (BO) 

Distributore Esclusivo per l'Italia 

PARRINI e C. s.r.l. 

Roma - Piazza Colonna. 361 

Ttì. 06/69940731 - Fax 06/6640697 
Milano - Serrate - Via Morando 52 
Centf. Tal. (02)2134623 

Direzione Commerciale 

Centro Ricerche Elettroniche 
Via Cracovia, 19-40139 Bologna 
Tel. 0&1/464320 

Direttore Generale 

Montu scrii Giuseppe 

Direttore Responsabile 

Carrozzo Michelangelo 

Autorizzazione 
Tnb. Civile di Bologna 
n. 5056 del 21/2/B3 



RIVISTA MENSILE 
N. 193 / 1998 
ANNO XXX 
GENNAIO-FEBBRAIO 



COLLABORAZIONE 

Alla rivista Nuova Elettronica posso- 
no collaborare tutti i lettori 
Gli articoli tecnici riguardanti progetti 
realizzati dovranno essere accompa- 
gnati possibilmente con foto in bian- 
co e nero (tonnato cartolina) e da un 
disegno (anche a matita} detto sche- 
ma elettrico. 



DIRITTI D'AUTORE 

Tutti i dritti di riproduzione totale o 

parziale dtigM alieni! disegni ■ Iole 
riportali sulla Rivista sono riservati. 
La protezione del diritto d'Autore è e* 
stesa anche a varianti apportate sui 
disegni dei circuiti stampati confor- 
memente alia legge sui Brevetti 

Tutti gii schemi pubblicati possono 
essere utilizzati da lutti i nostri letto- 
ri solo per uso personal e non per 
scopi commerciali o industriai 

La Direzione della rivista Nuova E- 
letironica può concedere delie Auto- 
rizzazioni scritta dietro pagamento 

del diritti d'Autore. 




NUOVA! 



SI 





ABBONAMENTI 

Italia 12 numeri L, 70.000 

Estero 12 numeri L. 100.000 

Nota: L'abbonamento dà diritto a ricevere n. 12 riviste 



Numero singolo 
Arretrati 



L 7.000 
L. 7.000 




SOMMARIO 

UNO SCACCIATOPI ULTRASONICO LX.1332 2 

PREAMPLIFICATORE per CHITARRE elettriche LX.t333 10 

INTERFACCIA per SSTV-RTTY LX.1336 17 

MICROSWITCH a RAGGI INFRAROSSI LX.1338 24 

IMPARARE L'ELETTRONICA partendo da ZERO 16°Lezione 33 

UNA TAVOLA della VERITÀ VISIVA LX.5022 49 

LAMPEGGIATORE SEQUENZIALE LX.5023 54 

INTERRUTTORE CREPUSCOLARE LX.5024 56 

SIRENA BITONALE DIGITALE - LX.5025 60 

VOLTMETRO da PANNELLO LX.1334-LX.1335 64 

UN GENERATORE di BF LX.1337 72 

PER REGISTRARE delle TELEFONATE LX.1339 78 

PER RICEVERE E TRASMETTERE in SSTV DF.SSTV 82 

CAPACIMETRO DIGITALE con AUTOZERO LX.1340-LX.1341 94 

UNO STROBOSCOPIO per AUTO e MOTO LX.1342 111 

LE DIRETTIVE dell'assembler ST6 121 



Associato all'USPI 

(Unione stampa 

periodica italiana) 




Dopo aver appurato che le frequenze ultrasoniche 
sui 17 - 25 kHz risultano particolarmente fastidio- 
se ai roditori, sono apparsi sul mercato degli scac- 
ciatopi elettronici in grado di generare queste ele- 
vate frequenze. E in effetti, quando in un locale vie- 
ne installato un generatore ultrasonico, I topi si ah 
lontanano alla ricerca dì locali meno rumorosi. 
Poiché ì topi sono animali molto intelligenti, quan- 
do abbandonano un locale non scelgono un altro 
appartamento, dove i cibi si trovano per lo più rac- 
chiusi in frigoriferi, vere e proprie casseforti, ma si 
stabiliscono preferibilmente nei supermercati o in 
quegli ambienti, come cantine e magazzini, in cui 
il cibo oltre ad essere abbondante è facilmente rag- 
giungibile. 

Un nostro assiduo lettore, Dirigente di un super- 
mercato, ci raccontava che il suo personale ogni 
mattina doveva rimuovere dagli scaffali una infinità 
di scatole rosicchiate. 



Un modello emetteva una frequenza fissa sui 17,5 
kHz, un altro sui 18 kHz ed altri modelli frequenze 
fisse sui 22 kHz oppure sui 25 kHz. 
Confrontando tre identici modelli della stessa Ca- 
sa Costruttrice abbiamo tuttavia constatato che la 
frequenza non era mai la stessa: infatti se il primo 
emetteva una frequenza a 18,22 kHz, il secondo 
la emetteva a 17,60 kHz ed il terzo a 21,10 kHz. 

Da questi controlli siamo giunti alla conclusione che 
per realizzare uno scacciatopi non è determinante 
una specifica frequenza, purché risulti compresa 
tra i 17 kHz ed i 30 kHz. 

Anche un esperto zoologo al quale ci siamo rivol- 
ti per una consulenza ha confermato questa nostra 
convinzione; inoltre ha aggiunto un particolare di 
cui non eravamo a conoscenza e cioè che gli ani- 
mali possono abituarsi in breve tempo ai rumori 
continui di identica intensità e quindi se lo scopo 




In passato bastava un gatto per tenere lontani i topi, ma oggi che ab- 
biamo viziato i nostri amati felini con raffinati menù a base di tacchino, 
vitello o pesce, i topi vivono tranquilli. Per liberarsi dai roditori non c'è 
che un rimedio: affidarsi ad un efficace scacciatopi ultrasonico. 



Parlando dei "suoi" topi affermava che erano mol- 
to raffinati, perché scartavano i prodotti di basso 
costo per scegliere quelli più costosi, come se sa- 
pessero leggere sull'etichetta il prezzo codificato 
con il codice a barre. 

I cracker di marca X T molto economici; venivano 
quasi sempre tralasciati, ma non quelli di marca Z, 
di costo superiore. 

Per la pasta cruda preferivano ì maccheroncini ex- 
tra e per i biscotti, ovviamente, i migliori, quelli pie- 
ni di vitamine ed arricchiti con caicio e ferro. 
Avendo appurato che gli scacciatopi elettronici non 
sono un articolo facilmente reperibile, abbiamo de- 
ciso di progettarne uno molto sofisticato sperando 
cosi dì risolvere il problema nei supermercati e a 
tutti coloro che hanno topi da sloggiare. 



QUALCHE NOTA TECNICA 



Airinterno dei pochi scacciatopi che siamo riusciti 
a reperire in commercio abbiamo trovato uno sta- 
dio oscillatore ultrasonico che genera solo una 
frequenza fissa. 




è quello di spaventarli, è meglio un rumore fasti- 
dioso ed intermittente. 

Per farci comprendere meglio questo concetto ci 
ha portato l'esempio del martello pneumatico. 

Se improvvisamente, a nostra insaputa, venisse 
messo in azione un martello pneumatico, avrem- 
mo un sobbalzo per l'inatteso ed assordante ru- 
more che ci rompe ì timpani. 

Se il rumore risultasse costante e continuo, con II 
passare del tempo anche se fastidioso riuscirem- 
mo ad accettarlo. 

Al contrario se il rumore risultasse intervallato da 
pause, diventerebbe insopportabile, perché, non a- 
spettandolo, trasaliremmo ogni volta e tutti questi 
sobbalzi renderebbero la nostra vita un inferno. 

Qualsiasi essere umano che si trovasse in queste 
condizioni cambierebbe appartamento. 



Fig.1 L'altoparlante tweeter per 
gli ultrasuoni viene inserito den- 
tro il foro presente sul coperchio 
del mobile plastico. 






Allo stesso modo si comportano ì roditori, che, a 
differenza di noi» non hanno nemmeno il problema 
del trasloco e dell'affìtto. 

Dietro consìglio dello zoologo abbiamo realizzato 
lo scacciatopi che vi presentiamo in queste pagi- 
ne, la cui peculiarità consìste neiremettere una no- 
ta ultrasonica variabile in frequenza da 17 kHz a 
30 kHz circa in un tempo di 3 secondi. 
La nota improvvisamente cessa per 3 secondi per 
essere nuovamente emessa per altri 3 secondi, e 
così per tutto il tempo in cui viene tenuto ìn fun- 
zione l'apparecchio. 

Per verificare l'efficacia del nostro scacciatopi ab- 
biamo chiesto al Dirigente del supermercato di in- 
stallarlo vicino agii scaffali prescelti dai topi come 
^ristorante prendi 3 e paghi 0™, e ogni mattina te- 
lefonavamo per conoscere i risultati. 



Per curiosità abbiamo provato ad installare il no- 
stro scacciatopi vicino ad un albero sul quale ogni 
sera sì appollaiavano degli assordanti merli ed ap- 
pena l'abbiamo acceso li abbiamo visti fuggire. 

Vogliamo comunque precisare che questa nostra 
prova non convalida che gli ultrasuoni emessi dal- 
lo scacciatopi risultino efficaci ad allontanare altri 
volatili o animali. 

Osservando il nostro gatto di casa sonnecchiare 
tranquillamente sul divano, abbiamo acceso lo 
scacciatopi immaginando che scappasse impauri- 
to, invece ha aperto gli occhi, si è avvicinato alla 
"scatola", poi è ritornato sul divano come se nulla 
fosse accaduto. Anzi t con la superiorità con la qua- 
le ci ha guardati, dentro di sé avrà pensato: "que- 
sti essere umani non riesco proprio a capirli, han- 
no acceso uno scacciatopi e non sanno che io so- 
no un gatto**. 



Trascorse due settimane senza che si trovassero 
confezioni rosicchiate, abbiamo avuto la conferma 
che il progetto è valido. 

Gli abbiamo fatto comunque presente che il nostro 
esperto zoologo ci aveva avvertito che se i topi non 
avevano definitivamente abbandonato i locati» non 
era da escludere che dopo molti giorni di digiuno 
potessero ripresentarsi. 




SCHEMA ELETTRICO 



Come potete vedere in fig.2, per realizzare questo 
circuito occorrono 3 integrati, 2 Mos/Power ed un 
piccolo altoparlante tweeter 
Per la descrizione del funzionamento del circuito i- 
nìziamo dairintegrato IC2, un C/Mos 4046, conte- 



Fìg.2 Schema elettrico del Generatore in 
grado di emettere tutta la gamma di fre- 
quenze ultrasoniche da 17 kHz a 30 kHz. Le 
resistenze sono tutte da 1/4 di watt esclu- 
se R10 - R11 che sono da 1/2 watt. 




ELENCO COMPONENTI LX.1332 



= 100,000 ohm 

- 100.000 ohm 

= 6.800 ohm 

= 220.000 ohm 

: 22.000 ohm 

: 18.000 ohm 

: 50.000 ohm trimmer 

: 22 ohm 

: 22 ohm 

= 1,000 ohm 1/2 watt 

= 47 ohm 1/2 watt 

= 1.000 ohm 

= 1.000 ohm 




4046 



C1 = 4,7 mF elettronico 

C2 = 100.000 pF poliestere 
C3 = 3.900 pF poliestere 
C4 s 5.600 pF poliestere 
C5 = 100.000 pF poliestere 
C6 = 100 mF elettrolitico 
C7 = 100.000 pF poliestere 
C8 = 100 mF elettrolitico 
C9 = 1.000 mF elettrolitico 
C10 = 100 mF elettrolitico 
C11 =100 mF elettrolitico 
RS1 = ponte raddriz. 1 A 
DS1 = diodo tipo 1N.4150 




MC1458 



DS2 = diodo tipo 1N.4150 
DZ1 = zener 12 volt 1 watt 
DL1 = diodo led 
MFT1 = mosfet P.321 o BUK.453 
MFT2 = mosfet P.321 o BUK,453 
IC1 = MC.1458 
IC2 = C/Mos tipo 4046 
IC3 = IVIPIC.2111 o IR. 2111 
T1 a trasform. 6 watt (T006.04) 
sec, 9+9 volt 0,4 ampere 
S1 = interruttore 
P1 = pulsante 
ÀP1 a tweeter piezoelettrico 



iti 



■ *,« 




vcc cfl jn 


3 VB 


m? cfl 


Li M (HIT. 


CHD tfl [J 


3 VS 


LOUT CH H 


J a.c 







P321 



MPIC2111 



Fig.3 Connessioni degli integrati viste da sopra e del Mosfet P.321 viste di fronte. 



£5 

•Va 



r t * 

■ 1 



« ■ 



•3-1 • ' 



nente un VCO che abbiamo utilizzato per genera- 
re la frequenza ultrasonica. 
Applicando un condensatore da 3.900 pF sui pie- 
dini 6 - 7 (vedi C3) si ottiene una frequenza mas- 
sima di circa 30 kHz che possiamo variare ruotan- 
do da un estremo all'altro il cursore del trimmer R7, 
applicato sul piedino 12. 

Ruotando il cursore per la sua massima resisten- 
za otteniamo una frequenza di circa 17 kHz, ruo- 
tandolo per la sua minima resistenza una fre- 
quenza di circa 30 kHz. 

Grazie a questo trimmer possiamo correggere in 
fase di taratura te eventuali tolleranze del con- 
densatore C3 e del VCO interno all'integrato IC2. 

Per far swippare, cioè variare la frequenza del V- 
CO da 30 kHz a 17 kHz, dobbiamo applicare sul 
piedino 9 di IC2 una tensione variabile che da un 
massimo di 1 1 volt scenda a circa 2 volt. 

Alla massima tensione fuoriesce dal VCO una fre- 
quenza di circa 30 kHz ed alla minima tensione u- 
na frequenza dì circa 17-18 kHz. 

Questa tensione viene fornita dall'operazionale 
IC1/B, che, a sua volta, la preleva dal condensa- 
tore elettrolitico C1 durante ìa fase di scarica. 
Pertanto, mettendo in funzione il circuito, il VCO 
parte sempre dalla frequenza più elevata per rag- 
giungere dopo 3 secondi la frequenza minima. 




Nei 3 secondi dì pausa il condensatore CI si ca- 
rica e, trascorso questo tempo, non appena inizia 
a scaricarsi, ìl VCO comincia ad emettere la sua 
frequenza ultrasonica. 

Per bloccare il funzionamento del VCO in modo 
che lavori per 3 secondi e per altri 3 secondi ri- 
manga in pausa, dobbiamo applicare sul piedino 5 
dei livelli logici e 1. 

Quando su questo piedino è presente un livello lo- 
gico 1 l'oscillatore ultrasonico risulta bloccato. 

Quando su questo piedino è presente un livello lo- 
gico l'oscillatore emette gli ultrasuoni. 

Per ottenere i due livelli logici 1 - abbiamo uti- 
lizzato l'operazionale IC1/A che, configurato come 
oscillatore, fornisce sulla sua uscita delle onde 
quadre che per 3 secondi rimangono a livello lo- 
gico 1 e per 3 secondi a livello logico 

I due operazionali siglati IC1/A - IC1/B sono con- 
tenuti all'interno dell'integrato tipo MC.1458 equi- 
valente al CA.1458. 

La frequenza generata dal VCO, swippata in fre- 
quenza ogni 3 secondi, si ritrova sul piedino d'u- 
scita 4 di IC2. 

Come potete vedere nello schema elettrico questa 
frequenza viene applicata sul piedino 2 del terzo 
integrato siglato IC3, 

Questo integrato, tipo MPIC.2111, provvede a far 
fuoriuscire dai piedini 7 - 4 un segnale in opposi- 




Fig.4 II circuito stampato verrà fissato sulla base del mobile plastico con quattro viti au 
tofilettanti e l'altoparlante Tweeter nel foro presente sul coperchio del mobile. 



zione di fase che serve per pilotare i Gate dei due 
finali di potenza siglati MFT1 - MFT2. 
Il segnale amplificato in potenza viene poi riversa- 
to sul piccolo altoparlante tweeter. 

Il diodo led siglato DM, cof legato in parallelo sui 
due terminali del tweeter, accendendosi e spe- 
gnendosi ogni 3 secondi ci indica se il circuito fun- 
ziona regolarmente. 

A questo proposito sappiate che il piccolo tic che 
si sente ogni volta che si accende il diodo led è u- 
na condizione assolutamente normale. 

Pigiando il pulsante P1 , collegato sul piedino 6 di 
IC2, applichiamo in parallelo al condensatore C3 
da 3.900 pF una seconda capacità da 5.600 pF 
(vedi C4). In questo modo la frequenza ultrasoni- 
ca che viene generata da 30 - 17 kHz scende sui 
13-7 kHz circa, che il nostro orecchio riesce a 
sentire perché rientra nella gamma degli acuti. 

Questo pulsante serve per tarare ad orecchio il 
trimmer R7 ed anche per controllare di tanto in tan- 
to l'efficienza del tweeter, la cui bobina potrebbe 
anche bruciarsi. 

Infatti l'accensione e lo spegnimento regolare del 
diodo led DL1 indica solo che lo stadio finale fun- 
ziona, non che il tweeter emette gli ultrasuoni. 




Per alimentare questo circuito è necessaria una 
tensione continua non stabilizzata di circa 23 * 24 
volt, che abbiamo ottenuto raddrizzando la tensio- 
ne alternata dei 18 volt prelevati dal secondario del 
trasformatore T1 . 
Tutto il circuito non assorbe più di 80 mìlliamper 

REALIZZAZIONE PRATICA 

I componenti necessari per realizzare lo scaccia- 
topi devono essere montati sul circuito stampato 
LX.T332 disponendoli come visibile in fig.6. 
Per iniziare vi consigliamo di inserire gli zoccoli per 
gli integrati IC1 - IC2 - ICS e dì stagnare tutti i loro 
piedini sulle piste del circuito stampato. 
Completata questa operazione potete inserire tut- 
te le resistenze, cercando di non confonderle quan- 
do leggete i codice dei colorì. 

A sinistra dello zoccolo dell'integrato IC2, nei fori 
visibili in fig.6, inserite uno spezzone di filo di rame 
nudo in modo da effettuare il richiesto ponticello. 

Passate quindi ai diodi inserendo DS1 in modo che 
la sua fascia nera sia rivolta verso il trasformato- 
re T1 , DS2 in modo che la sua fascia nera sia ri- 
volta a sinistra ed infine il diodo zener DZ1 in mo- 
do che la sua fascia nera sìa rivolta a sinistra. 




Fig.5 Come si presenta la scheda 
dello scacciatopi ad ultrasuoni 
dopo che avrete montato sopra il 
circuito stampato tutti i compo- 
nenti richiesti. 



I 



6 



RETE 220 V 



Fig.6 Schema pratico di montaggio dello scacciatopL Non 
dimenticatevi di inserire uno spezzone di filo nudo a sini- 
stra dell'integrato IC2 (vedi ponticello), li trimmer R7 va ta- 
rato in modo da udire una nota acutissima pigiando P1. 




Nello schema pratico abbiamo disegnato questo 
diodo in nero con una fascia bianca cosi da poter- 
lo distinguere dagli altri diodi che sono al silicio. 
Ricordatevi comunque che sul corpo di questo dìo- 
do zener è stampigliato il numero 12. 

Ora inserite il trimmer R7, poi tutti i condensatori 
poliesteri e gli elettrolitici rispettando la polarità 
+/- dei due terminali. 

Proseguendo nel montaggio inserite il ponte rad- 
drizzatore RS1 , la morsettiera a due poli per il cor- 
done dei 220 volt e i due Mos/Power MTF1 - MFT2 
rivolgendo fi lato metallico del loro involucro ver- 
so il trasformatore di alimentazione T1, 
Per ultimo montate il trasformatore, quindi inseri- 
te i tre integrati nei loro zoccoli rivolgendo la tac- 
ca di riferimento ad U presente sul loro corpo co* 
me visibile nello schema pratico di fìg + 6. 

A questo punto togliete dal mobile plastico il suo 
pannello frontale sul quale dovete montare la gem- 
ma cromata per il diodo led, il pulsante P1 e l'in- 
terruttore S1 d'accensione. 
Quando collegherete i due fili del diodo led sui ter- 
minali a spillo inseriti nello stampato rispettate la 
loro polarità: il terminale più lungo del diodo led 
va collegato nel foro siglato A ed il terminale più 
corto nel foro siglato K. 

L'altoparlante tweeter va invece fissato sul coper- 
chio del mobile come visìbile nella foto di fig.4. 

Completato tutto il montaggio il circuito funzionerà 
non appena raccenderete, anche se non udrete 
nessun suono e vedrete solo accendersi e spe- 
gnersi il dìodo led DL1. 

Solo premendo iJ pulsante P1 udrete un suono a* 
cutissimo variabile in frequenza a conferma del 
funzionamento regolare del circuito. 







TARARE il trimmer R7 

Chi dispone di un frequenzimetro lo colleghi ai ca- 
pi del tweeter, così potrà notare che la frequenza 
ultrasonica parte sempre da un valore massimo 
per scendere al suo valore minimo. 
Se la frequenza scende sotto i 15 kHz dovete ruo* 
tare il trimmer R7 in modo che non scenda al di 
sotto dei 17 kHz circa. 

Questa frequenza non è critica, quindi anche se 
raggiungerete i 16,5 - 17,3 - 17,8 riuscirete a co- 
prire tutta la gamma ultrasonica necessaria a far 
sloggiare i topi da un locale. 
Ovviamente se scenderete sotto ì 16 kHz entrerete 
nella gamma acustica udibile e la frequenza emes- 
sa diventerà fastidiosa anche per gli esseri umani. 
Chi non dispone dì un frequenzìmetro non deve 
preoccuparsi, perché il trimmer può essere tarato 
anche ad orecchio. 



In questo caso basta ruotare il cursore del trimmer 
in modo da sentire una nota acutissima ed una 
volta ottenuta questa condizione dovrete ruotarlo 
in senso inverso in modo da non sentirla più. 
Ad occhio e croce potreste ottenere una frequen- 
za di 17 oppure dì 18 kHz, che risulta ancora vali- 
da perché per i topi 1 kHz in più o rn meno non fa 
molta differenza. 




DOVE INSTALLARLO 



Dopo aver completato e tarato il nostro scacciato- 
pi molti si chiederanno dove installarlo, cioè se è 
meglio metterlo in alto, sopra una mensola oppure 
in basso, molto vicino al suolo. 

In teoria l'altezza non ha molta importanza perché 
gli ultrasuoni, come qualsiasi altro suono, si diffon- 
dono in un locale indipendentemente dalla posi- 
zione in cui risulta collocato il generatore, 

Comunque se volete proteggere dall'assalto dei to- 
pi delle zone ben definite, come ad esempio degli 
scaffali, vi conviene posizionarlo nelle loro vicinan- 
ze o collocarlo sudo scaffale stesso. 

Nelle cantine e nei magazzini potrete sistemare il 
generatore ad un'altezza dì 1 metro dal suolo e te- 
nerlo acceso giorno e notte. 

Nei locali frequentati dal pubblico, come locande, 
forni, supermercati, conviene collocarlo sul soffitto 
o su una parete ad un'altezza 2 metri circa, per 
non tenerlo alla portata di persone che, per curio- 
sità, potrebbero spegnerlo oppure pigiare il pul- 
sante P1 assordando i clienti. 

Nei locali pubblici è consigliabile accenderlo solo 
di notte, perché possono esserci persone che, riu- 
scendo ad udire le frequenze più basse degli ul- 
trasuoni, ne rimangono infastidite. 



COSTO di REALIZZAZIONE 




Tutti i componenti per realizzare il kit LX.1332 vi- 
sibili in fig.6, ESCLUSI il mobile, la mascherina e 
l'altoparlante Tweeter ,„ L46.500 

Il mobife plastico MOJ332 completo di pannello fo- 
rato e serigrafato L,18.000 

L'altoparlante piezo Tweeter „. L22.000 

Costo del solo stampato LX.1332 L 8.000 

I prezzi riportati sono compresi di IVA, ma non del- 
le spese postali che verranno addebitate solo a chi 
richiederà il materiale in contrassegno. 



8 



Il mattino che abbiamo visto un signore scaricare 
dinanzi l'ingresso del nostro laboratorio tante cu- 
stodie contenenti delle chitarre elettriche, in un pri- 
mo momento abbiamo pensato si trattasse di un 
rappresentante di strumenti musicali, ma questi, 
stringendoci la mano, si è subito presentato a noi 
come quel lettore che, tempo addietro, ci aveva 
chiesto un preamplificatore per chitarra ed al qua- 
le avevamo risposto che poteva scegliere uno 
schema a caso tra ì tanti reperibili. 

Quella nostra risposta gli aveva fatto comprende- 
re che non eravamo esperti di chitarre e, per que- 
sto motivo, aveva pensato di mettersi a nostra dì- 
sposizione perché desiderava che progettassimo 
per luì un valido preamplificatore con le stesse ca- 
ratteristiche di quelli commerciali, ma di prezzo de- 
cisamente inferiore. 

Collegate fé sue chitarre ad un normale preampli- 



ficatore, ci fece subito notare la differenza timbri- 
ca tra il suono prodotto da una chitarra provvista 
di cassa acustica ed una priva dì cassa acustica, 
quindi un preamplificatore per questi strumenti de- 
ve essere provvisto di tre controlli di tono, legger- 
mente diversi da quelli usati nei comuni preampli- 
ficatori, per correggere sia gli acuti che i medi ed 
ì bassi, 



Dall'uscita del preamplificatore non deve essere 
prodotto il benché minimo fruscio, il suo ingresso 
deve accettare i segnali di qualsiasi pick-up ed f in- 
fine, deve disporre di un controllo visivo di picco 
per evitare distorsioni. 

Dopo prove e riprove siamo riusciti a soddisfare 
ampiamente it nostro esigente lettore e quindi sia- 
mo certi di proporre un progetto di sicuro interes- 
se per tutti gli appassionati dì chitarra. 



Ad un esperto chitarrista che ci chiedeva un preamplificatore per chitarre 
elettriche abbiamo risposto che, allo scopo, bastava che utilizzasse un 
qualsiasi stadio preamplificatore e allora Lui, per dimostrarci il contrario, 
si è presentato da noi con una serie di chitarre elettriche: Fender/Strato- 
caster - Gipson - Takanine - Kramer e Ovation, Abbiamo scoperto così che 
per questi strumenti musicali occorre uno speciale tipo di preamplificatore. 





Fig.1 Foto 
del mobile. 



10 





SCHEMA ELETTRICO 



Osservando lo schema elettrico di fig.3 non sì no- 
ta nulla di particolare che lo diversifichi da un nor- 
male stadio preamplificatore; quando però se ne 
ascolta il suono sì nota subito una notevole diffe- 
renza. 

Diciamo innanzitutto che i due operazionali IC1-IC2 
sono degli NE.5532 caratterizzati da un bassissi- 
mo rumore, infatti se li paragoniamo ad un qual- 
siasi altro tipo di operazionale notiamo che risulta- 
no 3-4 volte meno rumorosi come qui sotto ripor- 
tato: 



integrato rumore 


MC.1458 


5,5 microvolt 


| LM.358 ■ 


5,5 microvolt 


TL-081 


3,0 microvolt 


^H TL.071 ^H 


2,2 microvolt 


LS.4558 


2,2 microvolt 


LF.351 


1,9 microvolt 


NE.5532 


0,6 microvolt 



Oltre a questa caratteristica l'NE.5532 ne presen- 
ta anche un'altra, cioè quella di essere dotato di u- 
na banda passante che supera i 150 KHz, quindi 





Q Q 



u 




NESS32-LM358 



MC 78L09 



DIODO LEO 



Fig.2 Connessioni vista da sopra degli in- 
tegrati NE.5532 e LM.358, dell'Integrato sta- 
bilizzatore MC J8L09 e dei terminali A-K del 
diodo led. L'integrato LM.358 va inserito 
nello zoccolo siglato IC3 (vedi flg.4). 



di lasciar passare senza nessuna attenuazione an- 
che le frequenze dei super-acuti 

Il segnale BF fornito dal pick-up verrà applicato 
sulla presa Entrata posta sulla sinistra e, pas- 
sando attraverso il condensatore C1 e la resi- 
stenza R2, raggiungerà il piedino invertente 6 di 
IC1/A. 



Il trimmer R6, applicato tra l'ingresso e l'uscita di 
questo operazionale, serve per variare il guada- 
gno dì questo stadio in modo da adattarlo a qual- 
siasi tipo di pick-up. 

Se dal pick-up fuoriescono dei segnali d'ampiez- 
za molto elevata si dovrà ruotare questo trimmer 
in modo da ridurre il valore della sua resistenza e 
in questo modo il segnale verrà attenuato fino ad 
un massimo di 10 volte. 



11 



TI 



220 V. 




Fig.3 Schema elettrico del preamplificatore per chitarra. 




_ C17 ^p C18 = 

▼ ▼ ▼ ▼ 



C19 



C2Q 



-|| — vJJv 



Pira 



li 



IC1-A 




ENTRATA Sri 



R3 




R7 Ri H9 

rWW — VM WV- 



C5 




ACUTI 



RIO R11 



Rl3 



R1? R1I 



cu 



BASSI 






R4 





C16 



4 IC1 B 



IC2-A R22 

VOLUME 



CI 4 



4 IC2B Rai USCITA 

I 



ELENCO COMPONENTI LX.1333 

1 megaohm I 

47.000 ohm I 

10.000 ohm I 

10,000 ohm I 

4.700 ohm I 

500.000 ohm trimmer 
1 .800 ohm 

470.000 ohm pot. lin, 
1,800 ohm 

= 22.000 ohm 

= 100.000 ohm pot. lin. 

= 22.000 ohm 

= 12.000 ohm 

= 100.000 ohm pot. lin. 

= 1 2.000 ohm 

= 12.000 ohm 

s 100.000 ohm 

= 39.000 ohm 




= 10.000 ohm 

= 1.800 ohm 

= 100.000 ohm 

s 10.000 ohm pot. log. 

= 1 megaohm 
1 mF poliestere 
10 mF elettrolitico 
100.000 pF poliestere 
47 pF ceramico 
1 mF poliestere 
100.000 pF poliestere 
4.700 pF poliestere 
4.700 pF poliestere 
22.000 pF poliestere 

= 47.000 pF poliestere 

= 220.000 pF poliestere 

= 100.000 pF poliestere 

= 1 mF poliestere 



S1 = 



= 1 00.000 pF poliestere 
= 100.000 pF poliestere 
= 100 mF elettrolitico 
= 1.000 mF elettrolitico 
= 100.000 pF poliestere 
= 100.000 pF poliestere 
= 470 mF elettrolitico 
= ponte raddrizz. 100 V. 1 A. 
= diodo tipo 1N.4150 
- diodo tipo 1N.4150 
= diodo ted 

= integrato tipo NE.5532 
= integrato tipo NE.5532 
= integrato tipo LM.35S 
= integrato tipo UA.78L09 
trasform. 3 watt (T003.02) 
sec. 0-8-12 V. 0,2 A. 
interruttore 



22QV 



USCITA 



(? 



TI 

TOO3 03» 



CI 7 



Tri Un 






:- R2D 



C2, 



R1J RIE 



* ri"* ^ * ^ 



«17 RI! 



osz 



pg 



CU, 



RIE RIO 



iS é «4 CS J i» m 

C^* *^ r^ w* I r 1- ^ r - ^ 






a 



R5 
HI 



^ I QP..A 



1 s s ^. 



a 



fl 2 fi 



si 



ni 



i 



S K 



Q 



O 



MASSA 



MASSA 



ON/OFF 



DL1 



PEAK 



RH 



&■" 



R11 



ENTRATA 



BASSI 



MEDI 



m 



ACUTI 



VOLUME 



Fig.4 Schema pratico di montaggio del preamplificatore. Vi ricordiamo nuovamente che 
l'integrato LM.350 va inserito nello zoccolo centrate siglato IC3. Per non sentire del ron- 
zio quando si avvicina la mano al pannello frontale del mobile, è necessario collegare a 
massa il corpo metallico dei quattro potenziometri e utilizzare per i collegamenti la piat- 
tina colorata a 3 fili inserita nel kit. Controllate anche che la calza di schermo del cavet- 
to d'ingresso risulti col legata al terminale di massa della presa Jack. 



13 




Fig.5 Ecco come si pre- 
senta il circuito stampato 
a montaggio completato. 
Notate ì terminali a spillo 
per fissare le estremità dei 
cavetti schermati. 



Fig.6 II circuito stampato 
andrà fissato all'interno 
del mobile con i distanzia- 
tori plastici, con base au- 
toadesiva, che troverete 
inclusi nel kit. 




14 



Se dal pick-up fuoriescono dei segnali d'ampiez- 
za molto debole, di dovrà ruotare questo trimmer 
in modo da aumentare il valore della sua resi- 
stenza e in questo modo il segnale verrà amplifi- 
cato fino ad un massimo di 10 volte. 

Il segnale prelevato dal piedino d'uscita 7 di IC1/A 
verrà trasferito, tramite il condensatore C5 t sui tre 
controlli di tono Acuti-Medi-BassL 

Tenendo in posizione centrale le manopole dei tre 
potenziometri non verrà modificata la curva di ri- 
sposta né degli Acuti, ne dei Medi, né dei Bassi, 

Ruotando la manopola del potenziometro degli A- 
cuti (R8) dalla posizione centrale in senso antio- 
rario, si potranno attenuare tutte le frequenze da 
2 KHz fino a 30 KHz di ben 20 dB, che corrispon- 
dono a 10 volte in tensione. 
Ruotandola in senso orario si potrà amplificare di 
20 dB la stessa gamma di frequenze come evi- 
denziato nel grafico di fig.7. 

Ruotando la manopola del potenziometro dei Me- 
di (R11) dalla posizione centrale in senso antio- 
rario, si potranno attenuare di ben 20 dB tutte le 
frequenze da 100 Hz fino a 6.000 Hz. 

Ruotandola in senso orario si potrà amplificare di 
20 dB la stessa gamma di frequenze come evi- 
denziato nel grafico di fig.8. 

Ruotando la manopola del potenziometro dei Bas- 
si (R14) dalla posizione centrale in senso antio- 
rario, si potranno attenuare dì 20 dB tutte le fre- 
quenze da 100 Hz fino a 10 Hz, 
Ruotandola in senso orario si potrà amplificare di 
20 dB la stessa gamma di frequenze come evi- 
denziato nel grafico di fig.9. 

Dal piedino d'uscita 1 di IC2/A fuoriuscirà il nostro 
segnale BF già elaborato che trasferiremo, tramite 
il condensatore C13, sul potenziometro del volu- 
me siglato R22. 

Il condensatore C14 preleverà il segnale dal cur- 
sore di questo potenziometro e lo trasferirà sul pie- 
dino non invertente 5 dell'operazionale IC2/B uti- 
lizzato come semplice stadio separatore. 
Sulla presa Uscita avremo disponibile un segnale 
BF che, agendo sul potenziometro del volume, po- 
tremo variare da un minimo di volt fino ad mas- 
simo dì 9 volt picco/picco. 
Un altro pregio dell'integrato NE. 5532 è di avere 
un'uscita a bassissima impedenza che si adatta 
a qualsiasi impedenza d'ingresso, quindi potremo 
tranquillamente colìegarla all'ingresso di uno sta- 
dio finale di potenza a transistor oppure a valvo- 
le termoioniche a Mos/Fet e a IGBT. 



+20 



+5 



- 



ti 5 4 ACH 
+10 






-51 
10 
■15 



10 



LI 



H 







1K 

HKDUEJKftM Ki t 



10K r ilK 



Fig.7 Con il potenziometro degli Acuti si- 
glato R8 riuscirete ad attenuare o esaltare 
le frequenze comprese tra 2 e 30 KHz. 



x9rt 












T 








+15- 
j.in . 


- MEG 


i 1 
















i | 








V 








+1U 












\ 


. 






+3 ' 

i 




















i 


















-5" 














r 






-10 H 




















-15 








ni 


jf 


F 








-20" 




















1 





100 


1K 

FREQUENTI Ita fr 


10K 


! 


MK 



Fig.8 Con il potenziometro dei Medi siglato 
R1 1 riuscirete ad attenuare o esaltare le fre- 
quenze comprese tra 100 Hz e 6 KHz. 



+20 
+15 
+10 

+5 

i 

i o 

■5 
-10 
-15 
-20 



■ 


1 1 1 
























BASS 


i — - 






^^ 
















w " 








































































































J 


10 




100 




1K 




1DK 


50K 



FflFQUEUCV l Hi I 



Fig.9 Con ti potenziometro dei Bassi sigla- 
to R1 4 riuscirete ad attenuare o esaltare le 
frequenze comprese tra 10 e 100 Hz. 



15 



In questo schema elettrico, l'operazionale IC1/B 
viene utilizzato per ottenere una tensione stabiliz- 
zata di 4,5 volt, necessaria per polarizzare i piedi- 
ni non invertenti dei tre operazionali IC1/A IC2/A 
e IC2/B 

L'ultimo operazionale siglato IC3 e contenuto all'in- 
terno dell'integrato LM.358» viene usato in questo 
preampliffcatore come rilevatore di picco massi- 
mo. 

Come potete notare, sul suo piedino non inver- 
tente 5 viene applicata una tensione continua ot- 
tenuta raddrizzando con il diodo DS1 il segnale di 
BF presente sull'uscita di IC1/A. 

Se, dopo aver inserito ìl pick-up nell'ingresso del 
preamplificatore, noteremo che il diodo led colle- 
gato all'uscita di IC3 si accende, dovremo ridurre 
il guadagno di IC1/A agendo sul trimmer R6. 

Per alimentare questo circuito è necessaria una 
tensione stabilizzata di 9 volt che ci verrà fornita 
da IC4, un piccolo integrato tipo LM.78L09. 

Facciamo presente che questo preamplificatore 
può essere utilizzato anche per microfoni, pick- 
up per fisarmoniche o altri strumenti musicali, ma 
non per i pick-up magnetici per giradischi non es- 
sendo presente la compensazione RIAA. 



REALIZZAZIONE PRATICA 



Basta guardare lo schema pratico di fig.4 per ca- 
pire quanto sia semplice montare questo stadio 
preamplificatore. 

Una volta in possesso del circuito stampato a dop- 
pia faccia siglato LX.1333, potete iniziare il mon- 
taggio dagli zoccoli dei tre integrati IC1-IC2-JC3 
Completata questa operazione, inserite tutte le re- 
sistenze, il diodo DS1 orientando il lato del suo 
corpo contornato da una fascia nera verso la re- 
sistenza R15 ed il diodo DS2 orientando il lato del 
corpo contornato da una fascia nera verso il tra- 
sformatore T1 . 

Inserite quindi il trimmer R6, ìl condensatore ce- 
ramico C4, tutti i poliestere ed infine gli elettroli- 
tici rispettando la polarità dei due terminali. 

Proseguendo nel montaggio, inserite la morsettie- 
ra a 4 poli per la presa dì rete dei 220 volt e per 
Tinterruttore S1, poi il ponte raddrizzatore RS1, in- 
fine il piccofo integrato stabilizzatore IC4 rivolgen- 
do il lato piatto del suo corpo verso destra. 
Da ultimo montate il trasformatore di alimenta- 
zione T1 T inserendo i piccoli terminali a spillo 
contenuti nel kit nei fori dai quali si dipartono i fi- 




li per i potenziometri ed i cavetti schermati. 

A questo punto potete inserire negli zoccoli IC1- 
IC2 i due integrati NE. 5532 e nello zoccolo cen- 
trale contrassegnato dafla sigla IC3 l'integrato 
LM.358 

Se per errore inserirete TLM.358 in uno dei due 
zoccoli IC1-IC2 il circuito funzionerà ugualmente, 
ma con minor fedeltà e con maggior rumore. 
Come visibile in fig.4, la tacca dì riferimento a U dei 
tre integrati va rivolta verso destra. 

Prima di fissare il circuito stampato all'interno del 
relativo mobile plastico, dovete applicare sul suo 
pannello frontale la presa di Entrata, la gemma per 
il diodo led e ì quattro potenziometri, facendo at- 
tenzione a non confondere i due potenziometri da 
100 kiloohm (vedi R11-R14) con quello del volu- 
me R22 che è da 10 kfloohm. 

Sul corpo dei potenziometri lineari appare la sigla 
100 K/À e sul logaritmico la sigta 100K/B. 
Prima di fissare i potenziometri, dovete accorciar- 
ne i perni per poter avvicinare le manopole al pan- 
nello frontale. 

Dopo aver fissato il circuito stampato sul piano del 
mobile con ì quattro distanziatori plastici con base 
autoadesiva (per far aderire questi distanziatori 
dovete privarli della carta di protezione che ne ri- 
copre la base), potete collegare tutti i terminali dei 
potenziometri ai terminali a spillo presenti sul cir- 
cuito stampato come chiaramente visibile in fig.4. 
Non dimenticate di coilegare il filo di massa al cor- 
po metallico del potenziometro R14 e di collegare 
tra loro i corpi metallici di tutti i potenziometri per 
mezzo di tre spezzoni di filo nudo. 

Se vi dimenticherete di collegare a massa il corpo 
di questi potenziometri, sentirete del ronzfo ogni 
volta che avvicinerete la mano al pannello frontale, 




COSTO di REALIZZAZIONE 



Costo di tutti ì componenti visìbili in fig,4 necessa- 
ri per realizzare il preampfificatore LX.1333, com- 
prese 4 manopole per i potenziometri, ma esclu- 
so il mobile con la mascherina „„„„ L.62.000 

Costo del mobile plastico MO.1 333 completo di ma- 
scherina frontale forata e serìgrafata L.1 8.000 

Costo del solo stampato LX.1333 L 14,000 

Ai prezzi riportati, già comprensivi di IVA, andranno 
aggiunte le sole spese di spedizione a domicilio, 



16 



Fig.1 Foto del mobile 
dell'interfaccia idonea 
a ricevere e trasmette- 
re in SSTV e in RTTY, 





I Radioamatori che desiderano captare e trasmettere immagini TV o mes- 
saggi in RTTY sono sempre alla ricerca di nuove interfacce in grado di 
offrire prestazioni superiori rispetto alle più comuni che sfruttano un so- 
lo integrato "squadrature". Per accontentarli, oltre a presentare un'effi- 
ciente interfaccia, proponiamo anche due nuovi programmi. 



Leggendo il sottotitolo molti di voi penseranno che 
quest'interfaccia possa essere utile solo ai Ra- 
dioamatori, quindi chi non dispone di un ricetra- 
smettitore riterrà di non poterla mai utilizzare. 

Invece tutti potrete ricevere le immagini SSTV e i 
messaggi RTTY trasmessi dai Radioamatori oltre 
ai notiziari delle Agenzie Slampa e alle cartine Me- 
teo, usando sia il programma Hamcomm sia il JV- 
Fax, purché disponiate di un sensìbile ricevitore in 
SSB per onde corte, 



SCHEMA ELETTRICO 



Questa interfaccia (vedi schema in fig,2) è compo- 
sta da due stadi, il ricevente che utilizza gli opera- 
zionali siglati IC1/A4C1/B-IC2/A e il trasmittente 
che utilizza il solo operazionale IC2/B più il fet FT1. 

Il transistor TR1 presente nello schema serve per 
commutare in modo automatico il proprio ricetra- 
smettitore da ricezione a trasmissione e il se- 
condo transìstor TR2 per modulare in FSK il se- 
gnale quando sì passa in trasmissione. 




Chi userà questa interfaccia per ricevere, dovrà u- 
tilizzare soltanto la presa entrata BF lasciando 
scollegate le uscite PTT-BF-FSK. 

Il segnale da applicare sull'entrata BF può essere 
prelevato dalla presa cuffia del ricevitore o diret- 
tamente dai terminali dell'altoparlante. 

Questo segnale, passando attraverso il condensa- 
tore C1, entra nel piedino invertente 6 del primo 
operazionale IC1/A utilizzato in questo schema co- 
me amplificatore/limitatore. 

Se il segnale presente sulla presa Entrata BF ha 
un'ampiezza insufficiente, l'operazionale provve- 
de ad amplificarlo di 20 volte, mentre se il segnale 
ha un'ampiezza elevata l'operazionale provvede a 
limitarlo in modo da ottenere in uscita un segna- 
le che non superi i 5,5 volt picco/picco. 
Questo stadio provvede anche a tosare automati- 
camente tutti ì pìcchi dei disturbi spuri che supe- 
rano l'ampiezza del segnale BF. 

Dal piedino d'uscita 7 di IC1/A il segnale prosegue 



17 




ENTRATA 
B.F. 



USCITE 

PTT€> 




COINN 1 



USCITA 



©tov 



Fig.2 Schema elettrico, A destra, il GONN.1 della presa d'uscita seriale (vedi fig.12). 



ELENCO COMPONENTI LX.1336 



R1 = 


22.000 ohm 


R17 


b 12.000 ohm 


R2 = 


1 megaohm 


R18 


= 12.000 ohm 


R3 = 


1.200 ohm 


R19 


= 12.000 ohm 


R4 = 


12.000 ohm 


C1 = 


100.000 pF poliestere 


R5 = 


47.000 ohm 


C2 = 


150.000 pF poliestere 


R6 = 


27.000 ohm 


C3 = 


6.800 pF poliestere 


R7 = 


1 .000 ohm 


C4 = 


G.800 pF poliestere 


R8 = 


10,000 ohm 


C5 = 


100.000 pF poliestere 


R9 = 


330.000 ohm 


C6 = 


100.000 pF poliestere 


R10 


= 3.300 ohm 


C7 = 


39.000 pF poliestere 


R11 


s 10,000 ohm 


C8 - 


1 mF poliestere 


R12 


= 5.000 ohm trimmer 


C9 = 


100,000 pF poliestere 


R13 


= 10,000 ohm 


C10 


= 100.000 pF poliestere 


R14 


= 22.000 ohm 


C11 


= 100.000 pF poliestere 


R15 


= 22.000 ohm 


C12 


= 3.300 pF poliestere 


R16 


= 1-000 ohm 


C13 


= 6.300 pF poliestere 



C14 = 100.000 pF poliestere 
C15 = 100.000 pF poliestere 
C16 = 22 mF elettrolitico 
C17 = 22 mF elettrolitico 
RS1 = ponte raddr. 100 V. 1 A. 
DS1-DS4 = diodi tipo 1N.4150 
DZ1 = zener 2,7 V. 1/2 watt 
DZ2 s zener 2,7 V. 1/2 watt 
TR1 = NPN tipo BC.547 
TR2 = NPN tipo BC.547 
FT1 = fet tipo BF.245 
IC1 - integrato tipo LM.358 
IC2 = integrato tipo MC.4558 
CONN.1 = connettore 25 p. 



18 



verso il secondo operazionale siglato IC1/B, utiliz- 
zato come filtro passa/banda, per ripulire il se- 
gnale BF da eventuali segnali di disturbo. 

Dal piedino d'uscita 1 dì IC1/B il segnale raggiun- 
ge, tramite un secondo filtro composto da R7-R8- 
C7, l'ingresso non invertente 3 dell'ultimo opera- 
zionale IC2/A utilizzato come squadrature a trig- 
ger di Schmitt. 

Dal piedino d'uscita 1 di IC2/A fuoriusciranno dei 
segnali perfettamente squadrati che, applicati al 
piedino 6 del ConnJ f entreranno nel computer per 
essere convertiti in testo o in immagini. 

Come potete notare, in questo circuito utilizziamo 
due diversi integrati, un LM.358 per 1C1 ed un 
MC.4558 per IC2. 

Poiché entrambi presentano al proprio interno due 
operazionali e identiche sono anche le connessio- 
ni dei rispettivi zoccoli, molti potrebbero chiedersi 
perchè non abbiamo utilizzato due operazionali del- 
lo stesso tipo, cioè LM.358 o MC.4558 

Purtroppo esistono tra questi due integrati delle 
piccole differenze che non ci permettono dì usare 
I 1 MC.4558 come stadio d'ingresso e i'LM.358 co- 
me stadio d'uscita. 

Dopo diverse prove, sono stati scelti questi due in* 
tegrati anche per non superare come corrente di 
assorbimento ì 10 milliamper onde evitare di so- 
vraccaricare la presa seriale del computer, perchè, 
come potete notare, la tensione duale per alimen- 
tare tutta l'interfaccia viene prelevata dai piedini 4- 
20 del Conn.1. 

A titolo informativo desideriamo puntualizzare che 
l LM.358 assorbe una corrente inferiore a 1 mil- 
liamper e l'MC.4558 una corrente che non supera 
i 5 miliiamper, quindi non superando in entrambi ì 
casi come corrente massima i 6 mA abbiamo un 
buon margine di sicurezza. 

La tensione duale di alimentazione di circa 10+10 
volt viene prelevata dal ponte raddrizzatore RS1 
collegato ai terminali 4-20 del Conn.1. 

Da questi terminali non esce una tensione alter- 
nata, ma due tensioni continue di circa 12+12 volt 
che cambiano di polarità quando si passa dalla ri- 
cezione alla trasmissione. 

In ricezione o stand/by , sul terminale 4 del Conn.1 
risultano presenti 12 volt negativi rispetto alla 




Fig.3 Disponendo di una buona antenna 
non avrete difficoltà a ricevere QSL da ogni 
parte del mondo. La QSL di RZ3AZ di Mo- 
sca in OSO con l'Olanda PA3HCF. 



9H4CM Op. Chartie Gozo telano 



B1.04SW 




UOJLO IMA 

14! 




Fig.4 Una foto di 9H4CM che dall'isola di 
Malta sta facendo CQ SSTV sui 14.230 MHz. 
In presenza di QRM le foto captate appari- 
ranno disturbate da righe di rumore. 



EA7AFC - AHDRES 



S l' A I H 



HUELVA 

EA7AHG 




OP.'ANDHES 



Fig.5 La foto di EA7ARG - Spagna, che ab- 
biamo captato con questa interfaccia. Di 
primo mattino e di notte si riescono a rice- 
vere QSL dalie Americhe e dall'Asia. 



19 



massa e sul terminale 20 risultano presenti 12 voli 
positivi sempre rispetto alla massa, 

In trasmissione, sul terminale 4 risultano presen- 
ti 12 volt positivi rispetto alfa massa e sul termi- 
nale 20 risultano presenti 12 volt negativi sempre 
rispetto alla massa. 

In pratica, la polarità di queste tensioni s'inveite 
passando dalla ricezione alla trasmissione, quin- 
di il ponte RS1 serve solo per far giungere sui due 
condensatori elettrolitici C16-G17 la giusta polarità, 
indipendentemente dalla tensione positiva o nega- 
tiva presente sui terminali 4-20 del Conn.1. 

Passando in trasmissione il segnale viene prele- 
vato dal computer tramite il piedino 2 del Conn.1 
e viene applicato sul piedino non invertente 5 di 
IC2/B utilizzato come filtro passa/basso con un ta- 
glio di frequenza di 1.500 Hz circa. 

f segnali ad onda quadra prelevati dal piedino d'u- 
scita di IC2/B, vengono applicati sul Gate del fet 
FT1 che provvede a renderli quasi sinusoidafi per 
evitare che, modulando il segnale RF con delle on- 
de quadre, sì ottenga una infinità di armoniche 
spurie per nulla salutari agli stadi amplificatori fi- 
nali del rìcetrasmettitore. 

Dal cursore del trimmer R12 il segnale viene tra- 
sferito con un cavetto schermato sulla presa mi- 
crofono del rìcetrasmettitore. 

Quando, tramite programma, si passa da RX (ri- 
cezione) a TX (trasmissione), la tensione positiva 
presente sul piedino 4 del Conn.1 polarizza la Ba- 
se del transistor TR1 che, portandosi in conduzio- 
ne, cortocircuita a massa il piedino PTT; in que- 
ste condizioni il relè presente all'interno del rìce- 
trasmettitore si eccita passando automaticamente 
in trasmissione. 

Abbiamo inserito l'uscita FSK solo perchè in qual- 
che rìcetrasmettitore è presente una presa in- 
gresso FSK r che provvede a modulare il segnale 
RF con una nota a 2.100 Hz per il Mark ed una no- 
ta a 1.300 Hz per lo Space. 

Anche chi dispone di questo ingresso FSK prefe- 
risce quasi sempre entrare con il segnale diretta- 
mente nel rìcetrasmettitore tramite la presa mi- 
crofono e prelevarlo dalla presa uscita BF, 





LIZZAZIONE PRATICA 



Osservando lo schema pratico di fig.6 appare su- 
bito evidente che il montaggio di questo circuito è 
estremamente semplice. 



Una volta in possesso del circuito stampato 
LX.1336, vi consigliamo di montare innanzitutto il 
connettore femmina per il collegamento con it 
computer, poi d'inserire i due zoccoli per gfi inte- 
grati IC1-IC2 saldandone tutti i piedini sulle piste 
del circuito stampato. 

Proseguendo nel montaggio, saldate tutte le resi- 
stenze il trimmer R12 e i diodi. 
I diodi al silicio, siglati DS1-DS2-DS3-DS4 T devo- 
no essere inseriti nel circuito stampato orientando 
il lato del loro corpo contrassegnato da una fascia 
nera come evidenziato nel disegno di fìg.6. 

Anche i diodi zener, siglati DZ1-DZ2, che presen- 
tano un 2,7 stampigliato sul corpo, devono essere 
montati avendo l'accortezza d'orientare la fascia 
bianca che li contraddistingue una verso l'altra, co- 
me appare evidente nel disegno pratico. 
Facciamo presente che in quest'ultimo caso, ab- 
biamo volutamente raffigurato i diodi zener con il 
corpo nero ed una fascia bianca, anziché nera, 
per poterli distinguere dai normali diodi al silicio. 

A questo punto potete inserire tutti i condensatori 
poliestere, poi i due elettrolitici C16-C17 rispet- 
tando la polarità +/- dei loro due terminali, 

Vicino al trimmer R12 dovete inserire il fet FT1 si- 
glato BF.245/B rivolgendo la parte piatta del suo 
corpo verso sinistra; in basso a destra dovete in- 
vece saldare i due transistor TR1-TR2 siglati 
BC.547, rivolgendo la parte piatta del loro corpo 
verso il basso. 

Infine, montate il ponte raddrizzatore RS1 posizio- 
nando il terminale positivo in basso a sinistra, in- 
serite l'integrato LM.358 nello zoccolo contrasse- 
gnato dalla sigla IC1 e l'integrato siglato MC.4558 
o LS.4558 nello zoccolo indicato IC2 t rivolgendo 
verso il basso le tacche di riferimento a U presen- 
ti sul loro corpo. 




MONTAGGIO nel MOBILE 



Lo stampato va fissato all'interno del mobile pla- 
stico con quattro viti autof nettanti, applicando sulla 
sinistra del pannello frontale la presa entrata BF t 
poi la presa Jack femmina e sulla destra la presa 
uscita FSK. 

Con dei corti spezzoni di cavetto schermato do- 
vete col legare queste tre prese ai terminali del cir- 
cuito stampato, facendo in modo di non invertire il 
filo centrale con la calza metallica. 
Per collegare queste tre prese al rìcetrasmettito- 
re o al ricevitore potete sempre utilizzare del ca- 



20 



CONN . 1 1 FEMMINA I 




Q f» 8 è. 



R3 

Aia 






D— BB— G 

BF 245 B 




LM 358 MC 4558 



BC547 



Fig.7 Connessioni degli integrati viste da 
sopra e del BF.245-BC547 viste da sotto. 




ENTRATA BJF, 



USCITA fl.f. PTT 



USOTAfSK 



OsiU- 









Fig.6 Schema pratico di montaggio della in- 
terfaccia LX.1336. Quando collegate i due 
fili alla jack d'uscita BF-PTTfate attenzione 
a non invertirli (vedi fig,11). 



Fig.8 Foto della scheda completata. La pre- 
sa d'uscita femmina CONN.1 va collegata 
alla presa del computer con un normale ca- 
vo di tipo seriale. 



USCITA 
PttONE 



me 



Qf 



•à^&ì t ? U6C.CC. 



-raJ 



Ihlarii 



m., . pi- . ■ d 



© o o 



:_^_~j 



<*0 

■*■ "■'■ -^ iti 



tzt 



rr 



ENTRATA 



Fig,9 Chi dispone di un Ricevitore per le gamme decametriche in SSB potrà solo riceve- 
re le immagini SSTV e i messaggi in RTTY. In questo caso si dovrà prelevare il segnale 
BF dalla presa Cuffia o ai capi deir Altoparlante ed applicarlo sulla presa Entrata BF. 



RTX 



USCITA 
PHONE 



- f^i - m 



m.r . wrr f im 



ENTRATA 
BF 



ENTRATA MIKE 



USCITABF +PTT 



Flg.10 Chi dispone di un Ricetrasmettifore, quindi oltre a ricevere vorrà anche trasmette- 
re segnali SSTV e RTTY, dovrà utilizzare anche le due uscite BF-PTT presenti in questa 
interfaccia inserendole nell'ingresso Mike in sostituzione del microfono. 




Massa 



Fìg.1 1 Ecco come dovrete collegare i fili BF-PTT Massa 
alla presa jack maschio da inserire nel connettore fem- 
mina dell'interfaccia. I tre fili del cavo andranno poi col- 
legati alla presa BF-PTT del ricetra smettilo re. 



CTS -5 



■■■ 

3 - RXD 

■■i 
1-GND 




3-TXD 



2 -RXD 
1 DCD 



RI -22 




RING -9 
CTS - a 



Fig.12 Se la presa ingresso seriale del vostro computer ha 25 poli dovrete procurarvi un 
cavo seriale provvisto di un connettore maschio/femmina a 25 poli. Se invece ha una pre- 
sa a 9 poli dovrete procurarvi un cavo seriale provvisto di un connettore maschio a 25 
poli e un connettore femmina a 9 poli. Nel disegno indichiamo dove dovranno entrare i 
segnali GND-DSR-RTS-TXD-DTR sia nel connettore seriale a 25 poli che in quello a 9 poli. 



vetto schermato. Poiché non sappiamo quale 
connettore microfono è presente nel vostro tra- 
smettitore, specifichiamo quanto segue: 

BF è il filo del segnale microtono, 
PTT è il filo del pulsante microfono che, se pre- 
muto, andrà a commutare il ricetrasmettitore in TX. 

Chi utilizza un ricevitore e non un ricetrasmettito- 
re, non deve preoccuparsi delle connessioni usci- 
ta BF-PTT, perchè dovrà solo prelevare dalla pre- 
sa cuffia o dai terminali deiraltoparlante il segnale 
BF ed applicarlo sulla presa Entrata BF posta sul- 
la sinistra del pannello frontale (vedi fig,9). 

Il connettore femmina a 25 poli posto sul retro 
dell 1 interfaccia, deve essere collegato alla presa 
seriale COMI o COM2 posta sul retro del compu- 
ter tramite un cavo seriale provvisto di un connet- 
tore femmina e di un connettore maschio. 




CONSIGLI per i RADIOAMATORI 



Per collaudare quest'interfaccia abbiamo conse- 
gnato i primi esemplari del circuito, realizzati per le 
nostre prove tecniche, a diversi OM dì nostra co* 

noscenza. 

Tutti ne sono rimasti entusiasti, ad eccezione dì li- 
no che affermava che r interfaccia che gli avevamo 
consegnato funzionava in modo perfetto in rice- 
zione, ma non altrettanto in trasmissione. 

Poiché la sua interfaccia era perfettamente identi- 
ca a quella consegnata agli altri Radioamatori, sia- 



mo andati nel suo QTH e qui abbiamo scoperto che 
il difetto era generato esclusivamente dall'antenna 
utilizzata la quale presentava un elevato ROS (on- 
de stazionarie). 

Adattata la sua impedenza con i 52 ohm d'uscita 
del ricetrasmettitore, l'interfaccia ha iniziato a fun- 
zionare regolarmente anche in trasmissione. 

Quindi se qualche Radioamatore riscontrasse lo 
stesso inconveniente, dovrebbe verificare se nel 
proprio apparato di trasmissione sono presenti mol- 
te onde stazionarie e nel caso non riuscisse ad e- 
limìnarle, per evitare che queste entrino nelllnter* 
faccia, dovrebbe schermarla applicando all'interno 
del mobile due ritagli di alluminio, uno sopra ed u- 
no sotto il circuito stampato, tenendoli a circa 1 cm 
di distanza da quest'ultimo. 
Questi due schermi andranno quindi collegati, per 
mezzo dì spezzoni di filo, alla massa del circuito 
stampato o ad una presa di terra. 



COSTO DI REALIZZAZIONE 



Tutti i componenti necessari per realizzare quest'in- 
terfaccia siglata LX.1336 (vedi fig,6), compresi cir- 
cuito stampato, zoccoli, integrati, transistor, fet, un 
mobile MTIC0701 con pannello posteriore già fo- 
rato ed una spina jack maschio (vedi fig.11) 
„. ,.„,.. ™.„.™...„.,...,.....™. L42.00Q 

Costo del solo stampato LX.1336 L, 9.000 

Ai prezzi riportati, già comprensivi di IVA, andranno 
aggiunte le sole spese di spedizione a domicilio. 




23 



In commercio esistono microswitch di tipo mec- 
canico, di tipo magnetico, di tipo ottico a luce vi- 
sibile o a raggi infrarossi. 

I microswitches meccanici sono i più comuni e, 
come appare ben evidenziato in fig.1, sono prov- 
visti di una leva che l'oggetto deve necessaria- 
mente toccare perchè si apra o sì chiuda il suo con- 
tatto interno in modo da attivare un servorelè o un 
altro automatismo della macchina. 
Questo semplice microswitch non può essere in- 
stallato in macchine molto veloci e poiché è sog- 
getto a usura deve essere sostituito spesso. 

I microswitches magnetici sono molto veloci, ma 
presentano lo svantaggio di rilevare sofo oggetti 
metallici, quindi non sì possono usare per segna- 





I microswitches sono degli interruttori elettronici che, installati in pun- 
ti strategici, si commutano automaticamente quando a breve distanza 
passa una persona o un qualsiasi oggetto non importa se di cartone, 
ferro, legno, vetro, plastica, ecc. Il microswitch che vi presentiamo può 
essere usato anche come interruttore o rivelatore di prossimità. 



lare il passaggio di un oggetto di cartone oppure di 
plastica. 

I microswitches ottici, a differenza di quelli ma- 
gnetici, presentano il vantaggio di rilevare qual- 
siasi oggetto anche se non metallico; possono per- 
tanto segnalare oggetti di legno, di plastica, eca, 
ma presentano lo svantaggio di richiedere dal lato 
opposto del sensore una piccola lampada il cui fa- 
scio viene interrotto dal passaggio dell'oggetto, 

I microswitches a raggi infrarossi presentano il 
vantaggio di rilevare oggetti metallici di legno, di 
plastica, ecc., senza richiedere dal lato opposto 
nessuna lampada: captano infatti per vìa riflessa 
il raggio infrarosso emesso da un diodo emitten- 
te. La sensibilità di questi microswitches è così e- 
levata da essere in grado di segnalare oggetti che 
passano ad una distanza anche di 50 cm. 

Questi microswitches a raggi infrarossi posso- 
no essere utilizzati anche come interruttori dì pros- 
simità, perchè rilevano il passaggio di una perso- 
na ad una distanza non superiore a 50 cm; pos- 




Fig.t Tutti i microswitches meccanici sono 
provvisti di una leva che l'oggetto deve ne- 
cessariamente toccare perchè si apra o si 
chiuda il suo contatto interno. 



24 



sono quindi essere utilizzati anche come antifurto 
per controllare se qualcuno si avvicina oltre it con- 
sentito a una porta, o ad un oggetto di valore. 

A questo punto forse penserete che questi interrut- 
tori a raggi infrarossi possono servire solo alle In- 
dustrie per contare il passaggio su nastri trasporta- 
tori di scatole, bottìglie o altri oggetti, o per coman- 
dare macchine automatiche, oppure per far scatta- 
re raiiarrne nei Musei se qualche malintenzionato si 
avvicina troppo ad un quadro di valore, ma in realtà 
si rivelano molto utili anche in campo hobbistico. 

Infatti, poiché questi microswitches eccitano un 
relè oppure forniscono su un'apposita uscita un im- 
pulso positivo quando un oggetto passa davanti 
ai due diodi all'infrarosso, possono essere utilizza- 



applicazioni, ma, una volta compreso come fun- 
ziona questo circuito, ognuno dì voi potrà sfruttar- 
lo come meglio crede. 

Poiché difficilmente troverete degli schemi di mi- 
croswitches a riflessione di raggi infrarossi, ab- 
biamo pensato di progettarne uno e di presentarlo 
sulla rivista in modo che tutti possano rendersi con- 
to del suo principio di funzionamento. 



SCHEMA ELETTRICO 



Un microswitch a raggi infrarossi è composto da 
due stadi distinti, uno trasmittente DTX che emette 
degli impulsi a raggi infrarossi ed uno ricevente 
DRX che capta il raggio riflesso dall'oggetto che 
passa nelle sue immediate vicinanze, 





ti come contapezzi se collegati alle uscite Start e 
Stop del contaìmpulsi LX.1188 presentato nella ri- 
vista N.175/176. 

Applicando due microswitches sul bordo di una au- 
topista, ogniqualvolta passerà un'automobilina 
verrà inviato in uscita un impulso che, se applica- 
to sull'ingresso del kit 1X1188 completo della ba- 
se tempi LX.1189 (vedi sempre la rivista 
N.175/176) consentirà di misurare il tempo tra* 
scorso ad ogni giro, 

Chi ha un plastico per treni elettrici potrà colloca- 
re questo sensore in prossimità di un binario, op- 
pure anche sotto ad esso, e in questo modo quan- 
do passerà la locomotiva verrà azionato in modo 
automatico un passaggio a livello, attivato un se- 
maforo, ecc. 

Questo circuito può essere utilizzato anche per con- 
frollare il riempimento di una cisterna dì acqua o di 
cereali se applicato sulla sua sommità, regolando il 
potenziometro R22 sulla minima sensibilità in mo- 
do da rilevare una distanza di circa 5-6 cm. 

Infine può essere usato anche come interruttore dì 
prossimità per accendere delle lampade quando si 
scende in una cantina e per spegnerle quando si 
risale senza premere alcun interruttore. 



Iniziamo la descrizione dello schema elettrico ri- 
prodotto in fig.2 dallo stadio trasmittente compo- 
sto dall'integrato IC1 t che è un comune NE.555, 
Questo integrato viene utilizzato come oscillatore 
astabile e con i valori di R2-R3-C2 riportati nell'e- 
lenco componenti, dal suo piedino d'uscita 3 fuo- 
riusciranno sottili impulsi negativi con una fre- 
quenza di circa 10.000 Hz 
Questa frequenza viene applicata, tramite la resi- 
stenza R1 da 33 ohm, sul terminale Catodo del 
diodo trasmittente infrarosso siglato DTX. 

Questo diodo andrà in conduzione solo in presen- 
za degli impulsi negativi generati da IC1 della du- 
rata di 0,1 millisecondi, facendo assorbire al dio- 
do trasmittente una corrente di circa 200 mA. 
Anche se questa corrente potrà sembrarvi elevata, 
tenete presente che per una durata di 0,1 millise- 
condi questi diodi possono assorbire fino ad un 
massimo di 1 amper, quindi non si correrà mai il 
rìschio di danneggiarli. 

Dopo to stadio trasmittente, possiamo passare aifo sta- 
dio ricevente che risulta più complesso perchè ri- 
chiede due filtri, uno per eliminare i 50 Hz che il dio- 
do ricevente potrebbe captare dalla luce emessa da 
lampade a filamento o al neon tenute accese nella 
stanza ed un altro per lasciar passare la sola fre- 
quenza dei 10.000 Hz emessa dal diodo trasmittente. 



Potremo continuare ad elencare anche tante altre II raggio all'infrarosso modulato a 10.000 Hz rifles- 



25 



DTK 



DRX 




Fig.2 Schema elettrico de! microswitch a raggi infrarossi in grado di rilevare il passaggio 
di un qualsiasi oggetto o di una persona. Può essere usato anche come antifurto. 



so dall'oggetto, verrà trasferito dal diodo DRX sul 
piedino non invertente 5 del primo operazionale 
siglato IC2/A tramite C5 da 100 pF 
Questo operazionale viene utilizzato come stadio 
separatore con ingresso ad aita impedenza e con 
uscita a bassa impedenza. 

Poiché sul piedino d'uscita 7 di IC2/A oltre alla 
frequenza dei 10.000 Hz potrebbe risultare pre- 
sente anche la frequenza dei 50 Hz che, captata 
dalla luce emessa da una qualsiasi lampadina a- 
limentata con la tensione di rete potrebbe pregiu- 
dicare il funzionamento del microswitch, per eli- 
minarla è necessario utilizzare il filtro notch com- 
posto dall'operazionale IC2/B, dai condensatori 
siglati C6-C7-C8-C9-C10 e dalle resistenze R6- 
R7-R8-R9-R10. 

Per rendere il circuito maggiormente affidabile, è 
necessario lasciare passare verso l'uscita la sola 
frequenza di 10.000 Hz e a questo provvede il fil- 
tro passa banda realizzato con i due operaziona- 
li siglati 1C2/C-IC2/D, 



Sul piedino di uscita di IC2/D sarà presente la 
la frequenza di 10.000 Hz, la cui ampiezza varìerà 
in funzione della distanza dell'oggetto che passerà 
davanti ai due diodi DTX-DRX. 

Questo segnale verrà applicato sul piedino inver- 
tente 2 dell'operazionale IC3/A che provvedere ad 
amplificarlo di 10 volte. 



Quando di fronte ai diodi DTX-DRX non è presente 
nessun oggetto riflettente, dal piedino d'uscita 1 di 
IC3/A fuoriuscirà un segnale sinusoidale che rag- 
giungerà un'ampiezza di circa 0,5 volt picco/picco. 

Quando vicino ai due diodi passerà un oggetto» 
l'ampiezza del segnale sinusoidale raggiungerà un 
valore di Circa 9 volt picco/picco. 

Se l'oggetto passerà ad una distanza di circa 40- 
50 cm, l'ampiezza del segnale si aggirerà intorno 
ai 3-4 volt picco/picco, 

La tensione di 0,5 volt picco/picco che rilevere- 
mo in assenza di oggetti è prodotta dalla vicinan- 
za del dìodo ricevente al trasmittente. 

Per ridurre questa tensione residua si potrebbero 
separare i due diodi con uno schermo metallico. 

Come potrete notare, se l'oggetto, non importa se 
di metallo, legno, cartone o plastica, è di colore ne- 
ro opaco, la sensibilità risulterà minore rispetto ad 
un oggetto di colore bianco lucido. 

Il segnale sinusoidale presente sul piedino d'usci- 
ta dell'operazionale IC3/A verrà trasferito, tramite 
il condensatore C15 e la resistenza R23 f sull'ope- 
razionale IC3/B utilizzato come stadio raddrizza- 
tore ideale. 

Sul condensatore C18 sarà disponibile una tensio- 



26 




USCITA 




R1 = 33 ohm 

R2 = 12.000 ohm 

R3 = 1 .000 ohm 

R4 = 1 megaohm 

R5 = 1 megaohm 

R6 ■ 33.000 ohm 

R7 = 18.000 ohm 

R8 = 33-000 ohm 

R9 = 63.000 ohm 

R10 = 18.000 ohm 

R11 = 390.000 ohm 

R12 = 470 ohm 

Ria = 150 ohm 

R14 ■ 300.000 ohm 

R15 = 470.000 ohm 

R16- 39.000 ohm 

R17 = 150.000 ohm 

R18 = 120.000 ohm 

R19 = 10.000 ohm 

R20 = 1 00.000 ohm 

R21 = 3.300 ohm 

R22 = 10.000 ohm trimmer 

R23 = 18.000 ohm 

R24 s 330.000 ohm 

R25 = 1.000 ohm 



R27 

R28 

R29 

R30 

R31 

R32 

R33 

R34 

C1 = 

C2 = 

C3 = 

C4 = 

C5 = 

C6 = 

C7 = 

C8 = 

C9 = 

C10 

C11 

C12 

C13 

C14 

C15 

C16 




= 10.000 ohm 
■ 1 00.000 ohm 
= 470.000 ohm 
= 10.000 ohm 
= 10.000 ohm 

- 10.000 ohm 
= 4.700 ohm 
= 10.000 ohm 

- 2.200 ohm 
10.000 pF poliestere 
10.000 pF poliestere 
100.000 pF poliestere 
100 mF elettr. 
100 pF ceramico 
47.000 pF poliestere 
47.000 pF poliestere 
100.000 pF poliestere 
47.000 pF poliestere 

= 47.000 pF poliestere 
= 1.000 pF poliestere 
= 1.000 pF poliestere 
= 100.000 pF poliestere 
= 330 pF ceramico 
= 100.000 pF poliestere 
= 100.000 pF poliestere 



C17 = 10 mF elettr. 
CI 8 = 1 mF poliestere 
C19 = 100.000 pF poliestere 
C20 = 100 mF elettr. 
C21 = 1 mF poliestere 
C22 = 100.000 pF poliestere 
C23 = 220.000 pF poi. 250 volt 
OS1 = diodo silicio tipo 1N.4148 
DS2 = diodo Silìcio tipo IN. 4 148 
DS3 = diodo silicio tipo 1N.4148 
DS4 = diodo siMcio tipo 1N.4148 
DS5 = diodo silicio tipo 1N.4007 
DL1 ~ diodo led 
DTX = diodo trasm. infr. LD.271 
DRX = diodo rie. infr. BPW.41 
TRI = NPN tipo BC.337 
J1 = ponticello 
RELÈ 1 = relè 12 volt 1 se. 
IC1 = integrato tipo NE.555 
IC2 = integrato tipo TL.084 
IC3 = integrato tipo TL.082 
IC4 = integrato tipo LM.358 
IC5 = integrato C/Mos tipo 4013 







NE 555 




TL082-LM358 




TL084 




4013 



Fig.3 Connessioni degli integrati viste da sopra con la loro tacca a U rivolta a sinistra. 



27 




Fig-4 Ecco come si presenta questo microswitch a montaggio ultimato. Le 
foto che riportiamo sono relative ai 10 primi esemplari realizzati per il col- 
laudo, quindi sul circuito stampato non appare ancora il disegno serigrafi- 
co dei componenti e nemmeno la vernice protettiva antiossidante. 




Fìg.5 II circuito va fissato dentro 
un piccolo mobile plastico sprov- 
visto di pannello frontale per po- 
ter far uscire e rientrare il raggio 
riflesso all'infrarosso, ti diodo 
trasmittente DTX e quello rice- 
vente DRX possono essere colle- 
gati anche ad una distanza non 
superiore a 1 metro dal circuito 
stampato, utilizzando due spez- 
zoni di sottile cavo coassiale tipo 
RG.174 come visibile in fig.10. 



28 



ne continua pari al valore del segnale alternato 
applicato sul suo ingresso. 

Questa tensione continua viene applicata sul pre- 
dino non invertente 3 dell'operazionale IC4/A, il 
cui opposto piedino invertente 2 risulta collegato 
al cursore del trimmer R22. 
Questo trimmer permette di regolare la sensibilità 
del mìcroswitch, infatti ruotando i! suo cursore ver* 
so l'ingresso non Invertente di IC4/A otterremo la 
massima sensibilità, mentre ruotandolo verso R22 
otterremo la minima sensibilità. 

Come avrete già intuito, l'operazionale IC4/A è un 
comparatore dt soglia e per chi ancora non sa- 
pesse come funziona questo circuito cercheremo 
qui dì spiegarlo in modo estremamente semplice. 

Ammesso di ruotare ìl cursore del trimmer R22 in 
modo da applicare sul piedino invertente 2 di 
IC4/A una tensione positiva di 4,5 volt, otterremo 
queste due sole condizioni: 



- fino a quando sull'opposto piedino non invertente 
2 la tensione rimane inferiore a 4,5 volt, sul piedi- 
no d'uscita 1 di IC4/A sarà presente una tensione 
di volt; 

- quando la tensione sul condensatore C18 supe- 
ra di pochi millivolt la tensione di riferimento di 
4,5 volt, sul piedino d'uscita 1 sarà presente una 
tensione positiva pari ai volt dì alimentazione. 

Avrete così intuito che, ruotando da una estremità 
all'altra if cursore del trimmer R22, è possibile re- 
golare la sensibilità del mfcroswitch. 

Ruotando it cursore di questo trimmer in modo da 
applicare sul piedino invertente 2 una tensione po- 
sitiva di 1 volt, sull'uscita del comparatore sarà 
presente una tensione positiva di 9 volt solo quan- 
do la tensione raddrizzata da IC3/B caricherà il con- 
densatore C18 con una tensione positiva legger- 
mente superiore a 1 volt. 



DRX 



c*i!iNa O 








■K**^ o-mm -m c -«[(» f 



RIA 



O 






H9 




Rl6 R17 R13 

li*** 



999 



Hit 



Ri& ru èfm 



M B M C 

USCITE 
IMPULSI 



IT TT 

USCITA 
RELÈ' 



Fig.6 Schema pratico di montaggio del microswitch a raggi infrarossi. Se lo spinotto 
di cortocircuito J1 è collocato su B-A, il relè si ecciterà quando l'oggetto passera vi- 
cino ai sensori e si disecciterà una volta passato. Se collocato su C-A il relè si ecci- 
terà al passaggio dell'oggetto e rimarrà eccitato fino a quando non ripasserà. Le u- 
scite M-B e M-C possono essere utilizzate per misurare dei tempi previo collegamen- 
to con I ingresso di un contaimpulsì o contatempo come visìbile nelle figg. 7-3. 



29 















Fig.7 Collegando le uscite M-B 
all'ingresso di un contaimpulsi, 
come ad esempio TLX.1188 pre- 
sentato nella rivista N. 175/1 76, 
potrete contare il numero degli 
oggetti che passano davanti al 
sensore all'infrarosso, 




CONTAIMPULSI 



CONTATEMPO 



CTMT 







Fig.S Applicando due microswitches ai bordi di un'autopista, potrete misurare il tempo, 
in centesimi e millesimi di secondo, trascorso per percorrere mezzo giro o un giro com- 
pleto. Le uscite M-B di un sensore vanno collegate all'ingresso Start del contatempo 
LX.1188 e le uscite M-B del secondo sensore all'ingresso Stop deirLX.1188. 
Per usare il kit LX.1188 come contatempo, è necessario che al suo interno sia presente 
una Base tempi quarzata (LX.1189) come spiegato nella rivista N. 175/1 76. 



# 





BC337 



DIODO 
LEO 




Fig.9 Di iato le connessioni del transi- 
stor BC.337 viste da sotto, cioè dal lato 
in cui i tre terminali fuoriescono dal cor- 
po. Vi ricordiamo che il terminale più 
lungo A del diodo led DL1 è l'Anodo e il 
più corto è il Catodo (K). 



30 



Ruotando il cursore in modo da applicare sul piedino 
invertente 2 una tensione positiva di 8 volt, sull'u- 
scita del comparatore sarà presente una tensione 
positiva di 9 volt solo quando la tensione raddrizza- 
ta da IC3/B caricherà il condensatore C18 con una 
tensione positiva leggermente superiore a 8 volt. 

La tensione positiva presente sull'uscita di IC4/A 
giunge direttamente sulla presa d'uscita B (da que- 
sta uscita potremo prelevare gli impulsi da colle- 
gare ad un contatempo esterno, come ad esempio 
il kit LX.1188) e contemporaneamente sul piedino 
11 dell'integrato ICS, 

Se lo spinotto di cortocircuito viene posto sul con- 
nettore J1 nella posizione A-C, il relè si ecciterà non 
appena avvicineremo una mano al sensore e rimarrà 
eccitato anche quando la allontaneremo da esso. 
Per diseccitarlo dovremo avvicinare per una se- 
conda volta la mano al sensore, 

Se lo spinotto di cortocircuito viene posto su! con- 
nettore J1 nella posizione A-B, il relè si ecciterà 
quando avvicineremo una mano, ma non appena 
la allontaneremo il relè si disecciterà. 

Il transistor TR1 presente nel circuito serve per pi- 
lotare il relè quando sulla sua Base giunge la ne- 
cessaria tensione positiva di polarizzazione. 

Il diodo led DL1 collocato in parallelo alla bobina 
del relè indicherà, accendendosi, quando il relè ri- 
sulta eccitato. 

Per completare la descrizione del circuito precisia- 
mo che l'operazionale siglato IC4/B viene utilizza- 
to per ottenere sulla sua uscita una tensione di 6 
volt circa, che ci servirà per alimentare i piedini 
non invertenti degli operazionali siglati IC2/A- 
IC2/B-IC2/C-IC2/D-IC3/A come è possibile vedere 
nello schema elettrico di fig.2. 

Per alimentare questo circuito è possibile utilizza- 
re una tensione stabilizzata che non risulti mino- 
re dì 9 volt o maggiore di 14 voft. 
L'assorbimento a relè diseccatalo è di circa 40 mA. 
mentre a relè eccitato sale ad un valore di circa 
100 mA, 



REALIZZAZIONE PRATICA 



Tutti i componenti necessari per realizzare questo 
microswitch a raggi infrarossi andranno montati 
sul circuito stampato a doppia faccia siglato 
LX.1338. 

Vt consigliamo dì iniziare il montaggio dagli zoccoli 
perchè, non avendo ancora la vista affaticata, evi- 
terete di commettere errori banali come quello di 




ora 



DRX 



* IATO 

SENSIBILE 



V 



A K 



K A 



Fig.10 Se collegherete i due diodi al circui- 
to stampato tramite due cavetti coassiali, 
dovrete saldare il terminale K del diodo tra- 
smittente DTX sul filo centrale e il termina- 
le A sulla calza di schermo. Per il diodo ri- 
cevente DRX, il terminale K va saldato sul- 
la calza di schermo, mentre il terminale A 
va saldato al filo centrale. 



dimenticare di saldare un piedino oppure di corto- 
circuitare due piedini assieme con qualche grossa 
goccia di stagno, 

Completata questa prima operazione, passate alla 
seconda che consiste nelTinserire nelle posizioni 
prestabilite tutte le resistenze, controllandone ov- 
viamente il relativo valore ohmico tramite il codice 
dei colori presente sui loro corpo. 
Dopo le resistenze, inserite tutti ì diodi al silicio 
con corpo in vetro siglati DS1-DS2-DS3-DS4, o- 
rientando il lato del loro corpo contornato da una 
fascia nera come appare evidenziato nello sche- 
ma pratico di fig.6. 

In prossimità del relè inserite il diodo al silicio DS5 
con corpo plastico, rivolgendone il lato del corpo con- 
tornato da una fascia bianca verso il diodo led DL1 . 

In seguito montate tutti i condensatori ceramici e 
poliestere, quindi gli elettrolitici rispettando la po- 
larità dei loro due terminali. 

Vicino a due diodi DS1-DS2 inserite il trimmer R22 
ed accanto alle resistenze R32-R33 il piccolo con- 
nettore maschio con tre terminali siglato J1 ed il 
transìstor TR1, rivolgendo verso destra la parte 
piatta del suo corpo. 



31 



Per completare il montaggio inserite il relè e le due 
morsettiere per l'ingresso della tensione di ali- 
mentazione e per l'uscita dei contatti del relè. 
Fissate quindi nel mobile il diodo led DL1 neces- 
sario per vedere quando il relè risulta eccitato. 
Collegate direttamente al circuito stampato i due 
diodi all'infrarosso DTX e DRX, oppure ad una di- 
stanza non superiore a 1 metro, utilizzando due 
cavetti schermati. 

Il diodo ricevente DRX siglato BPW.41 sì ricono- 
sce perchè di forma piatta. 
Dei due terminali che fuoriescono dal suo corpo, il 
terminale A risulta più lungo, mentre il terminale 
K risulta più corto (vedi fìg.10). 
Il diodo trasmittente DTX si riconosce facilmente 
perchè oltre ad avere la forma di un dìodo led ha 
il corpo scuro. 

Anche nel caso di questo diodo il terminale A ri- 
sulta più lungo del terminale K. 

Se collegherete questi due dìodi al arcuilo stam- 
pato con due cavetti schermati, dovrete collegare 
alla calza dì schermo il positivo della tensione di 
alimentazione e, all'opposta estremità, ì due dìodi 
come qui di seguito indicato: 

Diodo ricevente DRX 

terminale A sul filo centrale del cavetto 
terminale K sulla calza di schermo 

Diodo trasmittente DTX 

terminale K sul filo centrale del cavetto 
terminale A sulla calza di schermo 

Se invertirete uno solo dei due terminali il circuito 
non potrà mai funzionare, 

I due diodi vanno tenuti distanziati di circa 3 centi- 
metri e rivolti verso gli oggetti o persone di passaggio. 
Se volete evitare che il segnale a raggi infrarossi 
emesso dal diodo trasmittente possa essere indi- 
rettamente captato dal diodo ricevente, potrete fis- 
sarli entrambi all'interno di un corto tubo di plasti- 
ca o di metallo. 



Completato il montaggio inserite nei rispettivi zoc- 
coli tutti gli integrati, rivolgendo la tacca di riferi- 
mento a forma di U presente sul loro corpo verso 
destra (vedi fig.6). 




COLLAUDO del PROGETTO 



Completato il montaggio, per collaudare il proget- 
to sarà sufficiente ruotare il cursore del trìmmer R22 
a metà corsa e poi far passare davanti ai due dio- 
di un qualsiasi oggetto oppure una mano. 

Se avrete collocato lo spinotto di cortocircuito sui 
due terminali A-B del connettore J1 T il relè si ec- 
citerà al passaggio dell'oggetto e si dì secciterà 
subito dopo. 

Se avrete collocato lo spinotto di cortocircuito sui 
due terminali A-C del connettore J1 T il relè si ec- 
citerà al passaggio deiroggetto e rimarrà sempre 
eccitato. Per poterlo diseccitare dovrete far pas- 
sare nuovamente l'oggetto davanti ai due diodi, 

Se volete rilevare il passaggio di un oggetto ad u- 
na distanza di 30-40 cm, dovrete ruotare il curso- 
re del trimmer R22 alla sua massima sensibilità, 
tenendo comunque presente che gli oggetti dì co- 
lore scuro vengono rilevati a distanze minori ri- 
spetto agli oggetti di colore chiaro o a superficie 
riflettente. 



COSTO DI REALIZZAZIONE 




Tutti i componenti per realizzare il kit LX.1338 (ve- 
di fig.6) compresi circuito stampato, integrati, relè, 
diodi all'infrarosso, resistenze, condensatori, ecc., 
ESCLUSO il solo mobile L45.000 



Il mobile MTK07.01 



L. 8.000 



Costo del solo stampato LX.1338 L,1 1.000 

I prezzi riportati sono compresivi di IVA, ma non 
delle spese postali che verranno addebitate solo 
a chi richiederà il materiale in contrassegno. 



& 



elettronica site 

di Laura Azzini e Daniele Zoppella 



Via Bessarione, 14 
20139 Milano (Corvetto) 

TeIJFax 02/5392845 



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vasto assortimento kits e componenti elettronici 



32 





Dopo aver esaurientemente spiegato il funzionamento di transistor, fet e diodi SCR e Triac, fac- 
ciamo un passo avanti per parlare dì quei semiconduttori che lavorano esclusivamente con se- 
gnali digitali e che sono conosciuti con i nomi di porte logiche Nand - And - Nor - Or - Inverter. 

Senza questi semiconduttori oggi non avremmo i computer, le calcolatrici tascabili e tutte le nu- 
merose apparecchiature che lavorano solo con segnali digitali, ad esempio gli orologi a display, 
i frequenzimetri, i tester digitali e via dicendo. 

In questa Lezione apprenderete dunque cosa significa livello logico 1 e livello logico f impa- 
rerete a conoscere la tavola della verità delle porte logiche e, come sempre, potrete fare un po' 
di pratica con le porte digitali montando i semplici circuiti proposti a fine capitolo. 

Una volta appreso il funzionamento delle porte digitali non avrete difficoltà a seguire le succes- 
sive Lezioni, nelle quali affronteremo integrati digitali un po' più complessi, che vi permetteran- 
no di realizzare quello che non avreste mai pensato di riuscire a costruire dopo così poche Le- 
zioni, cioè un perfetto ed efficiente orologio digitale a display. 

Quello che più vi stupirà è che finalmente riuscirete a comprendere la funzione svolta da ogni sin- 
golo integrato in una qualsiasi apparecchiatura digitale. 



33 




SEGNALI ANALOGICI e DIGITALI 

Prima di iniziare a parlare degli integrati digitali è 
necessario chiarire fa differenza tra un segnale a- 
nalogico ed uno digitale, 

- 

SEGNALI ANALOGICI 

Sono definiti segnali analogici tutti i segnali la cui 
tensione varia in modo graduale, vale a dire II se- 
gnale partendo da un valore di tensione di volt 
raggiunge gradualmente il suo valore massimo e 
poi sempre gradualmente ridiscende a volt, co- 
me avviene per le onde di forma sinusoidale, 
triangolare o a dente di sega (vedi fìgg. 566-568), 

Ne consegue che la tensione alternata dei 220 volt 
ed anche tutti i segnali di Bassa Frequenza che sì 
prelevano dall'uscita di un microfono o di un am- 
plificatore sono segnali analogici. 



SEGNALI DIGITALI 



Sono definiti segnali digitali tutti i segnali ta cui ten- 
sione passa istantaneamente da un valore di 
volt ad un valore di tensione massimo e poi sem- 
pre istantaneamente ridiscende a volt, come av- 
viene per le onde di forma quadra (vedi fig.569). 

I due valori estremi di un segnale digitale, cioè 
volt e volt massimi, vengono definiti livelli logici 

(vedi fìg + 570). Per la precisione: 

Livello logico basso = tensione volt 
Livello logico alto = tensione max positiva 

Questi due livelli logici vengono indicati in molti 
testi con le lettere L ed H, iniziali delle parole in- 
glesi Low e Hight: 

Low livello logico basso = volt 

Hight livello logico alto = volt max positivo 

Al posto delle lettere L - H sì preferisce quasi sem- 
pre indicare i due livelli con i numeri 0-1. 

Livello logico = tensione volt 
Livello logico 1 = tensione max positiva 

Quando troviamo scritto che il terminale di un in- 
tegrato o di un transistor si trova a livello logico 
0, significa che lo dobbiamo considerare come se 
fosse cortocircuitato a massa, cioè sul negativo 

di alimentazione (vedi fig.570). 

Quando troviamo scritto che il terminale di un in- 
tegrato o di un transìstor si trova a livello logico 



V.rrnK -- - 



OVoll 




r \ I ijilll II I ll|j 
Tempo 



Fig.566 Le onde di forma sinusoidale che 
salgono verso il loro massimo e scendono 
verso il loro minimo in modo graduale so- 
no dei segnali di tipo analogico. 



V max 



OVdIi 




Tempo 



Fig.567 Anche le onde di forma triangolare 
sono definite segnali analogici perché rag- 
giungono il loro valore massimo e minimo 
in modo graduale. 



Vmax — 



(3 Volt 




Tompo 



Fig.568 Lo stesso dicasi anche per le for- 
me d'onda a dente di sega che salgono in 
modo graduale e scendono bruscamente 
verso il loro valore minimo di volt. 



V.majt — 



OVolt 




Tempo 



Fig,569 Solo le onde quadre che salgono 
bruscamente dal loro valore minimo al loro 
massimo e viceversa vengono definite dei 
segnali di tipo digitale. 



34 



VOLT di ALIMENTAZIONE 



VOLT di AUMENTAZIONE 



LIVELLO LOGICO 1 - H 



L LIVELLO LOGICO = L 




USCITA = 1 



T 



USCITA = 



Fig.570 II valore massimo positivo viene definito Livello logico 1 o H, il valore minimo di 
volt viene definito Livello logico o L. Per capire come l'uscita di una Porta digitale 
possa passare dal Livello logico 1 al Livello logico o viceversa, immaginate che al suo 
interno risulti presente un deviatore che si commuta sulla tensione 'positiva" per far fuo- 
riuscire un Livello logico 1 e a "massa" per far fuoriuscire un Livello logico 0. 



1 t significa che lo dobbiamo considerare come se 
fosse cortocircuitato verso la tensione positiva, 
In questo caso il livello logico 1 avrà un valore pa- 
ri ai volt di alimentazione. 
Perciò se un integrato digitale risulta alimentato 
con una tensione di 5 volt, il suo livello logico 1 
assume un valore dì 5 volt (vedi fig,571). 
Se l'integrato digitale risulta alimentato con una 
tensione dì 12 volt, il suo livello logico 1 assume 
un valore di 12 volt (vedi fìg.572), 

Pertanto i volt massimi del livello logico 1 han- 
no un valore pari a quello della tensione di ali* 
mentazione dell'integrato, 




LE PORTE LOGICHE 



I più semplici semiconduttori utilizzati per lavorare 
con i segnali digitali sono chiamati: 

porte logiche 

Per aiutarvi a capire meglio, potete paragonare 
queste porte a dei particolari commutatori in gra- 
do di fornire sul toro piedino d'uscita un livello lo- 
gico 1 oppure T che sì può modificare agendo sui 
piedini dingresso. 

Poiché esìstono 7 diverse porte che commutano 



©5 Veli 



sv. 
AL- 



LIVELLO LOGICO 1 = 5 Volt 

li m i | I l I ! I ■ M H M I < M I ' I I I 1 1 i U I T^" 



*r 



USCITA 
5 VOLT 



Fig.571 Poiché questo deviatore si commuta sulla tensione positiva di alimentazione, è 
ovvio che se la Porta risulta alimentata da una tensione positiva di 5 volt il Livello logico 
1 che otterremo sulla sua uscita raggiungerà un valore massimo di 5 VOLT- 



12 Volt 



12 V . :- 



DV- 



LIVELLO LOGICO 1=12 Volt 



— -#^"^^ 



IMMITI 



TTTTTTTT 



I I I IMPI I 




USCITA 
12 VOLT 



Fig.572 Se la Porta risulta alimentata con una tensione positiva di 12-15 volt, il Livello lo- 
gico 1 che otterremo sulla sua uscita raggiungerà un valore massimo di 12-15 VOLT. 
Pertanto il Livello logico 1 assume un valore pari ai volt di alimentazione. 



35 



questi segnali digitali in modo differente, per di 
stinguerle le une dalle altre sono state chiamate: 

INVERTER 

NANO 

AND 

NOR 

OR 

NOR esclusivo 

OR esclusivo 



La porta INVERTER 



■ 



SÌMBOLI elettrici delle PORTE 

Negli schemi elettrici ogni porta logica ha un suo 
simbolo grafico che permette di identificarla im- 
mediatamente dalle altre (vedi fig.573). 

Ciò che accomuna questi diversi simboli consiste 
nel fatto che i terminali posti a sinistra sono gli in- 
gressi ed il terminale posto a destra è l'uscita. 

A differenza delle altre, che hanno due terminali 
d'ingresso, Tunica porta ad avere un solo termi- 
nale d'ingresso è llnverter. 

Se guardate distrattamente i simboli riportati in 
fig.573 non noterete alcuna differenza tra i simbo- 
li And e Nand oppure tra i simboli Or e Nor. 

Ma se osserverete più attentamente il loro termi- 
nale d use ita, potrete notare che sui simboli Nand 
e Nor è presente un piccolo cerchietto che man- 
ca nei simboli delle porte And e Or (vedi fig.581). 

Lo stesso cerchietto è presente anche sul piedi- 
no d'uscita della porta Inverter 

Nella pagina a destra riportiamo la tàvola della ve- 
rità di tutte le porte logiche. Grazie a questa ta- 
vola potrete sapere quale livello logico si trova sul 
terminale d'uscita quando sugli ingressi si appli- 
cano dei livelli logici 1 o 0. 



Nella tavola della verità della porta In verter po- 
tete notare che quando sul piedino d'ingresso vie- 
ne applicato un livello logico (terminale corto- 
circuitato a massa), sul piedino d'uscita si ha un li- 
vello logico 1 (terminale cortocircuitato verso il po- 
sitivo di alimentazione). 

Quando sul piedino d'ingresso viene applicato un 
livelfo logico 1 , sul piedino d'uscita si ha un livello 
logico 0. 

Proprio perché sull'uscita di questa porta si trova 
un livello logico inverso a quello applicato sull'in- 
gresso, questa porta è chiamata Inverter. 

Per realizzare una porta Inverter molto elementa- 
re potete procurarvi un normale relè e coi legarlo 
come visìbile in fig.574. 

Spostando la leva del deviatore S1 verso il positi- 
vo di alimentazione (livello logico 1), iJ relè si ec- 
cita e di conseguenza la leva interna siglata S2 si 
posiziona sul contatto di massa. In questo caso sul 
terminale d'uscita ritroviamo volt, cioè un livello 
logico 0. 

Spostando la leva del deviatore S1 verso massa 
(livello logico 0), il relè si diseccita e di conse- 
guenza la leva interna siglata S2 si posiziona sul 
contatto collegato al positivo di alimentazione. 
In questo caso sul terminale d'uscita ritroviamo 
la massima tensione positiva, cioè un livello lo- 
gico 1. 



La porta NAND 



La porta NAND dispone dì due ingressi e dalla 
sua tavola della verità possiamo notare che sull'u- 
scita è presente un livello logico 0, cioè una ten- 
sione di volt, solamente quando su entrambi gii 
ingressi è presente un livello logico 1. 




INVERTER 



NAND 



AND 



NOR 



OR 



NOR ESCL 



OR ESCL 



-t> =0 £> £> T> 





Fig.573 Poiché esistono ben 7 tipi di Porte logiche che commutano le loro Uscite in mo- 
do diverso rispetto ai Livelli logici che si applicano sur loro ingressi, per poterle distin- 
guere le une dalle altre vengono disegnate graficamente come visibile in tigura. 



36 



TAVOLA della VERITÀ delle PORTE LOGICHE 



IN VERTER 




ENTRATA USCITA 








NANO 

ENTRATA USCITA 




NANO 




ENTRATE USCITA 















^Lfl 







H|^| 





AND 




ENTRATE USCITA 



1 ° 

1 ° 










■l'I 





NOR 




ENTRATE USCITA 










_ 

' a 















OR 




ENTRATE 


USCITA 














~ 1 












NOR ESCL 




ENTRATE USCITA 





o 







a 







OR ESCL 




ENTRATE USCITA 








o 


a 


l°l 










NOR 




ENTRATE 



USCITA 

















J» 


T 


































_ 








L 







OR 




ENTRATE 



USCITA 


































E I 













— 























NANO 




ENTRATE 



USCITA 















t 





























AND 





ENTRATE 



USCITA 





















37 



UV.LOG. 1 
LI V LOG 



INVERTER 
* © 



INVERTER 



f 



si 




LIV LOG 1 
UV.LOG. 



Si 



<*- 




IL 



rjwal 



,ii^ 



Fig.574 Collegando un refe come visibile in figura avremo realizzato una porta INVERTER 
Infatti applicando un livello logico 1 sul suo ingresso, il relè si eccita spegnendo la lam- 
pada ed applicando un livello logico il relè si diseccrta accendendo fa lampada. 



NAND 



NANO 





Fig.575 Collegando un relè come visibile in figura avremo realizzato una porta NAND. Gom 
mutando gli interruttori posti sui due diodi d ingresso otterremo in uscita gli stessi livel- 
li logici riportati nella Tavola della Verità del NAND. 



AND 




■* 









AND 

— t- 



DS1 





1 



^ 



1 



t sa 



DK? 




i|\S: 



Fig.576 Per ottenere una porta AND dovremo soio invertire i collegamenti interni del de- 
viatore S3 come visibile in figura. Quando il relè, tramite S1 - S2, viene eccitato la lam- 
pada posta sull'uscita si spegne, quando viene diseccitato la lampada si accende. 



NOR 




NOR 



<ffi£D 




Fig.577 Per realizzare una porta NOR con un relè, dovremo collegare i due diodi come vi- 
sibile in figura. Solo quando uno dei due diodi viene collegato al positivo di alimentazio- 
ne, il relè si eccita spegnendo la lampada (vedi Tavola della Verità), 



38 



Qualsiasi altra combinazione sugli ingressi deter- 
mina sull'uscita un livello logico 1, cioè la massi- 
ma tensione positiva. 

Per capire come funziona una porta Nand dob- 
biamo collegare un relè come visibile in fig.575, ed 
aggiungere due diodi al silicio (vedi DS1 - DS2). 

Spostando la leva del deviatore S1 verso il positi- 
vo dì alimentazione (livello logico 1) e la leva del 
deviatore S2 verso massa (livello logico 0) o vi- 
ceversa, il relè si eccita perché la tensione posi- 
tiva che passa attraverso la bobina del relè si sca- 
rica verso massa passando attraverso il diodo si- 
glato DS1 . 

A relè eccitato, la leva interna siglata S3 si posi- 
ziona sul contatto positivo di alimentazione quin- 
di sul terminaie d'uscita ritroviamo un livello logi- 
co 1 , cioè con una tensione positiva. 

Solo quando le leve dei deviatori S1 - S2 risultano 
entrambe spostate sul positivo di alimentazione 
(livelli logici 1 - 1), il relè non si può eccitare la- 
sciando la leva interna S3 posizionata sul termina- 
le di massa. In questo caso sull'uscita ritroviamo 
un livello logico 0. 

I due diodi DS1 - DS2 presenti nel circuito servono 
per evitare un cortocircuito quando si posiziona u- 
no dei due ingressi sul positivo e l'altro a massa. 

La porta AND 

Controllando la tavola della verità della porta AND 
possiamo notare che solamente quando su en- 
trambi gli ingressi è presente un livello logico 1, 
sulla sua uscita ritroviamo un livello logico 1 a cioè 
una tensione positiva. 

Qualsiasi altra combinazione sugli ingressi deter- 
mina sull'uscita un livello logico 0, cioè nessuna 
tensione. 

Come potete facilmente constatai a parità di li- 
velli logici in ingresso la porta And fornisce sul suo 
terminale d'uscita dei livelli logici opposti a quelli 
forniti dalla porta Nand. 

Per capire come funziona una porta And dobbia- 
mo collegare un relè come visibile in fig,576. 
Spostando la leva del deviatore S1 verso il positi- 
vo di alimentazione (livello logico 1) e la leva del 
deviatore S2 verso massa {livello logico 0) o vi- 
ceversa, il relè si eccita perché la tensione posi- 
tiva che passa attraverso la bobina del relè si sca- 
rica verso massa passando attraverso uno dei due 
diodi al silicio siglati DS1 - DS2, 




A relè eccitato la leva interna siglata S3 si posi- 
ziona sul contatto dì massa quindi sull'uscita ritro- 
viamo un livello logico 0, cioè nessuna tensione. 

Solo quando le leve dei deviatori S1 - S2 vengono 
entrambe spostate sul positivo di alimentazione 
(livelli logici 1 - 1} il relè non può eccitarsi, quin- 
di la leva interna S3 rimane posizionata sul termi- 
nale positivo e sull'uscita ritroviamo un livello lo- 
gico 1 , cioè una tensione positiva. 



La porta NOR 



Controllando la tavola delia verità della porla NOR 
possiamo notare che solamente quando su en- 
trambi gli ingressi è presente un livello logico 0, 
sull'uscita ritroviamo un livello logico 1. 
Qualsiasi altra combinazione sugli ingressi deter- 
mina sull'uscita un livello logico 0, cioè nessuna 
tensione. 

Per capire come funziona una porta Nor dobbia- 
mo collegare un relè come visibile in fig>577. 
Spostando la leva del deviatore S1 verso il positi- 
vo di alimentazione (livello logico 1) e la leva del 
deviatore S2 verso massa (livello logico 0) o vi- 
ceversa, il relè si eccita perché la tensione posi- 
tiva che passa attraverso uno dei due diodi rag- 
giunge la bobina del relè eccitandola. 

Anche se il dìodo opposto applicato sull'ingresso 
risulta cortocircuitato verso massa non toglie alla 
bobina del relè la tensione di eccitazione perché, 
essendo il suo catodo collegato verso il positivo, 
non può condurre, 

A relè eccitato, la leva interna siglata S3 si posi- 
ziona sul contatto di massa, quindi sull'uscita ritro- 
viamo un livello logico 0, cioè assenza di tensione. 

Quando ie leve dei deviatori S1 - S2 vengono en- 
trambe spostate verso massa (livelli logici 0-0) 
il relè non riesce ad eccitarsi, quindi la leva interna 
S3 rimane posizionata sul terminale positivo e 
sull'uscita ritroviamo un livello logico 1 r cioè una 
tensione positiva che fa accendere la lampadina. 



La porta OR 



Controllando la tavola della verità della porta OR 
possiamo notare che quando su entrambi gli in- 
gressi è presente un livello logico 0, sull'uscita ri- 
troviamo un livello logico 0. 
Qualsiasi altra combinazione sugli ingressi deter- 
mina sull'uscita un livello logico 1, cioè una ten- 
sione positiva. 




39 



OR 



OR 





<KD 



Fig.578 Per realizzare una porta OR dovremo solo collegare i contatti del deviatore inter- 
no S3 come visìbile in figura. E infatti in queste condizioni fa lampada si spegne quando 
il relè risulta diseccitato e si accende a relè eccitato. 



NQR ESCL 



NOR ESCL 





Fig.579 Per realizzare una porta NOR Esclusiva dovremo collegare » due diodi agli estre- 
mi della bobina di eccitazione come visibile in figura. Quando sui due ingressi vengono 
applicati due identici livelli logici 1-1 o 0-0, il relè non riesce ad eccitarsi. 






OR ESCL 



OR ESCL 





Fig.580 Per realizzare una porta OR Esclusiva dovremo solo collegare i contatti del de- 
viatore interno S3 come visibile in figura. E infatti in queste condizioni la lampada si spe- 
gne quando il relè risulta diseccitato e si accende a relè eccitato. 



Come potete facilmente constatare, a parità di li- 
velli logici in ingresso la porta Or fornisce sul suo 
terminale d'uscita dei livelli logici opposti a quelli 
forniti dalla porta Nor, 

Per capire come funziona una porta Or dobbiamo 
collegare un relè come visibile in fig.578. 
Spostando la leva dei deviatore S1 verso il positi- 
vo di alimentazione (livello logico 1) e la ieva dei 
deviatore S2 verso massa (livello logico 0) o vi- 



ceversa, il relè si eccita perché la tensione posi- 
tiva che passa attraverso DS1 raggiunge la bobi- 
na del relè eccitandola. 

Anche se il diodo DS2 risulta cortocircuitato verso 
massa, non toglie alla bobina del relè la tensione 
dì eccitazione, perché essendo il suo catodo col- 
legato verso il positivo, non può condurre, 
A relè eccitato, la leva interna siglata S3 si posi- 
ziona sul contatto positivo quindi sull'uscita ritro- 
viamo un livello logico 1. 



40 



Solo quando entrambe le leve dei deviatori 31 - S2 
vengono spostate verso massa (livello logici - 
0), il relè non riesce ad eccitarsi, quindi la leva in- 
terna S3 rimane posizionata sul terminale dì mas- 
sa e sull'uscita ritroviamo un livello logico 0, cioè 
assenza di tensione. 



La porla NOR esclusiva 

Controllando la tavola della verità della porta NOR 
esclusiva possiamo notare che quando sui due in- 
gressi sono presenti ì livelli logici 0-0, suirusci- 
ta è presente un livello logico 1 . La stessa con- 
dizione logica si ottiene anche quando sugli in- 
gressi sono presenti i livelli logici 1-1. 
Quando sugli ingressi ci sono livelli logici opposti» 
in uscita ritroviamo un livello logico t cioè nes- 
suna tensione. 

Per capire come funziona una porta Nor esclusi- 
va colleghiamo un relè come visibile in 1ìg.579. 

Spostando entrambe le leve dei deviatori S1 - S2 
verso il positivo di alimentazione, il relè non si ec- 
cita. In queste condizioni la leva interna siglata S3 
rimane collegata su! contatto positivo di alimenta- 
zione e la lampadina si accende. 

La stessa condizione si ottiene spostando entram- 
be le leve dei deviatori S1 - S2 verso massa. 

Solo se spostiamo la leva del deviatore SI verso il 
positivo e la leva del deviatore 32 verso massa o 
viceversa, il relè si eccita e, di conseguenza, la le* 
va interna S3 si posiziona sul terminale di massa 
togliendo tensione sul terminale d'uscita, dove tro- 
viamo un livello logico 0, cioè nessuna tensione. 



La porta OR esclusiva 



Controllando la tavola della verità della porta OR 
esclusiva possiamo notare che quando sui due in- 
gressi sono presenti ì livelli logici 0-0, sull'usci- 
ta è presente un livello logico 0, La stessa con- 
dizione logica si ottiene anche quando sugli in* 
gressi sono presenti i livelli logici 1—1. 
Quando sugli ingressi ci sono livelli logici opposti» 
in uscita ritroviamo un livello logico 1 , cioè la mas- 
sima tensione positiva. 

Per capire come funziona una porta Or esclusiva 

colleghtamo un relè come visibile in fig.580. 

Spostando entrambe le leve dei deviatori S1 - S2 
verso il positivo di alimentazione, il relè non si ec- 
cita. In queste condizioni la leva interna siglata S3 




rimane collegata sul contatto dì massa e quindi in 
uscita abbiamo un livello logico 0. 
La stessa condizione sì ottiene spostando entram- 
be le leve dei deviatori S1 - S2 verso massa. 

Solo se spostiamo la leva del deviatore S1 verso il 
positivo e la leva del deviatore S2 verso massa o 
viceversa, il relè sì eccita e, di conseguenza, la le- 
va interna S3 si posiziona sul positivo di alimen- 
tazione ed in uscita abbiamo un livello logico 1 . 







VARIANTI sui SIMBOLI ELETTRICI 



Come abbiamo già detto, le porle Nand - Nor si di- 
stinguono dalle porte And - Or per quel piccolo cer- 
chietto sul terminale d'uscita (vedi fig.581), 

Per distinguere ì simboli Or e Nor da quelli Or e- 
sclusivo e Nor esclusivo sull'ingresso di questi 
ultimi viene disegnata una specie di parentesi (ve- 
di fig.581). 

Oltre a questi segni particolari» a volte si può tro- 
vare vicino al terminale d'uscita un asterisco op- 
pure all'interno della porla un simbolo simile ad u- 
na doppia S, come visibile ìn fig.582. 

Poiché pochi sanno cosa significano questi due se- 
gni, riteniamo necessario dilungarci per spiegarlo. 

Quando vicino al terminate d'uscita della porta lo- 
gica troviamo un asterisco significa che questo ter- 
minale non è internamente collegato al positivo 
della tensione di alimentazione. 

In una porta Nand senza asterisco (vedi fig,583) 
il terminale positivo sul quale si collega la leva del 
deviatore S3, è internamente collegato alla tensio- 
ne di alimentazione. 

In una porta Nand con l'asterisco il terminale po- 
sitivo interno non risulta collegato al positivo, quin- 
di per ottenere in uscita un livello logico 1 dob- 
biamo necessariamente applicare all'esterno una 
resistenza, come visibile in fig.584. 

Quando il relè non risulta eccitato, la tensione po- 
sitiva presente ai capì di questa resistenza viene 
cortocircuitata a massa dalla leva S3, quindi in 
uscita ritroviamo un livello logico 0. 
Quando il relè risulta eccitato, la tensione positi- 
va di alimentazione passa attraverso la resisten- 
za, quindi in uscita ritroviamo un livello logico 1. 

Se all'interno del disegno grafico della porta logi- 
ca è presente una specie dì doppia S, significa che 
i suoi terminali d'ingresso risultano triggerati 



41 



NAND 



OR 



NOR 



OR EX 



NOR EX 









Fig,581 Per distinguere la porta NAND dalla porta AND, la porta NOR dalla porta OR e fa 
porta NOR Esclusiva dalla porta OR Esclusiva, viene riportato sul piedino d'uscita una 
piccola "o". Per distinguere le porte NOR e OR dalle porte NOR Esclusive ed OR Esclu- 
sive viene posto sui fato dell'ingresso il simbolo della parentesi ")". 



Con if termine triggerato si intende che la porta 
cambia il suo livello logico d'uscita solamente 
quando i livelli logici applicati sugli ingressi rag- 
giungono un determinato valore di soglia- 
Si usano gli ingressi trìggeratì in modo da rendere 
le porte insensibili ai disturbi che potrebbero risul- 
tare presenti sul segnale applicato agli ingressi. 

Per farvi capire la differenza tra una porta trigge- 
rata ed una porta normale consideriamo la porta 
più semplice, cioè linverter che dispone dì un so- 
lo ingresso, 

porta normale - dal disegno di fig,586 potete no- 
tare che il terminale d'ingresso può riconoscere 
come livello logico 1 qualsiasi tensione che su- 
pera i 0,5 volt e come livello logico la tensione 
che da 5 volt scende sotto ì 2,5 volt. 
Questi due valori sono riferiti ad una porta logica 
alimentata con una tensione di 5 volt. 
In fig.586 potete notare che le tensioni comprese 
tra 0,5 a 2,5 volt vengono definiti valori incerti, 
quindi l'integrato può riconoscerli come livelli lo- 
gici 1 f ma anche come livelli logici 0. 
Per non cadere dentro questa zona incerta, biso- 
gna sempre applicare sul suo ingresso una ten- 
sione minore di 0,5 volt per avere dei livelli logi- 
ci ed una tensione maggiore di 4 volt per ave- 
re dei livelli logici 1. 

Se queste condizioni sembrano molto semplici da 
ottenere in teorìa, in pratica sull'ingresso possono 
giungere degli impulsi spuri esterni causati, ad e- 
sempio, dai contatti di un interruttore, dalle spaz- 
zole di un motore elettrico o da un diodo Triac. Se 
questi impulsi superano i 0,5 volt verranno ricono- 
sciuti dalia porta logica come livelli logici 1. 



porta triggerata - a differenza del disegno di 
fig.586, nella fig.587 la tensione deve superare i 2 
volt perché l'ingresso della porta la riconosca co- 
me livello logico 1, quindi tutti i disturbi spuri che 
non riescono a superare questo valore vengono 
considerati come livelli logici 0. 

Le porte triggerate risultano pertanto molto meno 
sensibili agli impulsi spuri. 



PORTE con più INGRESSI 

Negli esempi finora riportati abbiamo sempre dìse* 
gnato le porte And - Or - Nand - Nor - Or esclu- 
sivi - Nor esclusivi con soli due ingressi, ma co-, 
me potete vedere in fig,594 esistono anche delle 
porte provviste di 3 - 4 - 5 ingressi. 
La tavola della verità di queste porte risulta iden- 
tica a quella delle porte con due terminali. 

Osservando ad esempio la tavola della verità del- 
la porta Nand con due ingressi, potete notare che 
in uscita ritroviamo un livello logico solo quan- 
do su entrambi gli ingressi sono presentì i livelli lo- 
gici 1-1. 

In qualsiasi altra condizione avremo sull'uscita un 
livello logico 1 p cioè una tensione positiva. 

Anche per ì Nand provvisti di più ingressi ritro- 
viamo in uscita un livello logico solamente quan- 
do tutti gli ingressi sono a livello logico 1. 

Se uno solo degli ingressi è a livello logico 0, sul- 
la sua uscita avremo sempre un livello logico 0, 
e questo possiamo rilevarlo controllando la sua ta- 
vola della verità. 



NANO 



NAND 





Fig.582 Se sull'uscita della Porta è riportato il sim- 
bolo deir'asterisco" significa che il suo piedino d'u- 
scita è internamente scollegato dal positivo di ali- 
mentazione (vedi fig.583). Se ali interno della porta c'è 
una doppia S significa che è triggerata. 



42 




porta INVERTER con 2 terminali 




Possiamo realizzare un inverter collegando insie- 
me le porte Nand - Nor oppure And - Or provvi- 
ste di due ingressi. 

Infatti controllando la tavola della verità della por- 
ta Nand possiamo notare che quando su entram- 
bi gli ingressi è presente un livello logico 0, sull'u- 
scita abbiamo un livello logico 1, mentre quando 
su entrambi gli ingressi è presente un livello logi- 
co 1, sull'uscita abbiamo un livello logico 0, Di 
conseguenza collegando insieme ì due ingressi ot- 
teniamo una porta inverter. 



UNA PORTA come INTERRUTTORE 



Una porta provvista di due ingressi è utile per ot- 
tenere dei semplici e veloci commutatori elettro- 
nici per segnati digitali. 

Se nel circuito di fig.590 applichiamo su un termi- 
nale d'ingresso una frequenza ad onda quadra e 
col leghiamo l'opposto terminale al positivo di ali- 
mentazione, cioè lo portiamo a livello logico 1, 
questa porta lascerà passare questa frequenza 
verso il terminale d'uscita senza problemi. 

Per capire perché avviene ciò basta guardare la ta- 
vola della verità della porta Nand, 
Quando Tonda quadra applicata su uno dei suoi 
piedini è a livello logico 1, poiché l'opposto piedi- 
no è a livello logico 1 in uscita ritroviamo: 

1-1 risultato 

Quando Tonda quadra si porta a livello logico P 

poiché l'opposto terminale è a livello logico 1 in 

uscita ritroviamo: 

1-0 risultato 1 

Se colleghiamo Topposto terminale a massa, vale 
dire a livello logico (vedi fig.591), il segnale ap- 
plicato sull'altro ingresso non passerà sulla sua u- 
scita perché avremo: 

* 
0-0 risultato 1 
0-1 risultato 1 

■ 

INTEGRATI DIGITALI 

Le porte digitali sì trovano sempre racchiuse den- 
tro un corpo plastico di forma rettangolare chiamato 
integrato {vedi fig.592) provvisto di 14 o 16 piedi- 
ni, al cui interno sono presenti 2-3-4-6 porte 
digitali. 

Per sapere che tipo di porte sono presenti alTin- 
terno di un integrato dobbiamo guardare la sigla 




NANO 



NAND 






O 



: osi 
■rth 



-HJ 



53 



0S2 



4- 



Fig.583 Se la Porta è senza asterisco, quan- 
do il relè si eccita il contatto interno si col- 
lega al positivo di alimentazione. In una Por- 
ta con asterisco, quando il relè si eccita sul 
piedino d'uscita non esce tensione perché 
internamente non risulta collegato al posi- 
tivo di alimentazione. 




Fìg.584 Per far accendere la lampadina 
quando il relè sì eccita dobbiamo col lega- 
re esternamente tra il piedino d'uscita e la 
tensione positiva di alimentazione una re- 
sistenza. La tensione positiva, passando at- 
traverso la resistenza esterna, farà accen- 
dere la lampadina. 




Fig.585 Quando il relè si diseccita, la leva 
del deviatore si posiziona sul contatto di 
massa cortocircuitando la tensione positi- 
va fornita dalla resistenza. In queste condi- 
zioni la lampadina non può accendersi per- 
ché sul piedino d'uscita ritroviamo un Li- 
vello logico 0. 



43 



'.'<; 




?.5V 




i-M LOG. 1 



->- 



wv. 



CONDIZIONE 
INCERTA 

WtOG 



Fig.586 Tutti f piedini d'ingresso di una nor- 
male Porta riconoscono un Livello fogrco 1 
quando la tensione supera i 2,5 volt ed un 
Livello logico quando scende sotto i 0,5 
volt. Tutti i valori di tensione intermedi so- 
no condizioni incerte. 



I 




->- 




UV LOG. 1 



- CONDIZIONE 

- INCERTA 

UV. LOG. 



Fig.587 Tutti i piedini d'ingresso di una Por- 
ta Triggerata riconoscono un Livello logico 
1 solo quando la tensione supera i 2 volt. 
Queste porte vengono perciò usate nei cir- 
cuiti in cui sono presenti molti disturbi spu- 
ri generati da relè, Triac ecc. 



"TU1 



HXj 



-jui-tMUl «; jui ->- fin. 



Fig.588 Quando subingresso di una porta Inverter applichiamo dei segnali che raggiun- 
gono dei livelli da 1 a 4 volt, vengono riconosciuti come Livelli logici 1. Se giungono dei 
disturbi che superano 1 volt f vengono ugualmente rilevati come Livello logico 1. 



sui-Mui "jui-r^jin »jfui-mui 

Fig.589 Una porta fnverter Triggerata riconosce come Livello logico 1 solo quei segnali 
che superano un livello di 2 volt, quindi se sugli ingressi giungono degli impulsi di di- 
sturbo che non superano una tensione di 2 volt, non vengono rilevati. 



JUUl 




JUUl 



Fig.590 Sull'uscita di una porla provvista di 
due ingressi ritroviamo lo stesso segnale 
digitale applicato su uno dei due ingressi 
solo se l'ingresso opposto è collegato al 
positivo di alimentazione. Vedi per la con- 
ferma la Tavola della verità. 



JUUl 



i J T~° 



Fig.591 Se colleghiamo a massa l'opposto 
piedino (Livello logico 0) f qualsiasi segna- 
le che applicheremo sull'opposto ingresso 
non raggiungerà mai I uscita, quindi pos- 
siamo utilizzare una porta logica anche co- 
me commutatore elettronico. 



44 





Fig.592 Le porte digitali sono sempre rac- 
chiuse dentro un integrato provvisto di 14 
o di 16 piedini. Su un solo lato di questi cor- 
pi è presente una tacca di riferimento a for- 
ma di U che ci permette di individuare il pie- 
dino 1 (vedi figg. 594-595). 



stampigliata sul corpo e cercare in un data-book il 
suo schema interno. 

Nelle figg.594-595 potete vedere gli schemi interni 
dei più comuni integrati digitali e le loro sigle. 



Nelle sigle abbiamo riportato il solo numero signi- 
ficativo, tralasciando le lettere iniziali che indicano 
normalmente la Casa Costruttrice. 

Un integrato 7400 contiene al suo interno: 
4 Nand a 2 ingressi 

Un integrato 7402 contiene al suo interno: 
4 Nor a 2 ingressi. 

Un integrato 4001 , che in commercio possiamo tro- 
vare siglato CD.4001 o HCR4001, contiene al suo 
interno 4 Nor a 2 ingressi (vedi fig.594). 

Per sapere qual è il piedino 1 in questi integrati, 
guardate l'integrato dall'alto e prendete come rife- 
rimento lineavo a forma di U presente su un solo 
lato del corpo plastico. 



Tenendo l'incavo a forma di U rivolto verso sini- 
stra, il piedino 1 è quello posto in basso a sini- 
stra, come potete anche vedere dai disegni ripor- 
tati nelle fìgg.594-495. 

Oltre ai piedini d'ingresso e d'uscita di ogni singo- 
la porta, l'integrato ha ovviamente, per poter fun- 
zionare, anche i due piedini di alimentazione. 

Il piedino da collegare al positivo di alimentazio- 
ne viene indicato con un + o con la scrìtta Vcc. 
Il piedino da collegare al negativo dì alimentazio- 
ne viene sempre indicato con la scritta GND, ab- 
breviazione del termine inglese ground = massa. 



INTEGRATI TTL - C/IVI OS - HC/MOS 



Nella lista componenti di ogni schema elettrico tro- 
vate sempre indicata la sigla dell'integrato da uti- 
lizzare, ad esempio: 

integrato TTL tipo.7402 
integrato TTL tipo.74H10 
integrato TTL tipo 74 LS 10 
integrato TTL tipo.74S1 4 

integrato C/Mos tipo,74C00 
integrato CWIos tipo.74HC05 
integrato C/Mos tipo CD.4000 
integrato C/Mos tipo HCR4001 
integrato C/Mos tipo HCT.4023 

Le differenze che esìstono tra un integrato TTL ed 
un integrato C/Mos riguardano soltanto: 

- la tensione dì alimentazione 

- la massima frequenza di lavoro 

- il valore dei livelli logici 1-0 

Tutta la serie degli integrati che iniziano con il nu- 
mero 74 vanno alimentati con una tensione che non 
risulti minore di 4,5 voli o maggiore di 5,5 volt, 
in altre parole vanno alimentati con una tensione 
stabilizzata di 5 volt. 



TABELLA IS 


1. 19 
















Famìglia 

Sigla 
Volt lavoro 


HCT 
Mos 


C 
Mos 


C 

Mos 


TTL 
Standard 

74 


TTL 
Schottky 


TTL 
Schottky 


TTL 
Schottky 


TTL 
Schottky 

74F 

5 volt 


74HC 
5 volt 


CD40 


HE40 


74LS 


74S 


74AS 
Svott 


18 volt 


18 volt 


5 voft 


5 volt 


5 volt 


Frequenza 


55 MHz 


4 MHz 


12 MHz 


25 MHz 


33 MHz 


100 MHz 


160 MHz 


125 MHz 



45 



Se la tensione risultasse minore di 4,5 volt le por- 
te presenti al suo interno non riuscirebbero a fun- 
zionare, se invece risultasse maggiore dì 5,2 volt 
potremmo bruciare l'integrato. 

Le lettere SN o MM poste prima del numero 74 non 
hanno afcun significato per la funzionalità del com- 
ponente, perché sono sigle della Casa Costruttri- 
ce, perciò vengono spesso omesse. 

I due numeri posti all'estrema destra, 7400 - 7402 
- 7414, indicano il tipo di integrato e lettere poste 
tra i primi due numeri e gli ultimi due, ad esempio 
74C00 - 74HCO0 - 74LS00 - 74AS00, indicano la 
frequenza massima che potremo applicare sui lo- 
ro ingressi come riportato nella Tabella N.19, 

Gli integrati il cui numero inizia per 40 o 45 f ad e- 
sempio CD.4000 - CD.4528 possono essere ali- 
mentati con una tensione che non risulti minore di 
4 volt o maggiore di 18 volt 




I LIVELLI LOGICI 1 - 



Come abbiamo già detto, il livello logico 1 corri- 
sponde alla max tensione positiva ed il livello lo- 
gico ad una tensione di zero volt. 

Pertanto tutti gli integrati deila serie TTL o della se* 
rie HC che richiedono una tensione di alimenta- 
zione di 5 volt ci daranno questi due livelli logici: 

Livello logico = volt 
Livello logico 1 = 5 volt 

Mentre tutti gli integrati C/Mos della serie CD - HE 
che possono essere alimentati con tensioni varia- 
bili da 4 volt fino ad un massimo di 18 volt ci da- 
ranno questi due livelli logici: 

Livello = volt 

Livello 1 = volt pari a quelli di alimentazione 



Quindi se alimentiamo un integrato C/Mos con u- 
na tensione di 4,5 volt i suoi livelli logici saranno: 

Livello = volt 
Livello 1 = 4,5 volt 

Se alimentiamo fo stesso integrato C/Mos con u- 
na tensione di 15 volt i suoi livelli logici saranno; 

Livello = volt 
Livello 1=15 volt 

Tenete presente che ì piedini d ingresso di questi 
C/Mos riconoscono come livelli logici 1 - un va- 
lore di tensione che risulta proporzionale alla ten- 
sione di alimentazione (vedi fig.593). 

livello logico = 1/3 del volt di alimentazione 
livello logico 1 = 2/3 dei volt di alimentazione 

Quindi se alimentiamo l'integrato C/Mos con una 
tensione di 4,5 volt, fino a quando la tensione sui 
piedini d'ingresso non supera gli: 

(4,5 : 3) x 1 = 1 ,5 volt 

la considera livello logico 0. 

Se questa tensione non supera i 2/3 della tensio- 
ne di alimentazione if suo funzionamento rientrerà 
nella zona di condizione incerta. 
Solo quando il valore della tensione applicata sui 
suoi Ingressi supera i: 

(4,5 : 3) x 2 = 3 volt 

la riconosce come livello logico 1. 

Se alimentiamo l'integrato C/Mos con una tensio- 
ne dì 10 volt, fino a quando la tensione sui piedi- 
ni d'ingresso non supera ì: 

(10 : 3) x 1 = 3,33 volt 

la considera livello logico 0. 



Fig,593 Tutti gli integrati C/Mos che posso- 
no essere alimentati con tensioni da 5 a 15 
volt riconoscono un Livello logico quan- 
do sull'ingresso è applicato un segnale fi- 
no ad 1/3 dei volt di alimentazione e rico- 
noscono un Livello logico 1 quando sull'in- 
gresso è applicato un segnale che supera i 
2/3 dei volt di alimentazione. 



10 V, 



15V, 



m v. 



1/3 V, 





LIV.LDG.1 



CONDIZIONE 
INCERTA 



LIV. LOGO 



-3.ÌV. 



-UV, 



E7V, 



-3,3* 



- 10V 



-SV. 



46 



CONNESSIONI INTEGRATI serie 40 (viste da sopra) 




4001 




4012 




4030 




4069-40106 




4002 




4023 




4049 




4070 




4011 




4025 




4068 



12.11. 10 



1 


1 


J 6 1 




3^ 





1 2 



s n (i * iD 



4071 



Fig.594 Connessioni viste da sopra delle porte logiche C/Mos della serie 40. Si noti sulla 
sinistra la tacca di riferimento a forma di U in corrispondenza del piedino 1. 



Quando il valore della tensione applicata sui suoi 
ingressi supera ì: 

(10 : 3) x 2 = 6,66 volt 

la riconosce come livello logico 1. 

Ammesso che t'integrato C/Nlos risulti alimentato 
con una tensione di 15 volt, fino a quando la ten- 
sione sui piedini d'ingresso non supera i: 

(15 : 3)x 1 =5 volt 

la considera un livello logico 0. 



Quando il valore della tensione applicata sui suoi 
ingressi supera i: 

(15 : 3) x 2 = 10 volt 

la riconosce come livello logico 1. 

Poiché la tensione sur piedini d'ingresso di un in- 
tegrato C/Mos deve superare 1/3 della sua tensio- 
ne di alimentazione per essere riconosciuta come 
livello logico 1, questi integrati risultano meno 
sensibili ai disturbi spuri rispetto ai TTL 
Comunque anche i C/Mos presentano degli svan- 



47 



CONNESSIONI INTEGRATI serie 74 (viste da sopra) 




7400 




7403 




7408 




7420 




7428 




7401 




7404 



Jv^ 


Un[Ji2L 1 


1 ■ 1D ■ * .1 8 L 




™J ^V 1 


-iè^l 




H = ?- > | 


1 1 


n 2 n 3 Hj 


] |5 fi 6 ncuror 



7410 




7424 




7432 




7402 




7405 




7414 - 7419 




7427 



Vc^Jl3lJl^L 




7486 



Fig.595 Connessioni viste da sopra delle porte logiche TTL e C/Mos della serie 74. Sulla 
sinistra la tacca di riferimento a forma di U sempre in corrispondenza del piedino 1. 



taggi: ad esempio non riescono a lavorare con se- 
gnali la cui frequenza supera i 4 MHz, mentre gli 
integrati TTL standard riescono a lavorare fino a 
25 MHz e ì TTL Schottky fino a 100-160 MHz. 
Poiché i livelli logici 1 - di un C/Mos variano in 
funzione della tensione di alimentazione, non po- 
tremo mai coliegare la sua uscita sull'ingresso di 
una porta TTL o viceversa. 



Infatti applicando sugli ingressi di una porta TTL il 
livello logico di una porta C/Mos alimentata a 
15 volt, quando la tensione raggiunge i 5 volt, l'in- 
tegrato TTL fa riconosce come livello logico 1. 
Se applichiamo sugli ingressi dì una porta TTL il li- 
vello logico 1 di una porta C/Mos alimentata a 15 
volt, l'integrato TTL si brucia, perché non accetta 
tensioni maggiori di 5 volt. 



48 




Fig.596 Foto della 
Tavola della Verità 
visiva LX5022. 



UNA TAVOLA della VERITÀ VISIVA LX.5022 



Con lo porte digitali si possono realizzare sem- 
plici ed interessanti circuiti, ma per la loro proget- 
tazione è assolutamente necessario ricordare be- 
ne quali condizioni logiche si ottengono sulPusci- 
ta applicando sugli ingressi i livelli logici 1 - 0. 

Le tavole della verità che abbiamo messo a vo- 
stra disposizione vi aiuteranno, ma sappiamo be- 
ne che è più facile ricordare quando si può "vede- 
re" ciò che vogliamo imprimere nella memoria. 

Abbiamo perciò studiato un kit che ci farà vedere 
quale livello logico apparirà sull'uscita delle va- 
rie porte variando i livelli logici sugli ingressi. 

Come potete vedere in fig.597 questo schema e- 
lettrico utilizza solo 3 integrati TTL tipo: 

7400 contenente 4 Nand (vedi IC1) 

7402 o 74LS02 contenente 4 Nor (vedi IC2) 

74LS86 contenente 4 Or esclusivi {vedi IC3) 

Con le porte contenute all'interno di questi integrati 
possiamo ottenere anche le porte mancanti, cioè 
Inverter - And - Or - Nor esclusivo. 

Per ottenere la porta In verter colleghiamo insie- 
me l due ingressi deila porta Nand siglata IC1/A. 

Per ottenere la porta And colleglliamo sull'uscita 



della porta Nand siglata IC1/C un'altra porta Nand 
collegata come In verter (vedi IC1/B), 

Per ottenere la porta Or colleghiamo sull'uscita del- 
la porta Nor siglata IC2/B un'altra porta Nor colle- 
gata come In verter (vedi IC2/A). 

Per ottenere la porta Nor esclusiva colleghìamo 
come Inverter su ir uscita della porta Or esclusiva 
siglata IC3/B una porta Nor (vedi IC2/D). 

Se controllate la Tavola della verità scoprirete che 
col legando sulle uscite di queste porte un'altra por- 
ta come In verter, si ottengono i richiesti livelli lo- 
gici 1-0, 

Osservando la fìg.597 t potete notare che su ogni 
terminale d'ingresso e di uscita delle porte ab- 
biamo inserito un diodo led, che si accende quan- 
do è presente un livello logico 1 e si spegne quan- 
do è presente un livello logico 0, 

Spostando le leve dei deviatori S1 - S2 verso il po- 
sitivo di alimentazione applichiamo sugli ingressi 
un livello logico 1 , spostandole invece verso mas- 
sa applichiamo un livello logico 0. 

Per alimentare questo circuito occorre una tensio- 
ne stabilizzata di 5 volt, che preleveremo da IC4, 
un normale integrato stabilizzatore tipo uA,7805. 



49 






INVERTER 



AND 



NANO 



OR-EX 



NOR EX 



IC1-A 




BETE 
ZZO Volt 



Fig,597 Schema elettrico del kit LX.5022 e connessioni 
dell'integrato uA,7805 utilizzato nello stadio di alimenta- 
zione. Per vedere le connessioni interne dei tre integra- 
ti utilizzati in questo progetto basta ricercare le sigle 7400 
- 7402 - 7486 nel disegno di f ig,595. 




liA 7805 



fy 




DIODO 
LEO 




ELENCO COMPONENTI LX.5022 






R1 = 


470 ohm 


R14 = 470 ohm 


C7 = 100.000 pF poliestere 


H2 = 


220 ohm 


R15 = 470 ohm 


C8 = 1.000 mF elettrolitico 


R3 = 


470 ohm 


R16 = 220 ohm 


RS1 = ponte raddriz. 100 V 1 A 


R4 = 


220 ohm 


R17 = 470 ohm 


DLVDL20 = diodi led 


R5 = 


470 ohm 


R18 = 470 ohm 


IC1 = TTL tipo 7400 


R6 = 


470 ohm 


R19 = 220 ohm 


IC2 = TTL tipo 7402 


R7 = 


220 ohm 


R20 = 470 ohm 


IC3 = TTL tipo 7486 


R8 = 


470 ohm 


C1 = 100.000 pF poliestere 


IC4 = uA.7805 


R9 = 


470 ohm 


C2 = 100.000 pF poliestere 


T1 = trasform. 6 watt (T005.01) 


R10 


= 220 ohm 


C3 = 100.000 pF poliestere 


sec. 8 volt 1 ampere 


R11 


u 470 ohm 


C4 s 47 mF elettrolitico 


S1 = interruttore 


R12 


= 470 ohm 


C5 = 470 mF elettrolitico 


S2 = deviatore 


R13 


= 220 ohm 


C6 = 100.000 pF poliestere 


S3 = deviatore 



50 




REALIZZAZIONE PRATICA 



Per montare questo circuito procuratevi il kit sigla- 
to LX.5022 che risulta completo dì tutti ì componenti 
necessari alla sua realizzazione (vedi fig,598). 
Potete iniziare inserendo i tre zoccoli per gli inte- 
grati IC1 - IC2 - IC3. 

Dopo aver stagnato tutti i piedini sulle piste in ra- 
me, inserite le resistenze, poi i condensatori po- 
liesteri e gli elettrolitici C4 - C5 - C8 rispettando la 
polarità +/- dei due terminali. Se sull'involucro non 
fosse contrassegnato il terminale positivo» ricor- 
date che è più lungo del negativo. 
Proseguendo nel montaggio inserite il ponte rad- 
drizzatore RS1 rispettando anche per questo la po- 



larità dei due terminali +/-, poi l'integrato stabiliz- 
zatore IC4 rivolgendo il lato metallico del suo cor- 
po verso destra, come visibile in fig.598. 
In alto a destra inserite la morsettiera a 2 poli per 
l'ingresso della tensione dei 220 volt, quindi il tra- 
sformatore di alimentazione T1 fissando il suo con- 
tenitore plastico al circufto stampato con due viti in 
ferro complete di dado. 

Per ultimo rovesciate il circuito e, sul alto opposto 
a quello dei componenti, infilate nei fori dello stam- 
pato tutti i diodi led introducendo il terminale più 
lungo nel foro contrassegnato dalla lettera A e il 
terminale più corto nel foro indicato K. 
Se invertirete i due terminali, i diodi led non si ac* 
cenderanno. 



RETE 220 V. 




ALETTA 



M & A 
R2D R19 B1B 



R17 flit R15 



ru m MS 



*a* *** <*»* 



UL,U , a 

R11 RIO R9 



Ri RI R£ RS FM A3 

t^b. r -Hi r ^-. . -m. f^ r Tm. 



FU HI 

A fi 






T T 



k ■■■ ■;-:■ k 
olm ntte 



111 



J 



DL17 DL1S 



* o a 

ò 
K&> A 

DL14 Riti 



O 



111 

UHI DL3 

n 



* 



= .- » » = « ? 



*» tfll 

K- Jl^ -il „ 

ti."' H 

OLI DL6 



a &à 

DtS DL3 



A 

il N 

DL1 



o 



Fig.598 Schema pratico ó\ montaggio della Tavola della Verità visiva. GII integrati IC3 - 
IC2 - IC1 vanno inseriti nello zoccolo con la loro U rivolta verso sinistra. Il lato metallico 
dell integrato stabilizzatore IC4 va rivolto verso destra e sopra a questo va inserita la sua 
piccola aletta di raffreddamento. I diodi led vanno montati sul lato opposto del circuito 
stampato inserendo il terminale più LUNGO nei fori contrassegnati dalla lettera A ed il ter- 
minale più CORTO nei fori contrassegnati dalia lettera K. 



51 



Fig.599 Foto del circuito 
stampato visto dal lato 
dei componenti. I diodi 
led andranno montati sul 
lato opposto. 





Fig.600 Quando inserite 
i diodi led nel circuito 
stampato dovete infilare 
il terminale più lungo nei 
fori indicati con S A'\ 




Fig.601 Completato tutto 
il montaggio potrete fis- 
sare il circuito stampato 
all'interno del suo mobi- 
le plastico 




52 



Prima di stagnare ì loro terminali sul circuito vi con- 
sigliamo di innestare nei quattro fori dello stampa- 
to i distanziatori metallici inclusi nel kit, quindi in- 
serite sul pannello frontale del mobile i tre devia- 
tori S1 - S2 - S3 e fissate il circuito stampato sul 
pannello. 

Muovendo i dìodi led dovrete far entrare il loro cor- 
po nei fori già predisposti sul pannello e solo do- 
po aver ottenuto questa condizione stagnate i lo- 
ro terminali sulle piste del circuito stampato. 
Solo così avrete la certezza che tutti i diodi led ri- 
sulteranno alle stessa altezza. 
Per terminare il montaggio tagliate, con un paio di 
tronchesine la lunghezza dei terminali in eccesso. 

Ora potete collocare nei tre zoccoli gli integrati ri- 
volgendo la tacca a U presente sul corpo verso si- 
nistra (vedi fìg.598). 

Fate attenzione non solo ad inserire l'integrato 
7400 nello zoccolo IC1, l'integrato 7402 nello zoc- 
colo IC2 e f integrato 74LS86 nello zoccolo IC3, ma 
guardate che tutti i piedini di ogni integrato entrino 
nelle fessure dello zoccolo, perché spesso qualche 
piedino fuoriesce all'esterno oppure si ripiega ver- 
so Tinterno. 

Utilizzando dei corti spezzoni di filo stagnate i ter- 
minali dei deviatori S1 - S2 - S3 sulle piste del cir- 
cuito come visibile in fig.598. 



Completato il montaggio potete inserire la spina di 
rete in una presa a 220 volt e iniziare a spostare 
le levette dei deviatori S1-S2 sui livelli logici 1 o 
0. Con questi semplici deviatori otterrete tutte le 
combinazioni riportate nella tavola della verità. 

Oltre a farvi capire come funziona una porta logi- 
ca, questo circuito sperimentale ha una sua utilità 
pratica. Se un domani vorrete tentare di progetta- 
re qualche circuito digitale, saprete subito quale li- 
vello logico si ottiene sull'uscita di qualsiasi porta 
applicando i livelli logici 1-0 sugli ingressi. 



COSTO di REALIZZAZIONE 

Tutti i componenti per realizzare il kit LX.5022 vi- 
sibili in fig.598 f ESCLUSI il solo mobile e la ma- 
scherina forata e serìgrafata ...„. L.49,000 

Il mobile plastico MO.5022 completo di pannello fo- 
rato e serigrafato L,1 8.000 

Costo del solo stampato LX.5022 „......„ L.21.0Q0 

I prezzi riportati sono compresi di IVA, ma non del- 
le spese postali che verranno addebitate solo a chi 
richiederà il materiale in contrassegno. 




Fig.602 Una volta completato il montaggio vi accorgerete quanto risulti utile questo sem- 
plice progetto, perché vi permetterà di sapere istantaneamente quale Livello logico ap- 
pare sull'uscita dì una Porta modificando i Livelli logici sugli ingressi. 



53 



LAMPEGGIATORE SEQUENZIALE LX.5023 



Dopo tanta, ma indispensabile teoria, è ora venu- 
to il momento di presentarvi alcuni semplici e di- 
vertenti circuiti che utilizzano le porte digitali 

In fig.603 potete vedere il circuito che abbiamo 
chiamato lampeggiatore sequenziale, perché ac- 
cende uno di seguito all'altro 5 diodi led. 

Tutto il circuito necessita del solo integrato C/Mos 
40106, contenente al suo interno ben 6 inverter 
triggerati (vedi fig.605). 

Come avrete già notato dalla fig.606 t lo schema e- 
lettrico appare molto semplice e lineare; viceversa 
il suo funzionamento non è poi così facile da capi- 
re, per cui lo spiegheremo passo per passo. 

Non appena forniamo tensione al circuito si ac- 
cendono casualmente per una frazione di secon- 
do i diodi led t ma subito dopo comincia it funzio- 
namento regolare e i led si accendono uno di se- 
guito all'altro partendo da DL1 . 
Affinché il primo diodo led DL1 si accenda, è ne- 
cessario che il piedino d'ingresso 3 deirìnverter 
IC1/B si trovi a livello logico 0. Solo in questa con- 
dizione infatti ritroviamo sulla sua uscita un livello 
logico 1 . 

Guardando lo schema elettrico di fig.606 potete no- 
tare che il piedino d'ingresso risulta forzalo sul li- 
vello logico 1 dalla resistenza R2 t collegata alla 
tensione positiva dei 12 volt. 

Per portare a livello logico il piedino 3 dì IC1/B 
usiamo l'inverter siglato IC1/A, 
Infatti portando a livello logico il suo piedino d'u- 
scita 2, che in pratica equivale a piedino cortocir- 
cuitato verso massa, il diodo DS2 collegato sul 
piedino 3 di IC1/B cortocircuita verso massa la 
tensione positiva dei 12 volt presente su questo 
piedino e quindi automaticamente sul suo ingres- 
so troviamo un livello logico 0. Poiché è un in- 
verter, sul piedino d'uscita 4 abbiamo un livello lo- 
gico 1 che fa accendere il diodo led DL1. 

A questo punto dobbiamo spiegare come facciamo 
a portare a livello logico il piedino d'uscita di 
IC1/A visto che il piedino d'ingresso 1 si trova for- 
zato a livello logico dalla resistenza R1 colle- 
gata a massa ed essendo IC1/A un inverter, sul 
piedino d'uscita 2 abbiamo un livello logico 1. 

Come potete notare, sul piedino d'ingresso 1 è col- 
legato il condensatore elettrolìtico C2 ed è proprio 




Fig.603 Foto del lampeggiatore sequenzia- 
le realizzato con un integrato digitale tipo 
40106 contenente 6 Inverter triggerati. 




RI \t^ 

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C6 H8 RIO Pi 

WWW 




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Il il II 



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J mi ni 7 nn nu q[£ 



DL2 



DL3 



DL4 




12 Volt 



Fig*604 Schema pratico di montaggio. La U 
presente sul corpo dell'integrato va rivolta 
verso il condensatore siglato C6. 





DIODO 
LED 



40106 




Fig.605 II corpo dell'integrato 40106 visto 
da sopra con la numerazione dei piedini. A 
destra le connessioni A-K del diodo led. 



54 



questo che provvede, al momento dell'accensione, 
a portare a livello logico 1 tale piedino. 

Infatti appena forniamo tensione al circuito, poiché 
il condensatore elettrolitico C2 risulta scarico, ri- 
versa sul piedino 1 [a tensione positiva dei 12 volt, 
vale a dire un livello Logico 1 e di conseguenza 
sul predino d'uscita 2 abbiamo un livello logico 
che cortocircuita a massa il piedino 3 di IC1/B tra- 
mite il diodo DS2. 

Si accende così il diodo led DL1 collegato sulla sua 
uscita, 

Quando il condensatore C2 si è totalmente cari- 
cato, sul piedino 1 di IC1/À abbiamo nuovamente 
un livello logico ed automaticamente sul piedi- 
no d'uscita 2 un livello logico 1. 

Non potendo più DS2 scaricare a massa la ten- 
sione positiva presente sul piedino d'ingresso di 
IC1/B, il diodo led DL1 si spegne. 

Nell'istante in cui questo diodo si spegne, corto- 
circuita a massa il condensatore elettrolitico C4 
collegato sul piedino d'ingresso 5 del terzo inver- 
ter IC1/C. Su questo piedino abbiamo allora un li- 
vello logico che porta il piedino d'uscita 6 a li- 
vello logico 1 e perciò si accende il diodo led DL2. 



Nei tempo di circa 1 secondo il condensatore e- 
lettrolifico C4 si carica riportando a livello logico 

I il piedino d'ingresso 5 di IC1/C e poiché questo 
è un inverter, sul piedino d'uscita 6 ritroviamo un 
livello logico che fa spegnere il diodo led DL2. 

Quando OL2 si spegne viene cortocircuitato a 
massa il condensatore elettrolitico C5 collegato sul 
piedino d'ingresso 9 del quarto inverter IC1/D. Su 
questo piedino ritroviamo cosi un livello logico 
che porta il piedino d'uscita 8 a livello logico 1 e 
questa condizione fa accendere il diodo DL3, 

Dopo circa 1 secondo il condensatore elettrolitico 
C5 si carica riportando così a livello logico 1 il 
piedino d'ingresso 9 di IC1/D e poiché questo è un 
inverter, sul piedino d'uscita 8 ritroviamo un livel- 
lo logico che fa spegnere il diodo led OL3. 

II ciclo sopra descritto si ripete anche per i due ìn- 
verter IC1/E - IC1/F tacendo accendere uno dì se- 
guito all'altro i diodi led DL4 - DL5. 

Quando l'ultimo diodo led DL5 si spegne» a far nuo- 
vamente ripartire Tinverler IC1/B, in modo che si 
riaccenda il dìodo led DL1, provvede il condensa- 
tore elettrolìtico C6, il cui terminale positivo è col- 
legato sull'ingresso di ÌC1/B, mentre il terminale ne- 
gativo è collegato sull'uscita di IC1/F. 



DS3 



mi 12 Volt 




OSI 



Fig.606 Schema elettrico del lampeggiatore sequenziale composto da 5 diodi led. Que- 
sto circuito va alimentato con una tensione di 12 volt che potete prelevare dall'ali- 
mentatore stabilizzato LX.5G04 presentato con la T Lezione. 



C5 = 4,7 mF elettrolitico 
C6 = 4,7 mF elettrolitico 
C7 = 4,7 mF elettrolitico 
C8 = 4,7 mF elettrolitico 
DS1-DS2 = diodi tipo 1N.4150 
DS3 = diodo tipo 1N.4007 
DL1-DL5 = diodi led 
IC1 =C/Mos 40106 



R1 = 330.000 ohm 


R9 = 


1.000 ohm 


R2 = 330,000 ohm 


R10 


= 330.000 ohm 


R3 = 1.000 ohm 


R11 


= 10.000 ohm 


R4 = 330.000 ohm 


R12 


= 1 .000 ohm 


R5 = 1.000 ohm 


C1 - 


10 mF elettrolitico 


R6 = 330.000 ohm 


C2 = 


1 mF elettrolitico 


R7 = 1,000 ohm 


C3 = 


100,000 pF poliestere 


RS = 330.000 ohm 


C4 = 


4,7 mF elettrolitico 



55 



Infatti quando il diodo ted DL5 sì spegne viene cor- 
tocircuitato a massa il condensatore elettrolìtico 
C6 collegato sul piedino d'ingresso 3 di IC1/B e co- 
sì su questo piedino ritroviamo un livello logico 
che porta il piedino d'uscita 4 a livello logico 1. 
Questa condizione provvede a far accendere il dio- 
do led DL1 e a ciclo continuo, uno di seguito all'al- 
tro, anche ì diodi DL2 - DL3 - DL4 - DL5. 

Il diodo DS1, collegato in parallelo alla resistenza 
R1 T serve per scaricare velocemente il condensa- 
tore elettrolitico C2 posto sull'ingresso di IC1/A, 
mentre il diodo DS3, posto in serie al filo di ali- 
mentazione positivo dei 12 volt, serve per impedi- 
re che sì bruci l'integrato 40106 nell'eventualità in 
cui si collegasse per errore il negativo di alimen- 
tazione sul morsetto positivo dei 12 volt. 



REALIZZAZIONE PRATICA 







Nel kit LX.5023 trovate tutti i componenti necessari 
per realizzare questo semplice lampeggiatore, 
Il primo componente che vi consigliamo di monta- 
re sul circuito stampato è lo zoccolo per l'integrato 
IC1 (vedi fig.604), 

Dopo questo componente potete inserire tutte le 
resistenze, il condensatore poliestere C3 ed infi- 
ne tutti gli elettrolitici per i quali dovete rispettare 
la polarità positiva e negativa dei due terminali. 
Normalmente sul corpo del condensatore elettroli- 
tico è segnalato con un - il lato del terminale ne- 



gativo, che, come potete constatare, risulta più 
corto dell'opposto terminale positivo. 

Quando montate sullo stampato i dìodi con corpo 
in vetro siglati DS1 - DS2 dovete rivolgere il lato 
del corpo contornato da una fascia nera verso Pal- 
tò, come appare visìbile in fig.604. Lo stesso dica- 
si per il montaggio del diodo con corpo plastico si- 
glato DS3, che, a differenza dei primi, ha una fa- 
scia dì colore bianco. 

Per ultimi inserite ì diodi led e poiché occorre ri- 
spettare (a polarità dei due terminali, fate attenzio- 
ne che il più corto, indicato con la lettera K, sìa ri- 
volto verso il basso e quello più lungo, indicato 
con la lettera A, verso le resistenze. 

Per completare il montaggio montate la morset- 
tiera per entrare con i 12 volt di alimentazione ed 
inserite l'integrato nel suo zoccolo rivolgendo il la- 
to del corpo provvisto della piccola tacca dì riferi- 
mento a forma di U verso l'alto. 




COSTO di REALIZZAZIONE 



Tutti i componenti necessari per la realizzazione 
del circuito siglato LX.5023 (vedi fig.604) compre- 
so il circuito stampato L. 9.500 



Costo del solo stampato LX.5023 



L. 2.800 



INTERRUTTORE CREPUSCOLARE LX.5024 




Fig.607 Come sì presenta 
l'interruttore crepuscolare 
LX.5024 a montaggio com- 
pletato. Si noti a sinistra la 
fotoresistenza 



Probabilmente avrete notato che in molti condomi- 
ni le luci collocate sul piazzale d'ingresso automa- 
ticamente si accendono appena scende la sera ed 
automaticamente si spengono all'alba. 
Il circuito che ora vogliamo proporvi esegue que- 



sta automatica funzione di accensione e spegni- 
mento delle lampade tramite una fotoresistenza. 

Osservando Io schema elettrico di fig.608 potete 
notare che per realizzare questo circuito occorro- 



56 



12 Volt 




Fig.608 Schema elettrico del (interruttore crepuscolare LX.5024. Per regolare la sensi- 

bilità di questo interruttore alla luce occorre ruotare il cursore del trimmer R4. 



1,000 ohm 

330,000 ohm 

630 ohm 

50.000 ohm trimmer 

15.000 ohm 

1 Megaohm 

10.000 ohm 



R8 = 1.000 ohm 

R9 = 47,000 ohm 

C1 = 100.000 pF poliestere 

C2 = 2,2 mF elettrolitico 

C3 = 100.000 pF poliestere 

C4 - 100 mF elettrolitico 

DS1 = diodo tipo 1 M4007 



DS2 = dìodo tipo 1N.4007 
DL1-DL2 = diodi led 
TR1 = PNP tipo BC.328 
TR2 - PNP tipo BC.328 
FR1 = fotoresistenza 
RELE'1 = relè 12 V 1 se. 
IC1 = C/Mos 4002 



no due transistor tipo PNP (guardate la freccia del 
terminale E rivolta verso la Base), una porta logi- 
ca tipo 4002 contenente al suo interno i due Nor 
siglati IC1/A - IC1/B t un relè che funge da inter- 
ruttore ed una fotoresistenza siglata FR1 come 
elemento sensibile alla luce. 

Iniziamo ìa descrizione dello schema elettrico dai 
transistor TR1 facendovi notare che il terminale E- 
mettitore risulta rivolto verso Tallo, cioè sul positi- 
vo di alimentazione ed il Collettore in basso, cioè 
a massa perché è un PNP. 

Per far sì che sul Collettore risulti presente una ten- 
sione maggiore di 4,5 volt (livello logico 1) quan- 
do la fotoresistenza FR1 viene colpita da una luce 
ed una tensione inferiore a 4 volt (livello logico 
0) quando la fotoresistenza è al buio t occorre po- 
larizzare la Base del transistor TR1 con una ten- 
sione positiva di circa 9,7 volt che otteniamo tra- 
mite un partitore composto dal diodo led DL1 e dal- 
la resistenza R1. 

In sostituzione del diodo DL1 potevamo utilizzare 
una resistenza, ma abbiamo preferito il diodo led 
perché accendendosi introduce una caduta di ten- 
sione di circa 1,6 volt abbassando automatica- 



mente la tensione di alimentazione da 11,3 volt sul 
valore richiesto; infatti: 11,3 - 1,6 = 9,7 volt. 

Avrete sicuramente notato che sui morsetti di ali- 
mentazione risulta applicata una tensione di 12 volt 
e non 11,3 volt ma è anche vero che in serie al 
positivo di questa tensione abbiamo inserito il dio- 
do DS2 per proteggere il circuito da una inversio- 
ne di polarità e questo diodo fa scendere la ten- 
sione di circa 0,7 volt. I nostri 12 volt diventano 
perciò in pratica solo 11,3 volt. 

La fotoresistenza FR1, come visibile nello schema 
elettrico, risulta collegata sull'Emettitore dì TR1 in 
parallelo alla resistenza R2 da 330.000 ohm. 

Quando la fotoresistenza è al buio t assume un va- 
lore ohmico di circa 2 - 3 Megaohm e con un va- 
lore così elevato posto in parallelo alla R2 da 
300.000 ohm è come se la foto resistenza non ri- 
sultasse presente. In queste condizioni sul Collet- 
tore del transistor ritroviamo una tensione mag- 
giore di 4,5 volt (livello logico 1), 

Appena la fotoresistenza viene colpita da una lu- 
ce, ai suoi capì ritroviamo un valore ohmico di cir- 
ca 100 ohm, quindi sull'Emettitore del transistor 



57 



non abbiamo più il valore di 330.000 ohm della re- 
sistenza R2, ma i 100 ohm della foto resistenza. 

Il transìstor TR1 inizia perciò a condurre ed in que- 
ste condizioni sul Collettore ritroviamo una tensio- 
ne minore di 4 volt che equivale ad un livello lo- 
gico 0. 

Il livello logico presente sul Collettore di TR1 giun- 
ge, tramite la resistenza R5, sull'ingresso del Nor 
IC1/A utilizzato come inverter. 
Sull'uscita di IG1/A è collegato ringresso del se- 
condo Nor IC1/B, utilizzato sempre come ìnverter, 
quindi questo livello logico giunge anche su IC1/B. 
(I livello logico presente sull'uscita dei Nor IC1/B 
ci serve per polarizzare la Base del transistor TR2 
e di conseguenza il relè, 

Quando sulla Base di TR1 è presente un livello 
logico 1 il relè risulta diseccitato, 

Quando sulla Base di TR1 è presente un livello 
logico il relè risulta eccitato. 

Detto questo proviamo a seguire i livelli logici par- 
tendo dal Collettore del transìstor TR1 fino alla Ba- 
se del transistori TR2, 

Fotoresistenza illuminata 

Collettore TR1 = livello logico 1 
Uscita IC1/A » livello logico 
Uscita IC1/B = livello logico 1 

Poiché un livello logico 1 (tensione positiva) non 
può polarizzare la Base del transistor TR2, che è 
un PNP P questo non si porta in conduzione, quin- 
di il relè rimane diseccitato ed il diodo led DL2 non 
può accendersi, 



Fotoresistenza al buio 



Collettore TR1 - livello logico 
Uscita IC1/A = livello logico 1 
Uscita IC1/B = livello logico 

Il livello logico cortocircuita a massa la resi- 
stenza R7 collegata sulla Base del transistor TR2, 
che inizia a condurre eccitando il relè e accen- 
dendo il diodo led DL2. 

In questo circuito sono stati inseriti dei piccoli ac- 
corgimenti per rendere più efficiente e stabile l'in- 
tero funzionamento. 

- 11 trimmer R4, collegato sul Collettore di TR1 T ser- 
ve per regolare il valore di luce o di buio sul qua- 




le vogliamo far diseccitare o eccitare il relè. 

- Il condensatore elettrolitico C2, posto sul Collet- 
tore dì TR1, impedisce che improvvisi lampi di lu- 
ce in presenza di temporali nelle ore notturne pos- 
sano far disseccìtare il relè. 

Un lampo veloce non riesce a caricare il conden- 
satore C2, pertanto l'uscita del Collettore TR1 ri- 
mane a livello logico 0. 

- La resistenza R6, collegata tra il piedino d'usci- 
ta di IC1/B e l'ingresso di IC1/A. evita che il relè 
possa vibrare quando sul Collettore del transistor 
TR1 è presente una tensione in bìlico tra il livello 
logico 1 - o viceversa. 

Infatti se il piedino d'uscita di IC1/B riesce a por- 
tarsi a livello logico 1 P la resistenza R6 porta la 
tensione positiva presente sulla sua uscita diret- 
tamente sull'ingresso di IC1/A, quindi anche se la 
tensione sul Collettore di TR1 scende leggermen- 
te non riuscirà a far variare il livello logico sul pie- 
dino d'uscita di IC1/B. 

Quando il piedino d'uscita di IC1/B riesce a por- 
tarsi a livello logico 0, ia resistenza R6 cortocir- 
cuita a massa l'ingresso di IC1/A, quindi anche se 
la tensione sul Collettore di TR1 aumenta legger- 
mente non riesce a far variare il livello logico sul 
piedino d'uscita di IC1/B, 

Per verificare che quanto descritto corrisponda a 
verità non rimane che montare il circuito. 

REALIZZAZIONE PRATICA 

Per realizzare questo progetto procuratevi il kit si- 
glato LX.5024 e sul circuito stampato montate tut- 
ti i componenti disponendoli come visibile in fig.609. 

Come primo componente montate lo zoccolo per 
l'integrato IC1 , poi tutte le resistenze, il trimmer R4, 
i condensatori poliestere C1 - C3 ed infine gli e- 
lettroi itici rispettando la polarità +/- dei terminali. 

Vicino al relè inserite i due diodi DS1 - DS2 rivol- 
gendo il lato del corpo contornato da una fascia 
bianca verso sinistra (vedi fìg,609). 

Proseguendo nel montaggio inserite sulla destra le 
due morsettiere, poi i due transistor TR1 - TR2 ri- 
volgendo la parte piatta del corpo verso il basso. 

Per ultimo stagnate ìi relè. 

Completata questa operazione innestate nel suo 
zoccolo l'integrato IC1 rivolgendo la tacca di riferi- 
mento a forma dì U verso l'aito. 

Perfinire montate i due diodi led DL1 - DL2 colle- 
gando il terminale più lungo nel foro del circuito 
stampato indicato con la lettera A. 




58 



I due terminali della foto resi sten za FR1 vanno col- 
legati con uno spezzone di filo sui due terminali po- 
sti vicino al condensatore poliestere C1 senza bi- 
sogno di rispettare la polarità. 




PER TESTARE il CIRCUITO 



Per testare questo circuito vi consigliamo di appli- 
care sopra la fotoresistenza una minuscola sca- 
tola in modo da oscurarla. 
A questo punto potete ruotare il cursore del trim- 
mer R4 fino a far accendere il diodo DL2. 
Ottenuta questa condizione, quando, alzando la 
scatola, illuminerete la fotoresistenza vedrete il led 
DL2 spegnersi e ricoprendo la fotoresistenza con 
la scatola per fare buio lo vedrete riaccendersi. 

Se volete che il relè si ecciti con una semioscu- 
rità potrete sollevare leggermente la scatola in mo- 
do da far passare al suo interno un po' di luce, poi 
ruotare il cursore di R4 fino a far accendere nuo- 
vamente il dìodo Eed DL2. 
Abbiamo utilizzato il relè come interruttore per pò- 
ter accendere delle lampadine da 220 volt di not- 
te e spegnarle di giorno. 



NOTA IMPORTANTE: prima di collegare alla mor- 
settiera del relè una tensione dì 220 volt dovete 
racchiudere il circuito dentro una scatola di pla- 
stica in modo da isolarlo, perché sulle piste in ra- 
me scorre la tensione di rete dei 220 volt ed è al- 
quanto pericoloso toccarle con le mani. 

In sostituzione della tensione di rete potete usare 
una normale pila da 4,5 volt ed una lampadina a 
bassa tensione. 

Se col legate i due fili nei morsetti A - C la lampa- 
dina rimane accesa di giorno e si spegne non ap- 
pena fa buio. 

Se collegate i due fili nel morsetti C ■ B la lampa- 
dina rimane spenta di giorno e si accende non ap- 
pena fa buio. 



COSTO di REALIZZAZIONE 



Tutti i componenti necessari per la realizzazione 
del circuito siglato LX.5024 (vedi fig-609) compre- 
so il circuito stampato L.1 8.000 




Costo de) solo stampato LX.5024 L 3.800 



12 Volt 




Fig.609 Schema pratico di montaggio e connessioni dell'integrato 4002 viste da sopra e 
del transistor BC.32& viste da sotto. Il circuito va alimentato con una tensione di 12 V. 



59 




SIRENA 
BITONALE 
DIGITALE 
LX.5025 



Con un integrato digitate tipo 40106 contenente 6 
inverter e due transistor NPN possiamo realizza- 
re una piccola, ma interessante sirena bitonale. 

Guardando lo schema elettrico riportato in ftg + 610 
non è facile riuscire a capire come funziona, ma 
noi ve lo spiegheremo nel modo più semplice pos- 
sibile ed alla fine tutto risulterà comprensibilissimo, 

Iniziamo subito ricordandovi che non appena ali- 
mentiamo una porta inverter sul suo piedino dln- 
gresso è presente un livello logico e di conse- 
guenza sul suo piedino d'uscita abbiamo un livel- 
lo logico 1. 

Detto questo, possiamo iniziare la descrizione dal- 
la porta IC1/À sul cui piedino d'ingresso è collega- 
to il condensatore C1 da 4,7 microfarad. 

Poiché sui piedino d'uscita 2 abbiamo un livello lo- 
gico 1 T questa tensione positiva passando attra- 
verso la resistenza R1 va a caricare il condensa- 
tore elettrolitico CI. 

Quando il condensatore si è caricato sul piedino 
d'ingresso ritroviamo un livello logico 1 e di con- 
seguenza sul suo piedino d'uscita ritroviamo un li- 
vello logico 0, che equivale a piedino cortocir- 
cuitato a massa. 

Con I 1 uscita cortocircuitata a massa il condensa- 
tore C1 inizia a scaricarsi, sempre attraverso la 
resistenza RI, 

Quando il condensatore si è scaricato, sul piedi- 
no d'ingresso ritroviamo nuovamente un livello lo- 
gico ed automaticamente sul suo piedino d'uscita 
un livello logico 1 ed in questa condizione il con- 
densatore C1 ritorna a caricarsi. 

Il ciclo di carica e scarica del condensatore C1 si 
ripete all'infinito e quindi dal piedino d'uscita 2 di 



IC1/A fuoriesce un segnale ad onda quadra che i 
due diodi DS1 - DS2 applicano sugli ingressi dei 
due inverter IC1/B e IC1/C 

Anche questi due inverter hanno sui loro ingressi 
un condensatore (vedi C2 - C3) collegato alla loro 
uscita tramite una resistenza ed un trimmer {vedi 
R2 - R3 ed R4 - R5) + 

Poiché la capacità dì questi due condensatori è di 
soli 47.000 picofarad, si caricheranno e scariche* 
ranno molto più velocemente del condensatore C1 
da 4,7 microfarad collegato ad IC1/A. 

Per questo motivo la frequenza delle onde qua- 
dre genera una nota acustica udìbiie che possia- 
mo variare di tonalità ruotando i trimmer R2 - R4. 

Per ottenere una nota bitonale è necessario ruo- 
tare i due trimmer in modo da ottenere due diver- 
se note, inoltre dobbiamo fare in modo che quan- 
do si ascolta la nota di IC1/B non si ascolti la no- 
ta di IC1/C e viceversa. 

A questa commutazione automatica provvedono, 
come ora vi spiegheremo, le onde quadre che fuo- 
riescono dal piedino 2 di IC1/A. 

Quando sul piedino 2 di IC1/A è presente una ten- 
sione positiva (livello logico 1) r il diodo DS1 cor- 
tocircuita il condensatore C2 collegato a IC1/B ver- 
so il positivo di alimentazione ed in queste condi- 
zioni lo stadio oscillatore non può emettere alcuna 
nota acustica. 

La nota acustica viene invece emessa dallo sta- 
dio oscillatore IC1/C, perché il diodo DS2, collega- 
to in senso inverso a DS1 , non cortocircuita verso 
il positivo di alimentazione il condensatore C3 col- 
legato ad IC1/C, 



60 










12 Volt 




Fig.610 Schema elettrico delia sirena. Questo circuito non eroga una elevata potenza. 






330.000 ohm 
100.000 ohm trimmer 
10.000 ohm 
100.000 ohm trimmer 
10.000 ohm 
10,000 ohm 
120 ohm 
1.000 ohm 





fi C E E C B 

B0 377 



C1 s 4,7 mF elettrolitico 
C2 = 47,000 pF poliestere 
C3 = 47.000 pF poliestere 
C4 e 47 mF elettrolitico 
C5 = 100.000 pF poliestere 
C6 = 1.000 mF elettrolitico 
DS1 = diodo tipo 1N.4150 
DS2 = diodo tipo 1N.4150 



DS3 = diodo tipo 1N.4150 
DS4 = diodo tipo 1N.4150 
DS5-DS6 a diodi tipo 1 N.4007 
DZ1 = zener tipo 8,2 V 1/2 watt 
TR1 = NPN tipo BC.547 
TR2 = NPN tipo BD.377 
AP1 = altoparlante 6 ohm 
IC1 =C/Mos 40106 




40106 



D 

BC547 



Fig.611 Connessioni dei 
transistor BD.377-BC547 
e dell'integrato 40106. 



^ 






12 Volt 




esoa xj ¥ ^\f tri 



Fig.612 Schema pratico di montaggio. I trimmer R2 - R4 servono per regolare la NOTA, 




61 



Quando sul piedino 2 di IC1/A è presente un livello 
logico 0, il diodo DS1 toglie il cortocircuito sul con- 
densatore C2, quindi lo stadio oscillatore IC1/B può 
emettere la sua nota acustica. 

Poiché un livello logico equivale a piedino 2 col- 
legato a massa, il secondo diodo DS2 automati- 
camente cortocircuita verso massa il condensa- 
tore C3 di IC1/C ed in queste condizioni lo stadio 
oscillatore non emette alcuna nota acustica. 

Concludendo, quando l'in verter IC1/B emette (a 
nota acustica il secondo in verter IC1/C rimane 
bloccato; quando l'inverter IC1/C emette la nota 
acustica si blocca l'inverter 1C1/B. 

Quando sull'uscita di IC1/B è presente un livello 
logico 1 la tensione positiva passando attraverso 
il diodo DS3 raggiunge i piedini d'ingresso degli in- 
verter IC1/E - IC1/F, collegati in parallelo per ot- 
tenere in uscita un segnale di maggiore potenza. 

Quando sull'uscita di IC1/C è presente un livello 
logico F il secondo inverter IC1/D io inverte e sul- 
la sua uscita ritroviamo un livello logico 1 p vale a 
dire una tensione positiva, che, passando attra- 
verso il diodo DS4, raggiunge i due piedini d'in- 
gresso degli inverter IC1/E - IC1/F. 

Sulle uscite dei due inverter finali IC1/E - IC1/F ri- 
troviamo una di seguito all'altra Tonda quadra del- 
la nota emessa da IC1/B e quella emessa da IC1/C 
che raggiungono la Base del transistor TR1 per es- 
sere amplificate. 

Da questo transistor passano sul secondo transi- 
stor TR2 per essere amplificate in potenza tanto 
da poter pilotare un piccolo altoparlante- 
Come potete notare questi due transistor sono de- 
gli NPN, perché la freccia posta sull'Emettitore è 
rivolta verso l'esterno. 

Per alimentare la sirena bitonale occorre una ten- 
sione di 12 volt che potete prelevare dai kit 
LX.5004 presentato nella 7°Lezìone l 

il diodo DS6 posto in serie alla tensione positiva 
dei 12 volt serve per proteggere il circuito nel ca- 
so si invertisse la polarità di alimentazione. 

Il diodo DS5 P posto in parallelo all'altoparlante, ser- 
ve per proteggere il transistor da eventuali extra- 
tensioni. 

Il diodo zener DZ1 posto dopo la resistenza R7 
stabilizza la tensione sul piedino 14 di IC1, cioè 
dell'integrato 40106, sul valore di 8,2 volt. 



REALIZZAZIONE PRATICA 

Per realizzare questo progetto procuratevi il kit 
LX.5025 e sul suo circuito stampato montati tutti ì 
componenti disponendoli come visibile in fig.612. 

Come primo componente montate lo zoccolo per 
l'integrato IC1, poi tutte le resistenze, i due trim- 
mer R2 - R4 t i condensatori poliestere C2 - C3 - 
C5 ed infine gli elettrolitici C1 - C4 - CG rispet- 
tando la polarità +/- dei due terminali. 

Proseguendo nel montaggio inserite i due diodi al 
silicio con corpo plastico siglati D55 - DS6 rivol- 
gendo il lato contornato da una fascia bianca co- 
me visibile nello schema pratico di fig.612, poi ì 
quattro diodi con corpo in vetro DS1 - DS2 - DS3 
- DS4 rivolgendo il lato contornato da una fascia 
nera sempre come visibile nello stesso disegno. 

11 diodo zener DZ1, che ha corpo in vetro, si di- 
stìngue dagli altri diodi perché sul suo corpo è stam- 
pigliata la sigla 8V2. 

La fascia nera di questo diodo zener, che andrà 
posto dietro il condensatore C5 t va rivolta a destra. 

Dopo aver montato la morsettiera per entrare con 
la tensione dei 12 volt potete inserire il transistor 
TR1 rivolgendo la parte piatta del suo corpo ver- 
so il basso, poi il transistor di potenza TR2 rivol- 
gendo il suo lato metallico verso la pìccola aletta 
di raffreddamento a U. 

Per completare il circuito inserite l'integrato IC1 nel 
suo zoccolo rivolgendo la tacca di riferimento a for- 
ma di U verso C5 P quindi con due spezzoni di filo 
collegate il pìccolo altoparlante al circuito, 

A questo punto potete collegare alla morsettiera i 

12 volt di alimentazione rispettando la polarità +/- 
e subito l'altoparlante emetterà la caratteristica no- 
ta bitonale delle sirene dei vigili del fuoco. 

Potete modificare fa tonalità delle note ruotando 
sperimentalmente i cursori dei trimmer R2 - R4. 



COSTO di REALIZZAZIONE 



I componenti necessari per la realizzazione del 
progetto siglato LX.5025 (vedi fig.612) compreso il 
circuito stampato e l'altoparlante ,„ L + 23,0Q0 

Costo del solo stampato LX.5025 L. 4,000 



62 




Fig.1 Foto del voltmetro di- 
gitale a 3 cifre e mezzo. 



In certe apparecchiature industriali in sostituzione 
dei comuni voltmetri a lancetta vengono utilizzati 
dei voltmetri a display. 

Questi voltmetri, che si possono reperire in com- 
mercio senza grosse difficoltà, risultano tarati ma 
per una sola tensione fissa di fondo scala, ad e- 
sempio 1-20-100 volt. 

Qualcuno di questi voltmetri presenta un altro pro- 
blema, quello di richiedere due diverse tensioni per 
ia propria alimentazione. 

L'hobbista, che predilige sempre progetti di una 
certa adattabilità, vorrebbe un voltmetro universa- 
le che consenta dì cambiare velocemente il valore 
del fondo scala sul valore richiesto. 

Il progetto che vi presentiamo possiede questo re- 
quisito, quindi chi fosse interessato ad un voltme- 
tro da pannello dovrà soltanto proseguire nella let- 
tura. 



SCHEMA ELETTRICO 



Un voltmetro da pannello deve possedere queste 
caratteristiche fondamentali: risultare affidabile, 
semplice e di dimensioni ridotte. 
Il nostro progetto, come visibile in fig.2, utilizza due 
soli integrati e due dip-switches per il cambio del 
fondo scala e della virgola decimale sui display. 



L'integrato IC2, un LCL7107, è un voltmetro com 
pleto in grado di pilotare 3 display e 1/2, vale a di 
re sul primo display a sinistra può far apparire 
solo numero 1 e il segno negativo se viene in- 
vertita la polarità sui puntali d'ingresso. 

Questo integrato accetta sul suo piedino d'ingres 
so 31 una tensione massima di 0,2 volt, corri- 



spondente a 200 millivoft, quindi per misurare del- 
le tensioni dì valore superiore è necessario utiliz- 
zare un partitore resistivo composto dalle resi- 
stenze R2-R3-R4-R5. 

Cortocircuitando la leva 1 dei dip-switches S1-S2, 
potremo misurare qualsiasi tensione da un minimo 
di 0,1 milliV fino ad un massimo di 199,9 millìV. 

Cortocircuitando la leva 2 dei dip-switches S1-S2, 
potremo misurare qualsiasi tensione da un minimo 
di T 001 volt fino ad un massimo di 1,999 volt. 

Cortocircuitando la leva 3 dei dip-switches S1-S2, 
potremo misurare qualsiasi tensione da un minimo 
di 0,01 volt fino ad un massimo di 19,99 volt. 

Cortocircuitando la leva 4 dei dip-switches S1-S2, 
potremo misurare qualsiasi tensione da un mìnimo 
di 0,1 volt fino ad un massimo di 199,9 volt. 

Questo integrato, per funzionare correttamente, de- 
ve essere alimentato sul piedino 1 con una tensio- 
ne positiva stabilizzata di 5 volt e sul piedino 26 
con una tensione negativa di circa 10-11 volt. 

Per ottenere questa tensione negativa disponen- 
do di 5 volt positivi, abbiamo utilizzato l'integrato 
siglato IC1, un AD.232, che fornirà sul suo piedino 
6 la tensione negativa necessaria per alimentare 
l'integrato IC2. 

Il trimmer multigirì sigiato R10 collegato al piedi- 
no 36 di IC2, serve per tarare lo strumento trami- 
te una tensione di riferimento come vi spieghere- 
mo in seguito. 

Per gli volt non è necessaria nessuna taratura 
perchè l'integrato la esegue in modo automatico. 



64 



Questo preciso voltmetro digitale da pannello provvisto di quattro por- 
tate fisse per misurare tensioni continue di 200 millivolt fondo scala op- 
pure di 2-20-200 volt fondo scala, potrà risolvere molti problemi. Fac- 
ciamo presente che questo voltmetro deve essere alimentato con una 
sola tensione stabilizzata esterna di 5 volt 250 mA. 




r 



Si 




DISPLAY 2 



DISPLAY 3 



# 





lllllll I I I I I I I I I I I I I I 



a b e ri a f 



g a b e d e 1 g a b e d e I g 



PFPPn 



+ €> 




ENTRATA 




i 



GII 



T 



CU 



Fig.2 Schema elettrico. Il dip-switch siglato S1 serve per spostare il punto decimale sui 
display e quello siglato S2 per variare la portata del fondo scala (vedi figg. 3-4-5-6). 



R1 = 330 ohm 1/4 watt 
R2 = 909.000 ohm 174 watt 1% 
R3 = 90.900 1/4 watt 1% 
R4 = 9.090 ohm 1/4 watt 1% 
R5 = 1.010 ohm 1/4 watt 1% 
R6 = 100.000 ohm 1/4 watt 1% 
R7 = 100.000 ohm 1/4 watt 1% 
R8 = 47.000 ohm 1/4 watt 
R9 = 20.000 ohm 1/4 watt 1% 
R10 = 1.000 ohm trimmer 
C1 = 22 mF elettrolitico 
C2 = 22 mF elettrolitico 
C3 = 22 mF elettrolitico 
C4 = 100 mF elettrolitico 
C5 = 22 mF elettrolitico 



C6 = 100.000 pF poliestere 

C7 = 100 pF ceramico 

C8 = 100.000 pF poliestere 

C9 = 220.000 pF poliestere 

C10 = 470.000 pF poliestere 

C11 = 100.000 pF poliestere 

C12 a 10 mF elettrolitico 

Display 1 = anodo com. B5A.502RD 

Display 2 = anodo com. BSA.502RD 

Display 3 = anodo com. BSA.502RD 

Display 4 = anodo com. BSA.502RD 

IC1 = integrato AD.232 

IC2 = integrato ICL.71 07 

51 = dip-switch 4 pos. 

52 = dip-switch 4 pos. 



65 



Il dip-switch siglato S1 posto in alto a sinistra del- 
lo schema, serve per accendere il punto decima- 
le sui display in funzione della portata prescelta, 

Nelle figg,3-4-5-6 riportiamo un esempio di come 
debbano essere spostate le levette dei due dip- 
switches per cambiare la portata del fondo scala. 



NOTE UTILI 



Come per tutti gli strumenti digitali, la cifra che ap- 
pare sull'ultimo display di destra oscilla quasi sem- 
pre di +/- 1 cifra. 

Se misurando una tensione viene superato il mas- 
simo fondo scala, sul primo display di sinistra ap- 
parirà un 1, mentre tutti gli altri display risulteran- 
no spenti. 

Ammesso di aver predisposto il voltmetro sulla por- 
tata 20 volt fondo scafa, se misurando una ten- 
sione di 21-22-25 volt sul display di sinistra appa- 
re un 1, sarà necessario passare sulla portata su- 
periore dei 200 volt fondo scala. 

Se misurando una tensione sul primo display di si- 
nistra appare il segno -, significa che nei termina- 
li d'ingresso abbiamo inserito la polarità negativa 
nella boccola prevista per la polarità positiva. 



Toccando con le mani il puntale positivo, sui di- 
splay potrebbero apparire dei numeri casuali do- 
vuti a rumore o a cariche elettrostatiche del corpo. 



REALIZZAZIONE PRATICA 




Per realizzare questo voltmetro occorrono due cir- 
cuiti stampati, uno siglato LX.1334, che serve per 
montare tutti i componenti compresi gli integrati 
ed uno siglato LX.1334/D che serve per i display. 

Se volete iniziare dal circuito stampato LX.1334, vi 
consigliamo di montare come primo componente il 
connettore femmina a 28 piedini, cercando di e- 
seguire delle saldature perfette e verificando, ad o- 
perazione completata, che non vi siano due piedi- 
ni adiacenti cortocircuitati a causa di una eccessi- 
va quantità di stagno. 

Proseguendo nei montaggio inserite i due zoccofi 
per gli integrati IC1-IC2, poi i dìp-switches S1-S2 
rivolgendo verso la resistenza R1 il lato del loro cor- 
po sul quale appare la scritta ON. 
Dopo questi componenti potete inserire tutte le re- 
sistenze e poiché quelle di precisione hanno 5 o 



VIRGOLA 



MILLI VOLT 



si 



S2 




FONDO SCALA 



Fig.3 Spostando la prima leva di S1-S2 ver- 
so l'alto predisporrete il voltmetro per leg- 
gere 199,9 millivolt fondo scala. 



VIHG0L4 




VOLT 



1 


Q 
j 



J 


Q 
J 


■i 


Ihhhh 


I 



FONDO SCALA 






Fig.4 Spostando la seconda leva di S1-S2 
verso l'alto predisporrete il voltmetro per 
leggere 1,999 volt fondo scala. 



VIRGOLA 



VOLT 




FONDO SCALA 



Fig.5 Spostando la terza leva di S1-S2 ver- 
so l'alto predisporrete il voltmetro per leg- 
gere 19,99 volt fondo scala. 



VIRGOLA 



VOLT 



si 



52 




FONDO SCALA 



Fig.6 Spostando la quarta leva di S1-S2 ver- 
so l'alto predisporrete il voltmetro per leg- 
gere 199 5 9 volt fondo scala. 



66 



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Fig.7 Foto della scheda LX.1334 
come si presenta a montaggio ul- 
timato. Nel connettore femmina, 
posto sopra l'integrato IC2, andrà 
inserita la scheda dei display vi- 
sibile in fìg.8. 




» ■ i ■ i ■ 



Fig.8 Foto della scheda display 
siglata LX.1334/D che andrà inse- 
rita nella scheda LX.1334. 








DISPLAY 1 DISPLAY 2 DISPLAY 3 DISPLAY 4 



Fig.9 Schema pratico di montag- 
gio delle due schede necessarie 
per realizzare questo voltmetro 
da pannello. Il trimmer multigiri 
siglato R10 visìbile in basso a de- 
stra serve per tarare il fondo sca- 
la dello strumento. 





■ ■ 





a 


u. 



dp e A d e 



BSA 502 RD 




Fig.10 Connessioni dei 
due integrati ICL.7107 e 
AD.232 viste da sopra e del 
display viste dai lato del 
corpo dal quafe fuoriesco- 
no i 10 terminali. 



ICL 7107 



AD 232 



6 fasce di colore che non tutti riescono a decifra- 
re, indichiamo qui di seguito i vari colori: 

R2 - 909K = Bianco-Nero-Bianco-Arancio-Marrone 
R3 - 90,9K = Bianco-Nero-Bianco-Rosso-Marrone 
R4 - 9,09K = Bianco-Nero-Bianco-Marrone-Marrone 
RS - 1,01 K = Marrone-Nero-Marrone-Marrone-Marrone 
R6 - 100K = Marrone-Nero-Nero-Arancio-Marrone 

Nota = Se sul corpo è presente una 6° fascia 
questa sarà sempre di colore Rosso o Marrone. 



Dopo le resistenze potete inserire tutti i conden- 
satori compresi quelli elettrolitici, rispettando la 
polarità dei loro due terminali, quindi il trimmer mul- 
tigli R10. 

Completato il montaggio di tutti i componenti, po- 
tete inserire nei rispettivi zoccoli i due integrati ri- 
volgendo la tacca di riferimento a forma di U pre- 
sente su! loro corpo verso destra. 

Dopo aver inserito l'integrato IC2, verificate con at- 
tenzione che tutti ì piedini risultino entrati perfetta- 
mente nei fori dello zoccolo, perchè può accadere 
che uno o due di essi, anziché entrarvi, si allarghi- 
no verso Testerno. 

Per completare il voltmetro dovete montare sul pìc- 
colo circuito stampato LX.1334/D da un lato il con- 
nettore maschio da 29 terminali e, dopo averne 
saldati tutti i piedini, dal lato opposto tutti i display 
rivolgendo verso il basso il punto decimale posto 
sulla destra del numero 8 come potete vedere in 
flg.9. 



Dopo averne saldati i piedini, potete innestare il 
connettore maschio nel connettore femmina pre- 
sente sullo stampato base LX.1334 e a questo pun- 
to il vostro voltmetro risulterà già operativo anche 
se dovete ancora tarare il trimmer R10. 



TARATURA trimmer R 




Prima di tarare questo trimmer. commutate i due 
dip-switches S1-S2 sulla portata dei 20 volt fondo 
scala {vedi fig.5). 

Se avete un piccolo alimentatore in grado d\ forni- 
re una tensione stabilizzata di 5 volt, coilegatelo al 
voltmetro facendo attenzione a non invertire la po- 
larità dei due fili. 

Se avete a disposizione una pila da 9 volt oppure 
da 4,5 volt, collegateJa ai due fili di entrata e subi- 
to vedrete apparire il valore della tensione sui di- 
splay che, come noterete, sono di colore verde, 

E normale che il valore di tensione visualizzato non 
corrisponda alia realtà, perchè questa condizione 
si ottiene soltanto dopo aver tarato il trimmer R10. 

Per tarare questo trimmer dovete utilizzare una ten- 
sione di circa 15-18 volt, che potrete prelevare da 
un qualsiasi alimentatore. 

Se non disponete di un alimentatore, potete usare 
anche una normale pila da 9 volt, ■ 

hi capì dell'alimentatore dovete applicare un tester 
esterno in modo da leggere la tensione esatta, che 
potrebbe risultare ad esempio di 17,65 volt. 



68 



^^mmmmi^mm^mmmm^mmmmBmmmmmmmmmB^Fmmimmmi^mt 






I 




RETt 
2ZDV 



t 



TI 




É pj 5 V, 



__ CI ^Z CZ ^p C3 _. C4 3 V 

▼ ▼ T ▼ T ▼ 



Fig.11 Poiché questo voltmetro va alimentato con una tensione stabilizzata di 5 volt, 
se non disponete di tale tensione vi consigliamo di usare questo semplice schema. 

ELENCO COMPONENTI LX.1335 



C1 = 1,000 mF elettrolitico 
C2 = 100.000 pF poliestere 
C3 = 100.000 pF poliestere 
C4 = 470 mF elettrolitico 



RS1 = ponte raddr. 100 V 1 A 

IC1 = integrato u A. 7805 

T1 = trasform. 5 watt (T005.01 } sec. 8V. 0,5A. 

S1 = interruttore 



AFTE 
220 Voli 











Fig,12 Schema pratico dello stadio di ali- 
mentazione LX.1335 riprodotto a grandezza 
naturale. L'integrato stabilizzatore 101 va 
fissato sulla pìccola aletta di raffredda- 
mento che troverete nel kit. 



EMÙ 

\ik 7805 



•T + 
5V. 

USCITA 



wmm 



Fig.13 Foto dello 
stadio di alimenta- 
zione LX.1335. 





Fig.14 Sui retro della scheda display 
va fissato il connettore maschio da 
innestare nella scheda base siglata 
LX.1334. 



DISTANZIATORE 
10 rum. 



DISTANZIATORE 

10 mm. 



LX1334D 




LX1 334 



PANNELLO 



Fig.15 Per fissare questo voltmetro su un pannello, vi consigliamo di usare dei di- 
stanziatori da 10 millìmetri. Nei due primi distanziatori fissati sul pannello inserirete lo 
stampato dei Display quindi, dopo aver applicato sopra ad esso altri due distanziato- 
ri, innesterete nel connettore maschio la scheda base LX.1334. 



70 



199.9 Veli 



i\ « 



m voir 



wamohm CHIUSO 



+ ® 



i t? 



C ^3 



p< 



ENTRATA 



1.949 Voli 



90 900 ohm 



9.090 ohm 



?! «: 



t 



199.9 mi li Volt R2 fig R4 

un oKm ENTRATA 




R5 




"% 



Fig.16 Se volete utilizzare un commutatore rotativo per commutare le 4 portate, potrete 
collegarlo direttamente all'ingresso, non dimenticando di commutare il dip-switch S2 sul- 
la portata 200 millivolt (vedi fig.3). Nei terminali del commutatore rotativo dovrete inseri- 
re 5 resistenze di precisione del valore indicato nello schema. 
Tenete questi collegamenti esterni molto corti per evitare di captare dei disturbi. 



Anche se usate una pila da 9 volt dovete control- 
lare la sua tensione, perchè questa potrebbe es- 
sere dì 8,4 volt oppure di 8,7 volt. 

Conoscendo l'esatta tensione, dovete ruotare len- 
tamente il cursore del trìmnner multigiri R10 fino a 
leggere sui display la stessa tensione riportata sul 
tester preso come riferimento. 



Se desiderate effettuare questa modifica, non è ne- 
cessarlo che togliate i dip-switches, ma è suffi- 
ciente che colleghiate ai due terminali d ingresso 
il partitore resistivo riprodotto in flg.16, non di- 
menticando di spostare verso l'alto la levetta del 
dip-switch S2 sulla portata 200 millivolt. 







ALIMENTATORE LX.1 335 




Se non disponete di un piccolo alimentatore in gra- 
do di erogare 5 volt 0,5 amper, vi consigliamo di 
prendere in considerazione lo schema riprodotto in 
fig.11, che utilizza un piccolo trasformatore più un 
integrato stabilizzatore uA.7805, che dovete fissa- 
re sopra ad una piccola aletta di raffreddamento 
(vedi fig.12)< 

Quando collegherete l'uscita dell'alimentatore ai 
terminali del voltmetro, fate attenzione a non in- 
vertire il terminale positivo con il negativo. 





MODIFICHE che potete APPORTARE 



Sappiamo bene che P come è accaduto per altri pro- 
getti similari, qualcuno vorrà tentare di modificare 
il nostro schema togliendo i due dip-switches ed 
inserendo in sostituzione di essi un commutatore 
rotativo. 



COSTO di REALIZZAZIONE 



Tutti i componenti necessari per realizzare lo sta- 
dio base LX.1 334 e ILX.1334/D, cioè ì circuiti stam- 
pati, ì due integrati IC1-IC2 i connettori, ì due dip- 
switches, tutti i condensatori e fé resistenze com- 
prese quelle di precisione, il trimmer R10 e quat- 
tro display di colore verde .. L. 57.000 

Tutti i componenti necessari per realizzare lo sta- 
dio di alimentazione LX.1 335 .... L. 26.000 

Costo del solo stampato LX.1 334. L. 6.600 

Costo del solo stampato LX.1334/D L 2.500 

Costo del solo stampato LX.1335 , L, 5.000 

Ai prezzi soprariportati, già comprensivi di IVA, andran- 
no aggiunte le sole spese di spedizione a domicilio. 



71 



Fig.1 Foto del Gene- 
ratore BF completo 
di mobile. 





Per coloro che non pretendono costosi strumenti di misura, ma si ac- 
contentano di qualcosa di più economico che svolga le stesse funzio- 
ni, abbiamo progettato questo Generatore BF in grado di fornire delle 
onde sinusoidali-quadre-triangolari da 10 Hz fino a 50,000 Hz. 



Anche se sono molti coloro che ci chiedono stru- 
menti di tipo professionale nonostante il loro co- 
sto sia alquanto elevato, non dimentichiamo che vi 
sono moltissimi piccoli laboratori e hobbisti che, 
quando devono acquistare uno strumento, come 
prima caratteristica ne valutano il prezzo. 
Poiché un Generatore BF è lo strumento più usa- 
to per riparare e controllare preamplìfieatori e finali 
Hi-Fi, abbiamo pensato dì progettarne uno con il 
minor numero di componenti possibile, senza però 
per questo pregiudicarne le caratteristiche tecniche. 

Con un solo integrato tipo NE.5532, quattro comu- 
ni transistor tipo BC-547 T un integrato stabìfizzato- 
re tipo 78L09, siamo riusciti ad ottenere un Gene- 
ratore BF in grado di coprire un'ampia banda di 
frequenze, dalle Subsoniche alle Ultrasoniche, 
suddivise in 4 portate: 



portata A 
portata B 
portata C 
portata D 



da 7 Hz a 95 Hz 

da 70 Hz a 950 Hz 
da 700 Hz a 8.200 Hz 
da 7.000 Hz a 52.000 Hz 




Poiché non abbiamo un frequenzimetro digitale 
sul quale leggere fa frequenza generata in sua 
sostituzione abbiamo utilizzato un dischetto gra- 
duato. 

Dobbiamo far presente che quest'ultimo è in gra- 
do di indicare delle frequenze approssimative, 
quindi non si dovrà pretendere che in corrispon- 
denza dei 1 .000 Hz fuoriesca esattamente tale fre- 
quenza; infatti, se applicassimo sull 1 uscita del Ge- 
neratore BF un frequenzimetro digitale, legge- 
remmo 1.180 Hz oppure 895 Hz. 

Tali differenze possono comunque essere tollera- 
te, sapendo che: 

- la portata A va usata per i Bassi 

- la portata B va usata per i Medi/Bassi 

- la portata C va usata per i Medi/Acuti 

- la portata D va usata per i Super/Acuti 

Chi pretende la precisione dovrà usare un fre- 
quenzimetro digitale ed applicarlo sull'uscita, 



72 



Fig.2 Schema elettrico del Generatore BF in grado di fornire 
onde triangolari, sinusoidali, quadre da 10 Hz a 50.000 Hz. 



OFF 

1 Q i 




co t 

LIVULO y 

StCNALf 

▼ ▼ TV 



ELENCO COMPONENTI LX.1337 




R1 = 2.200 ohm pot lin* 


R21 


R2 = 220 ohm 


R22 


R3 = 47.000 ohm 


R23 


R4 = 47.000 ohm 


R24 


R5 = 820,000 ohm 


R25 


R6 = 2.200 Ohm 


R26 


R7 = 100.000 ohm 


C1 = 


R8 = 47.000 ohm 


C2 = 


R9 = 10.000 ohm 


C3 = 


R10 ■ = 10.000 ohm 


C4 = 


R11= 47.000 Ohm 


C5 = 


R12 = 2,200 ohm 


C6 = 


R13 = 4.700 ohm 


C7 = 


R14 - 1.200 ohm 


C8 = 


R15 = 47.000 ohm 


C9 = 


R16 = 100 ohm 


C10 


R17 = 1.200 ohm 


C11 


R18 = 1.000 ohm 


C12 


R 1 9 = 56.000 ohm 


C13 


R20 = 10.000 ohm 


C14 



= 5.600 ohm 
= 1.000 ohm 
= 2.200 ohm pot lin. 
= 1.000 ohm 
= 100 ohm 
= 22.000 ohm 
100 mF elettrolitico 
100,000 pF poliestere 
10 mF elettrolitico 
1 00.000 pF poliestere 
10.000 pF poliestere 
1 .000 pF poliestere 
100 pF ceramico 
10 mF elettrolitico 
47 mF elettrolitico 
= 100 mF elettrolitico 
= 100.000 pF poliestere 
= 100.000 pF poliestere 
- 1.000 mF elettrolitico 
= 10 mF elettrolitico 



C15 = 47 mF elettrolitico 
C16 ■ 100.000 pF poliestere 
C17 = 47 mF elettrolitico 
RS1 = ponte raddr. 100 V. 1 A. 
DS1 = diodo 1N.4150 
DS2 = diodo 1N.41 50 
DS3 = diodo 1N.41 50 
DL1 = diodo led 

TR1 = NPN tipo BC.547 
TR2 = NPN tipo BC.547 
TR3 = NPN tipo BC.547 
TR4 = NPN tipo BC.547 
IC1 = integrato tipo NE. 5532 
IC2 = integrato tipo MC.78L09 

T1 = trasform. 3 watt (T003.02) 
sec. 12 V. 200 mA 

51 = comm. 2 vie 4 pos. 

52 = comm. 2 vie 4 pos. 




m e 

~fl D — U E — Q D - 



# 





MC78L09 



BC547 



DIODO 
LED 



Fig.3 Connessioni 
dei semiconduttori. 



NE 5532 



73 



Qualcuno potrebbe farci osservare che per risol- 
vere questo problema sarebbe stato sufficiente rea- 
lizzare una scala graduata più precisa, ma a que- 
sto proposito dobbiamo far presente che con tutta 
la nostra buona volontà non ci siamo riusciti per- 
chè, prendendo 50 potenziometri dello stesso va- 
lore, nessuno è risultato identico all'altro a causa 
delle normali tolleranze. 

Non è nemmeno servito a nulla verificare che alle e- 
stremità di questi potenziometri fossero presenti e- 
sattamente 2.200 ohm perchè, ruotandoli esatta- 
mente a metà corsa, ognuno presentava un valore 
diverso dall'altro: 1.085 - 1.050 - 1.140 - 1.165 ohm. 

Quindi abbiamo disegnato questa scala prenden- 
do come riferimento un valore medio, in modo da 
ridurre Terrore tra il valore della frequenza genera- 
ta e quello indicato dal disco. 




SCHEMA ELETTRICO 



In questo Generatore abbiamo collegato in modo 
un pò anomalo i due operazionali siglati IC1/A- 
IC1/B, in modo da farli funzionare come un sem- 
plice VCO (Voltage Controlied Oscìllator), vale a di- 
re un oscillatore del quale è possibile variare la fre- 
quenza tramite una tensione (vedi fìg.2). 
Applicando tra il piedino dlngresso invertente 2 
e il piedino d'uscita 1 delle capacità di valore pre- 
stabilito (vedi C4-C5-C6-C7), si può variare la fre- 
quenza generata da un valore massimo ad un mi- 



nimo modificando semplicemente la tensione di po- 
larizzazione sul piedino 2. 

Ruotando il cursore del potenziometro R1 verso la 
resistenza R2 otterremo la minima frequenza, ruo- 
tandolo verso il positivo dei 9 volt otterremo la mas- 
sima frequenza. 

Questo oscillatore presenta la caratteristica di ri- 
sultare molto stabile in frequenza ed anche in am- 
piezza, ma presenta anche due problemi: 

- fornisce in uscita due soli tipi di onda, triangola- 
re e quadra, ma non sinusoidale; 

- il segnale erogato dalla sua uscita non supera 
I 1 ampiez2a di 0,7 volt picco/picco, 

Per trasformare le onde triangolari in onde sinu- 
soidali utilizziamo il circuito composto dalla resi- 
stenza R12, dal condensatore C8 e dai diodi DS2- 
DS3 posti in opposizione di polarità. 

Lo stadio composto dai transistor TR2-TR3-TR4 è 
un amplificatore a larga banda in grado di amplifi- 
care il segnale di circa 5 volte, quindi in uscita a~ 
vremo disponibili i tre segnali richiesti, cioè trian- 
golari -sinusoidali - quadri, con un'ampiezza che 
si aggira intorno ai 3,5 volt picco/picco, 

Per alimentare questo circuito occorre una tensio- 
ne stabilizzata di 9 volt che preleveremo dallo sta- 




ì r«i o S 



ligtff* 





Fig.4 Foto interno 
del mobile plastico 
con già fissato il cir- 
cuito stampato. 



IBI ■ I, ■ 

ma 

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I I , 

4 



74 



USCITA fi.F 




TR4 TR3 




HI H11 ^ ft, M & / 

DSl 

TRlF « 




f f 

§ liii 

1 »i* ca ite ni 



ftn R4 R5 H3 




o 




Fig.5 Schema pratico dì montaggio del semplice Generatore di BF. Prima di fissare sul 
circuito stampato i potenziometri e i commutatori rotativi, dovrete accorciare i loro perni 
(vedi figg.6-7) in modo che tutte le manopole siano disposte alla stessa altezza. 




Fig.6 Con un piccolo seghetto dovrete ac- 
corciare i perni dei soli potenziometri in mo- 
do che risultino della lunghezza di 25 mm 
circa come visibile nel disegno. 




Fig.7 I perni dei due commutatori S1-S2 an- 
dranno accorciati in modo da risultare lun- 
ghi solo 15 mm cosi da poter essere fissa- 
ti sopra il circuito stampato. 



75 







Fig.8 Foto del circuito stampato visto dal lato dei componenti- Poiché questa foto è stata 
eseguita su uno degli esemplari usati per il collaudo, manca ancora il disegno serigrafico 
che risulterà invece presente su tutti i circuiti stampati di produzione forniti nei kits. 




i 




Fig.9 Foto del circuito stampato visto dal lato opposto. Si notino ai quattro Lati del cir- 
cuito stampato le torrette distanziataci in metallo, che serviranno per fissare questa ba- 
setta su! pannello frontale già incìso e forato, fornito assieme al mobile plastico. 



dio composto dal trasformatore TI, dal ponte rad- 
drizzatore RS1 e dal piccolo integrato stabilizzato- 
re uA.78L09 o MC78L09 siglato IC2 + 

Facciamo inoltre presente che il commutatore S2 
è un 2 vie 4 posizioni, quindi utilizziamo il settore 
siglato S2/A per il cambio forma d'onda in usci- 
ta, mentre il settore S2/B per far giungere sul pri- 
mario di T1 la tensione di rete dei 220 volt, 



REALIZZAZIONE PRATI 




Una volta in possesso dei kit, potete iniziare a mon- 
tare sul circuito stampato LX.1337 tutti i compo- 
nenti come visibile nello schema pratico di fig.5. 
Potete inserire dapprima lo zoccolo IC1 e, dopo a~ 
ve me saldati tutti i piedini, potete inserire una ad 
una tutte le resistenze. 

Completata questa operazione, inserite i tre dìodi 
at silicio DS1-DS2-DS3, orientando il lato del loro 
corpo contrassegnato da una fascia nera come in- 
dicato nello schema pratico dì fig,5. 
Proseguendo nel montaggio, potete inserire il con- 
densatore ceramico C7, ì condensatori polieste- 
re e gli elettrolitici rispettando la polarità +/- dei 
loro terminali. 

Vicino al condensatore elettrolìtico C13 inserite il 
ponte raddrizzatore RS1 rivolgendo il terminale ne- 
gativo verso al trasformatore T1 ed il terminale po- 
sitivo verso sinistra. 

A questo punto potete prendere il piccolo integra- 
to stabilizzatore MC.78L09 ed inserirlo nel foro in- 
dicato IC2 k rivolgendo la parte piatta deJ suo cor- 
po verso il condensatore elettrolitico C10. 

Dopo IC2 potete inserire tutti i transistor BC.547 
nei fori indicati TR1-TR2-TR3-TR4, orientando la 
parte piatta del loro corpo come appare ben visì- 
bile nello schema pratico di fig.5, 

Prima di inserire i potenziometri e i commutato- 
ri rotativi nel circuito stampato, dovete accorciarne 
i perni come abbiamo illustrato nelle figg.6-7. 

Saldati i terminali di questi componenti sulle piste 
in rame del circuito stampato, potete inserire il tra- 
sformatore di alimentazione T1 e la morsettiera per 
fissare il cordone di rete dei 220 volt. 

Il diodo led DL1 andrà fissato sul lato opposto 
de) circuito stampato (vedi fori in prossimità di 
C1G-R24), tenendo i suoi terminali lunghi 20 mm 
per farne fuoriuscire il corpo dal foro presente 



sul pannello frontale del mobile. 

Il terminale più lungo A andrà inserito a sinistra ed 
il terminale più corto K verso RS1 (vedi fig.5). 

Completato il montaggio, inserite nello zoccolo l'in- 
tegra to NE. 5532, rivolgendo la sua tacca di riferi- 
mento a forma di U verso sinistra. 
Per fissare questo stampato sul pannello frontale 
del mobile, inserite nei fori presenti sui due lati del- 
lo stampato le quattro torrette distanziatrici metal- 
liche lunghe 20 mm. 

Potete fissare le due boccole per l'uscita del se- 
gnale di BF a vostra scelta, sulla parete frontale 
del mobile o su una parete laterale oppure sulla pa- 
rete posteriore. 

Dopo aver fissato le manopole sui perni dei po- 
tenziometri e dei commutatori, il Generatore BF è 
già pronto a fornire le frequenze che avrete sele- 
zionato con il commutatore S1 e le forme d'onda 
che avrete scelto tramite il commutatore S2, 

A causa della tolleranza del potenziometro R1 e 
dei condensatori C4-C5-C6-C7, non si può preten- 
dere che la frequenza indicata dal disco graduato 
corrisponda a quella generata. 

Coloro ai quali interessa conoscere l esatta fre- 
quenza, dovranno necessariamente procurarsi un 
frequenzimetro digitale in modo da leggere re- 
satto valore. 

A parte si potrà preparare una tabella con riporta- 
to il valore inciso sul disco e di lato i! valore della 
frequenza fuoriuscita. 




COSTO di REALIZZAZION 



Tutti ì componenti necessari per realizzare il Ge- 
neratore BF LX.1337 (vedi fìg + 5) compresi circuito 
stampato, integrato NE. 5532, transistor, trasfor- 
matore, cordone di rete, potenziometri, commuta- 
tori, manopole e disco graduato, esclusi il mobile 
e la mascherina forata e serigrafata L67.000 

Jl mobile plastico MO, 1337 completo di pannello fo- 
rato e serigrafato *_™. „ »... L23.000 

Costo del solo stampato LX.1337 L 25,000 

Ai prezzi sopraindicati, già comprensivi di IVA, andran- 
no aggiunte le sole spese di spedizione a domicilio. 



77 




Col legando questo accessorio ad una linea telefonica potrete registra- 
re tutte le telefonate in arrivo e in partenza. Questo progetto può risul- 
tare utile agli investigatori privati e anche a coloro che vorrebbero a- 
scoltare le telefonate che si fanno in loro assenza, oppure registrare del- 
le telefonate ricattatorie per poterle poi fare ascoltare alla polizia. 



Anche se le persone maggiormente interessate a 
questo accessorio sono gli investigatori privati, 
ve ne sono molte altre che desiderano entrarne ìn 
possesso per i più svariati motivi. 

Ci sono coloro che vorrebbero utilizzarlo per a- 
scoltare le telefonate fatte dal coniuge in propria 
assenza, aJtri per controllare se nella loro azienda 
qualche dipendente è scortese verso i clienti, a co- 
storo si aggiungono quanti desiderano registrare 
telefonate anonime, ricattatorie o offensive per po- 
terle poi far ascoltare alla polizia affinchè questa 
possa prendere i necessari provvedimenti. 
Poiché questo accessorio non è reperibile in nes- 
sun negozio, abbiamo deciso di progettarne uno e- 
stremamente semplice ma molto efficace. 



SCHEMA ELETTRICO 



Come è possibile vedere in fig.1, questo circuito 
deve essere collocato in serie ai due fili che giun- 
gono dall'apparecchio telefonico. 
Quando il ricevitore del telefono è abbassato, la 
tensione di 48 volt presente nei due fili della linea 
telefonica non scorre nel telefono, quindi ai capi 
dei due diodi DS1-DS2 non è presente alcuna ten- 
sione. 




Quando alziamo il ricevitore per ricevere o per fa- 
re una telefonata, nella linea scorre una corrente 
che provoca una caduta di tensione che può va- 
riare, da lìnea a linea, da 38 volt a 36 volt. 
Scorrendo questa corrente ai capì dei diodi DS1- 
DS2, otteniamo una tensione di 1,5 volt che ci ser- 
ve per portare in conduzione il diodo emittente pre- 
sente all'interno del fotoaccoppiatore OC1. 

Con questo diodo emittente in conduzione, auto- 
maticamente si porta in conduzione anche il tran- 
sistor ricevente del fotoaccoppiatore, che cortocir- 
cuita verso massa le due resistenze R5-R6. 
Poiché ai capì della resistenza R6 è collegata la 
Base del transistor PNP siglato TR1 f questo ini- 
zierà a condurre eccitando il relè collegato al suo 
Collettore. 

A relè eccitato si chiudono ì contatti che fanno ca- 
po alle boccole rem. 

Queste due boccole d'uscita, che vanno collegate 
all'ingresso remote presente nel registratore, prov- 
vedono a metterlo in moto quando viene premuto 
il tasto registrazione. 

Infatti, se avete un registratore e provate a mette- 
re in cortocircuito la presa remote, noterete che 
l'apparecchio si metterà in moto e sì fermerà non 
appena verrà eliminato questo corto. 



78 



A registratore in moto, per poter registrare una te- 
lefonata è necessario 1ar giungere sul suo ingres- 
so microfono il segnale prelevato dalle boccole BF 
di questo circuito. 

Come potete vedere in fig.1 , il segnale BF che scor- 
re nei due fili telefonici viene applicato, tramite la 
resistenza R1 e il condensatore C1, sul primario 
del trasformatore T1; viene poi prelevato dal suo 
secondario e applicato ai capi del trimmer R2, ne- 
cessario per dosare l'ampiezza del segnale BF che 
dovrà giungere sulla presa microfono del regi- 
stratore. 



I due diodi zener DZ1-DZ2 da 5,1 volt collocati in 
opposizione dì polarità ai capi del trimmer R2, ser- 
vono per limitare l'ampiezza del solo squillo te- 
lefonico che, se registrato, potrebbe risultare fasti- 
dioso. 

II diodo led DL1 posto in serie al relè, si accende 
ogni volta che questo si eccita. 

Quando, conclusa una conversazione, riabbassia- 
mo il ricevitore telefonico, automaticamente il relè 
si diseccita e poiché in questa condizione viene e- 
liminato il cortocircuito sulle boccole rem, il regì- 




DALLA LINEA TELEFONIE A 




Fig.1 Schema elettrico del circuito telefonico LX.1339. 

si 



+ 

Al TELEFONO 




9F REM 

USCITE 

R1 

R2 
R3 
R4 
R5 
R6 
R7 
R8 
C1 
C2 
C3 
C4 



100 ohm 1/2 watt 
2.000 ohm trimmer 
22 ohm 
1 megaohm 
47.000 ohm 
10,000 ohm 
22 ohm 
100 ohm 

220.000 pF poi. 250 V. 
10.000 pF poliestere 
470.000 pF poliestere 
100 mF elettrolitico 



DS1 = diodo tipo 1N.4007 
DS2 = diodo ti poi N. 4007 
DS3 = diodo tipo 1N.4007 
DS4 = diodo tipo 1N.4007 
DZ1 = zener 5,1 V. 1/2 watt 
DZ2 = zener 5,1 V, 1/2 watt 
DL1 = diodo led 
TR1 = PHP tipo BC.328 
OC1 = fotoacc, tipo 4N35 
T1 = trasform. tipo TM5.1 
RELÈ 1 = relè 6 V. 1 se. 
S1 = interruttore 



79 






PRESA PILA 



Fig.2 Schema pratico di montaggio, 

IMPORTANTE = Prima di collegare i 
due fili di questo circuito alla linea te- 
lefonica dovrete controllare con un te- 
ster su quale di essi è presente la ten- 
sione POSITIVA dei 48 volt e questo 
filo lo dovrete fissare sul primo reofo- 
ro della morsettiera a 4 poli posta sul 
lato destro del circuito stampato. 




B 




4N35 



BC328 



Fig.3 Connessioni del fotoaccoppia- 
tore 4N35 viste da sopra con la tac- 
ca di riferimento a U posta sulla si- 
nistra» e quelle del transistor PNP 
BC.328 viste da sotto. 



ALLA LINEA TELEFONICA 

+ JU- 



AL TELEFONO 




USCITA REM 



80 




Fig.4 Ecco come si presenta la basetta del 
circuito stampato completa di tutti i suoi 
componenti. Su! circuito stampato ripro- 
dotto in questa loto non appare la serigra- 
fia, facendo esso parte della preserie dì 10 
kits che realizziamo sempre per il collaudo. 
La serigrafia è invece presente su tutti i cir- 
cuiti stampati che vi forniremo. 




Fìg.5 Potrete fissare il circuito nel piccolo 
mobile plastico che forniremo solo su ri- 
chiesta. In questo mobile è presente il va- 
no per contenere la pila da 9 volt. 




stratore si ferma e si pone in attesa della telefona- 
ta successiva. 

Questo circuito viene alimentato da una comune 
pila radio da 9 volt. 



REALIZZAZIONE PRATICA 



Sul circuito stampato siglato LX.1339 dovete mon- 
tare tutti i componenti richiesti, disponendoli come 
evidenziato nello schema pratico di fig.2, 

Per iniziare, inserite lo zoccolo del fotoaccoppiato- 
re OC1 e, dopo aver saldato tutti i suoi terminali, 
inserite te poche resistenze ed il trimmer R2> 
Proseguendo, potete montare tutti i diodi, DS1- 
DS2-DS3-DS4 posizionando la fascia bianca che 
contorna il loro corpo come abbiamo illustrato nel 
disegno dello schema pratico. 

Dopo i dìodi al silìcio potete inserire i due diodi ze- 
ner DZ1-DZ2 con corpo in vetro, rivolgendo la fa- 
scia nera che contorna i loro corpi verso il trasfor- 
matore T1 . 

A questo punto potete inserire tutti ì condensatori 
poliestere e l'elettrolitico C4 3 poi il relè, il tra- 
sformatore telefonico T1 e vicino a questo le due 
morsettiere a 4 poli. 

Da ultimo montate il transistor TRI rivolgendo la 
parte piatta del suo corpo verso il trasformatore. 

Ai due fili uscita rem collegate una spina jack ma- 
schio da 2 T 5 mm e ai due fili uscita BF una spina 
jack maschio da 3,5 mm. 



MOBILE 




A chi volesse inserire questo progetto in un mobi- 
le, consigliamo il modello MTK07.22 dotato di un 
vano per contenere la pila da 9 volt. 
Il pannello frontale e quello posteriore di questo mo- 
bile sono vergini, quindi per far fuoriuscire tutti i fi- 
li e per fissare la gemma cromata per il diodo led 
e l'interruttore dì accensione, dovete praticare tutti 
ì fori necessari- 



COSTO di REALIZZAZIONE 



■ 



Tutti i componenti necessari per realizzare il kit 
LX.1339 (vedi fig.2) t compresi circuito stampato, 
trasformatore T1, relè, due spinotti jack e il mobile 
plastico MTK07.22 ,.... *..,♦ L38.000 

Costo del solo stampato LX,1339 L 4.000 

Ai prezzi riportati, già comprensivi di IVA, andranno 
aggiunte le sole spese di spedizione a domicilio. 



81 



Tra i tanti programmi che abbiamo testalo per po- 
ter trasmettere e ricevere immagini SSTV quello 
che reputiamo più completo è TEZSSTV. 
Gli standard normalmente utilizzati dai Radioa- 
matori per trasmettere immagini via radio sono: 

Martin M1 

Scotti S1 

Hi Rez (alta risoluzione) P3 - P5 - P7 




Chi possiede un valido ricevitore in SSB può cap^ 
tare le immagini trasmesse dai radioamatori sinto- 
nizzandosi su queste frequenze: 

3.845 - 3.857 kHz 
7.171 kHz 
14.230- 14.233 kHz 
21 .340 kHz 
28.868 kHz 
145.500 kHz 



INSTALLARE il PROGRAMMA 



Chi usa Windows 95 dovrà procedere come spie- 
gato di seguito per trasferire il programma dal di 
schetto floppy nel suo hard-disk 

- Inserite i! dischetto floppy contenente il pro- 
gramma EZSSTV nel suo drive, 

- Con il mouse portate il cursore sull'icona Risor- 
se del computer e cliccate 2 volte. 

- Nella finestra che compare portate il cursore sull'i- 
cona disco A: e cliccate 2 volte, 

- Nella nuova finestra che appare potete leggere i 
contenuto del dischetto A. 

- Cliccate 2 volte sul file INSTALLA ed automati- 



M 


m tflE 



ricevere e 



i 



Tra i tanti programmi che abbiamo testato per la SSTV quello che ab- 
biamo trovato più valido e completo si chiama EZSSTV- Purtroppo nel 
suo "help" non è spiegato in modo comprensibile come installarlo, co- 
me settare il computer e come utilizzarlo. Questo articolo aiuterà tutti 
coloro che vogliono installare e utilizzare questo valido software. 



Tenete comunque presente che non è sufficiente 
accendere il ricevitore e sintonizzarsi su una di que- 
ste frequenze per ricevere delle immagini, perché 
in primo luogo occorre che vi sia un radioamatore 
che le trasmette, poi è necessaria una buona pro- 
pagazione delle onde radio. 

Le frequenze più idonee per ricevere le immagini 
dei radioamatori da ogni parte del mondo sono 
quelle dei 14.230 - 14.233 kHz e dei 28.868 kHz. 
Le altre frequenze vengono normalmente utilizza- 
te per collegamenti a medie e corte distanze. 

Nelle foto che pubblichiamo in questo articolo po- 
tete vedere le immagini trasmesse da radioamato- 
ri non solo Europei, ma di ogni altra parte del mon- 
do, Argentina - Stati Uniti - Giappone ecc. 

Non dimenticate che oltre al ricevitore occorre a- 
vere anche una buona antenna, diversamente si 
riceveranno immagini deturpate da rumore. 



camente verrà creata la cartella EZSSTV dentro 
la quale verranno caricati tutti i files. 

Poiché il programma EZSSTV deve lavorare in mo- 
dalità MS-DOS dovete eseguire anche queste sup- 
plementari operazioni, che non è necessario effet- 
tuare se lavorate sotto Windows 3.1. 

- Con il mouse portate il cursore sull'icona con la 
scritta AVVIO posta in basso e cliccate 1 volta. 

- Nel menù che appare dovete cliccare 1 volta sul- 
la scritta Chiudi sessione. 

- Nella finestra che appare dovete cliccare 1 vol- 
ta nel cerchietto posto dì fianco alla scritta "Riav- 
via il sistema in modalità MS-DOS", quindi an- 
date sulla scritta OK e cliccate 1 volta. 

Eseguita quest'ultima operazione il computer si av- 
via in modalità MS-DOS, 



82 






I ! »!'■ ■ 



LU1CIB 




AHttE"g~ggggfn 




Fig.1 Collegata l'interfaccia LX.1336 ad un 
ricevitore in SSB potrete andare a caccia 
delle immagini SSTV trasmesse dai radioa- 
matori da ogni parte del mondo. 



Se non avete Windows 95, per caricare EZSSTV 
nel vostro computer procedete come segue: 

- Inserite il dischetto floppy contenente il prò- 
gramma EZSSTV nel suo drive, 

- Digitate A: poi pigiate Enter. 

- Quando appare A:\> digitate installa senza la- 
sciare degli spazi, cioè A:\>installa» poi pigiate 
nuovamente Enter. 

Automaticamente verrà creata nell T hard-disk la di- 
rectory EZSSTV ed in questa verranno memoriz- 
zati tutti i files contenuti nel dischetto. 



CONFIGURAZIONE scheda GRAFICA 



Per lavorare con la scheda grafica presente nel 
computer dovete eseguire queste operazioni. 





- Digitate C:\>CD\EZSSTV poi pigiate Enter. 

- Quando appare C:\EZSSTV> digitate: 

C:\EZSSTV>VGAINFO poi pigiate Enter 

Nella finestra che appare {vedi fig.2) sono riporta- 
ti i livelli di colore che la scheda grafica inserita 
nel computer vi consente di sfruttare. 
Se avete una scheda grafica insufficiente appari- 
ranno poche righe. 

Pigiate un qualsiasi tasto e sullo schermo appari- 
ranno quattro fasce con i livelli di Rosso - Verde - 
Blu (RGB) più una scala dei Grigi (vedi fig,3). 

Pigiate un altro tasto qualsiasi ed appariranno al- 
tre quattro fasce di colore più o meno definite. 

Ammesso che abbiate una scheda grafica che 
permette di ottenere un massimo di 256 livelli, no- 
terete che la massima definizione si ottiene con: 

101H 640x480 
103H 800x600 

Ammesso che abbiate una scheda grafica che 
permette di ottenere un massimo di 16.777.216 ti- 



83 








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Fig.2 Digitando VGAINFO saprete quanti li- 
velli dì colore potete utilizzare con la sche 
da grafica presente nel computer. 



U iphlcs mode 12H: £40x480. 16 color-. 










1 



sjr.iy 



PrciiN .iny key To continue 



r^ph te?; 


mode 112H: 


640x480 , 


16777216 col ars 



















Gf ,1y 



■ì n y key to 



Fig.3 Pigiando un tasto qualsiasi appaiono 

queste finestre con sopra indicato Mode 
12H o 112H ed i relativi livelli di colore. 



UJir* C«ct 



i :t. . - m 



l>II4U.l 5<+3d» 



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:n2i*fiiii -crup: 



n~ri«i^ 



li»- «4 



■'DM - : i 



Fig.4 Digitate EDIT EZSSTVCFG e nella ri- 
ga in basso scrivete GMODE e il numero 
scelto, poi digitate Alt+F e S por Alt+F e X. 



velli, noterete che la massima definizione si otterrà 
con altri numeri, ad esempio: 

112H 640x480 

Annotato il numero ideale, cioè 101H - 103H o 
112H, dovete proseguire digitando: 

C:\E2SSTV>EDIT EZSSTV.CFG poi Enter 

Quando appare la fig.4 andate a fine riga testo e 
scrivete: 

GMODE 101H 

se avete una scheda da 256 livelli oppure: 

GMODE 112H 

se avete una scheda da 16:777.216 livelli. 

Per salvare questi dati dovete pigiare i tasti ALT+F 
poi il tasto S (Save), 

Per uscire da questo programma dovete pigiare i 
tasti ALT+F poi il tasto X (Exit). 

IMPORTANTE: sia che abbiate Windows 95 o 
Windows 3.1, dovete necessariamente installare 
in modalità MS-DOS ìf drive del vostro mouse, al- 
trimenti non riuscirete ad usare E2SSTV. 
Poiché ogni mouse ha un diverso dischetto di in- 
stallazione driver, seguite te istruzioni relative al vo- 
stro tipo di mouse. 




LANCIARE if PROGRAMMA 



Quando sul monitor appare C;\EZSSTV> per lan- 
ciare il programma dovete digitare; 

C:\EZSSTV>EZSSTV poi pigiate Enter 

Soffermiamoci un attimo per osservare attenta- 
mente ciò che appare sul monitor (vedi fìgg.5-6). 
In alto trovate una riga di menù che vi permette di 
entrare nella varie opzioni del programma. 

Il primo menù che dobbiamo spiegare è quello di 
Setup, che vi consente di accedere alla finestra 
con i comandi per le opzioni di settaggio. 




menù SETUP fig 



VGA Display - cliccando su questa riga potete 
vedere in che modo avete settato la scheda grafi- 
ca con EZSSTV.CFG. Pigiate su OK per uscire. 

Virtual Memory - cliccando su questa riga sa- 
prete quanta memoria state usando e quanta ne 



84 



avete ancora disponibile nellhard-disk. Per pro- 
seguire dovete pigiare su OK. 

Thumbnail Images - nella finestra che appare po- 
tete scegliere il numero delle immagini che volete 
far apparire in piccolo in basso sullo schermo (ve- 
di fig,1 1), Se avete solo 4 mega di RAM vi consi- 
gliamo di scegliere un massimo di 2 immagini, Se 
avete 8 mega di RAM potete scegliere un massi- 
mo di 5 immagini. 

Se avete 16 mega di RAM potete scegliere ben 10 
immagini. 

Se sceglierete un numero di immagini maggiori di 
quelle da noi indicate le prestazioni del computer 
rallenteranno notevolmente. 



SSTV Mode - questa opzione vi ìndica il numero 
di linee e quanti secondi occorre per trasmettere 
o ricevere una immagine con il formato prescelto. 
Se ad esempio avete scelto il formato Martin M1, 
che è il più usato, cliccate sulla riga DEFAULT ed 
il programma si posizionerà ogni volta che viene 
caricato su Martin M1 . 

Xmlt Header Message - con questa opzione po- 
tete digitare , nella riga posta sopra le scritte OK e 
Cancel, il vostro nome, il vostro QTH ecc. 
Cancellando il testo predefinìto, potete digitare fi- 
no ad un massimo di 25 caratteri. Dopo averlo di- 
gitato pigiate su OK. 

Quanto scritto apparirà nella barra dei grigi posta 
sopra l'immagine {vedi fig.8) che trasmetterete, 

SSTV Interface - questa riga mostra come è at- 
tualmente settato il programma per comunicare con 
I 1 interfaccia. Se volete modificare il settaggio clic- 
cate sulla scritta Change. 

Per collegare l'interfaccia nella COM2 dovete clic- 
care sul rettangolo COM2. In questo modo appa- 
rirà un'altra finestra che vi indicherà sotto IRQ qua- 
le numero occorre selezionare: 



COMI 
COM2 
COM3 
COM4 



4 
3 
4 
3 



Dunque per utilizzare la COM2 dovete cliccare sul 

numero 3. 

Apparirà un'altra finestra che vi chiederà che tipo 

di interfaccia viene utilizzata per collegarsì al rice- 

trasmettitore o al solo ricevitore. 

Se utilizzate la nostra interfaccia LX.1336 dovete 

cliccare sulla scritta NORMAL 

Speaker Xmit Audio - con questo comando po- 
tete inserire o togliere l'audio del computer quar> 



Ula Uli T_l 



■"1* 




Fig.5 Se avete settato una scheda grafica 
640 x 480 apparirà questa finestra. Nella fi- 
nestra con le barre a colori appariranno le 
immagini che capterete via radio* 



Ih Hit Tmt 



*m**v **'■ 




Fig.6 Se avete settato una scheda grafica 
800 x 600 apparirà una finestra più grande 
rispetto alta precedente. In alto è riportata 
la riga del menù per il settaggio. 




■•ir 



Ik_ku I I lmm. m *+ . - 

■SfU tlmàm .,, T 

Hp|l »W.J.r IliiHfi ... I 



HIV lalarfaaa? 

r i T nw «tu m 

liltptiit (IR) 



Fri alar 
LPT 



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• 
!■■■■ •> ala ■ 

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Ipinpi 24 pi. X 

24 pia T colar ri H a- 3 
E*.» St v )«- PV * 

r r *n. $mJu mlar S 

W LilirJtl t 

MT la.U*l T 

HT laaaJa* CTW M 

hf btun om v 

rUaoa a-itl- J.t X 

hkklt Jal Calar V 

rD.lEcrlpl Z 



Fraa r» 



■ale* 



Flg.7 Andate sulla scritta Setup, poi, se- 
guendo attentamente tutte le istruzioni ri- 
portate nel paragrafo "menù Setup", setta- 
te tutti i parametri che appaiono. 



85 






Fig.8 Tutto quello che scri- 
verete neirXmit Message 
apparirà nella riga posta 
sopra l'immagine. 



Fig.9 Se richiamerete una 
Immagine con Open que- 
sta verrà ingrandita fino a 
coprire tutta la finestra. 



Fig.10 Richiamandola con 
Open Fra non verrà defor- 
mata, perché sarà ingran- 
dita in proporzione. 




Fig,11 Tutte le immagini che capterete verranno automaticamente trasferite nei picco- 
li rettangoli posti in basso. Mei testo è spiegato a cosa servono quei "lucchetti" visi- 
bìli sotto le immagini. Con un po' di pratica imparerete subito come usarli. 





Fig.12 Se disegnate una fi- 
gura e in Edit andate su 
Copy e Tile, riempirete Jo 
schermo con tale figura. 



Fig.13 Avendo disegnato 
in fig.12 un punto giallo, 
scegliendo Tile lo schermo 
si riempie di punti. 



Fig.14 Per restringere 

un'immagine cliccate sul 
quadrato di fìg.16 T poi su J- 
mage e su Shrink. 




Fig.15 La finestra in alto a sinistra 
serve per sintonizzare il ricevito- 
re e quella di destra per selezio- 
nare i colori per i disegni, 

Fig.16 Gli strumenti da usare per 

i disegni sono riportati nella fine- 
stra visibile sulla destra. 





Fig.1 7 Se dal menù Image cliccate su 
Graph RGB vedrete sullo schermo I 
livelli dei tre colori RGB. 



do si passa in trasmissione. Se sul lato sinistro ap- 
pare il segno \/ l'audio è inserito. 

Interrupt (IRQ) - non dovete soffermarvi su que- 
sta riga perché questo parametro è stato già setta- 
to con l'opzione SSTV Interface del menù Setup. 

Printer - questa riga mostra quale tipo di stam- 
pante avete selezionato. Poiché non è stata sele- 
zionata ancora nessuna stampante, questa non ri- 
sulta collegata. 

LPT Port - in questa riga potete selezionare la 
porta parallela sulla quale collegare la stampan- 
te. Poiché normalmente si usa la porta parallela 
LPT1, cliccate su 1. 

Gamma - in questa riga potete scegliere lo spes- 
sore della matrice dei punti più idonea per la stam- 
pante utilizzata. In caso di dubbi potete fare delle 
prove di stampa delle immagini con i quattro nu- 
meri riportati. Se possedete una stampante a co- 
lori potrete stampare anche a colori. 

Nelle altre righe sono riportati i diversi tipi di stam- 
panti supportati da questo programma. Se non tro- 
vate il nome della vostra stampante cliccate su u- 
na equivalente, quindi ritornate nella riga gamma 
per selezionare lo spessore del punto più idoneo 
al tipo di stampante. 

Free run - se abilitate questa opzione cliccando 
su questa riga, sulla sinistra appare il simbolo ir. 
Se questo simbolo non appare, significa che la fun- 
zione risulta disabilitata. 

Con Free run l'immagine appare su vìdeo solo se 
le righe ricevute sono pulite, cioè senza QRM. 
Con \' Free run l'immagine captata viene sincro- 
nizzata con il clock del computer, quindi la prima 
immagine che ricevete apparirà inclinata, 
Facciamo presente che per sincronizzare il clock 
del computer è sufficiente che un amico radioa- 
matore vi invìi dall'inizio alla fine, anche sulla gam- 
ma dei 145 MHz, tre immagini già sincronizzate, u- 
na in formato Martin M1, una in formato Scotti S1 
ed una in formato Hi Rez P3, in modo da ricevere 
sia il segnale di start sia quello di stop. Il clock del 
computer si sincronizzerà in maniera automatica. 




Sync Squelch - se abilitate questa funzione clic- 
cando su questa riga, sulla sinistra apparirà il sim- 
bolo V. In questo modo potrete captare le immagi- 
ni senza ricevere il segnale dì start. 
Purtroppo abilitando questa opzione si ha lo svan- 
taggio di continuare a ricevere, dopo il segnale di 
stop, del solo rumore. Vi consigliamo di non atti- 
vare questa opzione. 




menù RUN 



DOS prompt - serve per uscire momentanea- 
mente dal programma EZSSTV ed andare in Dos. 
Per ritornare al programma digitate exit poi pre- 
mete Enter 



menù FILE 



New - con questa opzione fate apparire sullo 
schermo una nuova finestra tutta nera nella quale 
potrete disegnare, scrivere ecc. Il vostro lavoro po- 
trà essere poi salvato in un formato immagine. 

Open - Open PRA - queste due opzioni servono 
per aprire un file già presente neirhard-disk. 
Se l'immagine viene aperta con Open verrà in- 
grandita fino a coprire tutta la finestra nera sullo 
schermo. Per questo motivo se non è in propor- 
zione potrebbe essere deformata, come potete ve- 
dere in fig,9. Se l'immagine viene aperta con Open 
PRA verrà ingrandita in modo proporzionale e per- 
ciò non è detto che copra sempre tutto la finestra 
nera, come visibile in fig.10, 

Save - permette di salvare le immagini che ap- 
paiono nel riquadro. Le immagini possono essere 
salvate in BMP - JPG - PCX - PNG - TGA - TIF. 
Il formato GIF non è attivo, perciò non riuscirete a 
salvare con questo formato, 
I drive tra i quali scegliere per salvare le immagi- 
ni sono rappresentati dalle lettere A-B-C-D-E-F, 
Nella riga posta sopra ad A-B-C dovete scrivere il 
nome del file fino ad un massimo di 8 caratteri. 
Dopo il nome pigiate il tasto punto ed inserite il 
formato immagine. 

esempio: Roma. BMP 
oppure: Roma.JPG 



Print - serve per stampare l'immagine che 
re nel riquadro. 



Delete - serve per cancellare un file memorizza- 
to neirhard-disk o nel floppy. 

Quit - serve per uscire dal programma. 



menù EDIT 



Undo - serve per annullare l'ultima operazione e- 
seguita in fase di elaborazione dell'immagine. 

Copy - con questa opzione copiate una parte di 
immagine precedentemente selezionata tramite il 
cursore di selezione, che si trova tra gli strumenti 
per il disegno (vedi in fig,16 il quadrato in alto). 




87 



-'j oa tt 



Paste » permette di trasferire l'immagine prece- 
dentemente copiata con copy nella stessa imma- 
gine, ma in un'altra posizione, oppure in una nuo- 
va immagine. Se la parte trasferita non vi soddisfa 
potete sempre cancellarla con Topzione undo. Per 
spostare l'immagine copiata all'interno della fine- 
stra, tenete pigiato il pulsante sinistro del mouse. 

Paste Transparent - Anche questa funzione ser- 
ve per trasferire sopra ad un'immagine la parte co- 
piata con copy. La sola differenza riguarda il fatto 
che l'immagine che rimane sotto si vede in traspa- 
renza con sfumature di colore in alcuni punti. 
Facendo qualche prova potrete subito notare la dif- 
ferenza che esiste rispetto al comando Paste. 

Tile - dopo aver selezionato con il cursore di se- 
lezione (quadrato di fig,16) una parte d'immagine 
ed averla copiata con copy, andando sul coman- 
do Tile, verrà ripetuta tante volte fino a coprire lo 
schermo. Ad esempio, se disegnate e poi copiate 
un punto giallo, dando il comando Tile tutto lo 
schermo si riempirà di puntini gialli {vedi fig.13). 

Tile Transparent - dà lo stesso effetto del co- 
mando Paste transparent con in più l'effetto Tile. 






Open to Clipboard - permette di aprire il file di 
un'immagine che avete nell'hard-disk tenendola in 
memoria, senza visualizzarla cioè sullo schermo. 
Dopo aver selezionato il file, pigiate su OK. Dan- 
do il comando Paste o Tile dal menù Edit l'imma- 
gine apparirà sul monitor. 

Save from Clipboard - permette di salvare in un 
file il particolare di una immagine. 
Per prima cosa evidenziate con il cursore di sele- 
zione (quadrato di fig.16) la parte di immagine che 
volete salvare, poi dal menù Edit scegliete prima 
Copy e poi Save from clipboard. Apparirà una fi- 
nestra nella quale dovrete scrivere il nome di que- 
sto nuovo file e dare OK. 



menù TEXT 



Questo menù vi permette di scegliere grandezza e 
tipo di carattere delle parole, sigle o numeri, che 
volete inserite sull'immagine sul monitor. 

Con le prime quattro righe potete scegliere la gran- 
dezza del carattere: 

Small (piccolo) 
Medium (medio) 
Large (grande) 
X-Large (molto grande) 



Cliccando sull'opzione Border (appare V accanto 

al nome) ogni lettera che digitate verrà contornata 

da un bordino nero. 

Nelle altre 6 righe che completano questo menù 

trovate i tipi di carattere disponibili. 

Per scrivere un testo nell'immagine visualizzata 

sullo schermo procedete come segue: 

- dopo avere scelto la grandezza ed il tipo di ca- 
rattere portate il cursore sulla lettera T che appare 
nella finestra di fig.16 e cliccate 1 volta. 

- eseguita questa operazione posizionate il curso- 
re nel punto in cui volete inserire il testo. 

- se cliccate il tasto sinistro del mouse prima di 
digitare il vostro testo tramite tastiera, le lettere sa- 
ranno dello stesso colore visibile in basso a sini- 
stra nella finestra di fig.16. 

- se cliccate il tasto destro del mouse prima di di- 
gitare il vostro testo tramite tastiera, le lettere a- 
vranno lo stesso colore, ma sfumato, dei due co- 
lori visibili in basso, nella finestra di fig.16. 

- per cancellare il testo utilizzate il comando Un- 
do nel menù Edit. Per salvare l'immagine più il te- 
sto utilizzate il comando Save nel menù File. 

- per cambiare i due colori nella fig/1 6 dovete por- 
tare il cursore sulla tavolozza dei colori posta in ver- 
ticale, accanto agli strumenti per il disegno, e sce- 
gliere uno dei colori riportati. Se volete cambiare 
il colore di sinistra negli strumenti disegno, sele- 
zionate il nuovo colore con il tasto sinistro del mou- 
se; se volete cambiare il colore di destra, selezio- 
nate il nuovo colore col tasto destro. 




Questo menù vi permette di elaborare le immagini 






Mirror - con questa funzione riuscite a rovescia- 
re l'immagine specularmente, come se la vedeste 
tramite uno specchio. 

Inveri - con questa funzione riuscite a capovol- 
gere l'immagine dal basso verso l'alto. 

Rotate - con questa funzione riuscite a ruotare 
l'immagine in senso orario di 90°. 



mite 






Smooth - nois redUc - nois reduc - sono tre fil- 
tri che provvedono a ripulire, però in modo molto 
limitato, l'immagine visualizzata sul monitor. 

Negative - pigiando su questa funzione ottenete 
un'immagine negativa anche sui colori. 



88 



Luminance - mostra la luminanza trasformando i 
colori in livelli di grigio. 

Red to gray - Green to gray - Blue to gray - 

scompone in bianco/nero ogni colore. 



Pseudo color - agisce sui livelli di grigio colo- 
randoli. Da un'immagine in bianco/nero si riesce 
perciò ad ottenere un'immagine a colori in funzio- 
ne dei livelli di grigio. Ad esempio il bianco si tra- 
sforma in rosso ed il nero in blu. 

Zoom - dopo aver selezionato una porzione di im- 
magine con il cursore di selezione {quadrato di 
fig.16), cliccando sulla riga zoom la parte selezio- 
nata s'ingrandirà fino a riempire tutta la finestra. 

Shrink - con questa funzione potete restringere 

tutta Timmagine che appare sullo schermo all'in- 
terno del riquadro che avrete precedentemente di- 
segnato al suo interno. Cliccate sul quadrato visi- 
bile in fig,16 per selezionare un'area all'interno 
dell'immagine (vedi fig.14), quindi andate nel menù 
Image e cliccate su Shrink. 

Graph RGB - cliccando sul quadrato tratteggiato 
degli strumenti disegno in fig.16 potete tracciare li- 
na linea sull'immagine, Dal menù Image selezio- 
nate Graph RGB, quindi cliccate sullo schermo per 
vedere i livelli dei tre colori RGB della linea sele- 
zionata (vedi fig. 17), In alto apparirà il numero del- 
la riga o delle righe selezionate. 

Fix Scottie - questa funzione non viene usata 
perché shifta in basso il solo colore rosso, sepa- 
randolo dal verde e dal blu. 

4 into 1 - permette dì selezionare fino a 4 imma- 
gini tra quelle poste nei piccoli rettangoli in basso 
per formare una sola immagine (vedi fig.18). 
Quando cliccate su questa funzione, il cursore sì 
trasforma in un riquadro suddivìso in 4 parti. Por- 
tate allora il cursore sulla prima Immagine che vo- 
lete fare apparire in aito a sinistra e cliccate, quin- 
di cliccate su quella che volete far apparire in alto 
a destra. Poi portate il cursore sull'immagine che 
volete far apparire in basso a sinistra e cliccate e 
per ultimo cliccate sull'immagine che volete far ap- 
parire in basso a destra. Sullo schermo vedrete 
tutte le 4 immagini come visibile in fig.19. 

L+R into 3D - serve per trasmettere immagini in 
3 D. Per osservare questo particolare effetto, po- 
tete fare questa semplice prova. 
Dopo aver selezionato questa funzione, il cursore 
si trasforma in un paio di occhiali. Portate il cur- 
sore su una delle piccole immagini che appaiono 



in basso e cliccate (questa sarà l'immagine con pre- 
valenza di rosso), poi portate il cursore sulla se- 
conda immagine che appare in basso e cliccate 
(questa sarà Timmagine con prevalenza di blu). 
Se osservate l'immagine che avete appena com- 
posto guardandola attraverso un foglio trasparen- 
te di colore rosso vedrete solo la prima immagine 
selezionata. Se la osservate attraverso un foglio 
trasparente di colore blu vedrete solo la seconda 
immagine. Per trasmettere in 3D dovete fotografa- 
re la stessa immagine con due angolazioni di- 
verse, quindi caricarle nell'hard-disk e poi aprirle e 
posizionarle nelle piccole finestre poste in basso. 
Ora scegliete l'opzione L+R into 3D per. caricarle 
nel riquadro in alto. 

Se vi costruite un paio di occhiali mettendo a de- 
stra una carta trasparente di colore blu e a sini- 
stra una di colore rosso vedrete l'immagine in 3 
dimensioni. 




menu 

Con le prime 7 righe di questo menù potete ridurre 
i livelli dei colori. Con le ultime 4 righe potete ri- 
durre la risoluzione di 2-4-8-16 volte. 

Usando il cursore di selezione (vedi quadrato in al- 
to a sinistra di fig.16) potrete modificare anche u- 
na sola area dell'immagine. 



menù PATTERN 



Selezionando questo menù potrete selezionare 9 
diverse immagini fornite col programma, che po- 
trete utilizzare per trasmettere dei test oppure per 
copiare dei settori di immagine da modificare a vo- 
stra volta, ad esempio disegnando delle QSL. A 
questo scopo utilizzate una o più funzioni tra quel- 
le che abbiamo descritto. 








FUNZIONI degli strumenti DISEGNO 



Passiamo ora alla descrizione dei simboli visibili 
nella finestra degli strumenti di disegno (vedi fig.16) 
riportata a sinistra della finestra immagine. 
Coloro che hanno già utilizzato Windows conosco- 
no i simboli per il disegno, comunque riteniamo 
opportuno dare ugualmente una spiegazione con- 
densata iniziando dalle prime figure posto in alto, 

1° RIGA 

Simbolo quadrato - si utilizza per selezionare 
un'area quadrata o rettangolare, o semplicemente 
delle righe di un'immagine. 
Lettera T - si utilizza per scrivere un testo. 

2° RIGA 

Simbolo linea - serve per tracciare delle linee 
sull'immagine visualizzata. 



89 



Simbolo pennello - serve per disegnare dentro la 
finestra su ir immagine. 







3° RIGA 

Sìmbolo secchio - serve per riempire di colore 
Tinterno di un'area. 

Simbolo bomboletta spray - serve per disegna- 
re con effetto spray. 

4°RIGA 

Simbolo rettangolo vuoto - serve per disegnare 
dei rettangoli o dei quadrati nell'immagine. 
Simbolo rettangolo pieno - serve per disegnare 
dei rettangoli o dei quadrati di colore pieno all'in- 
terno dell'immagine. Tenete pigiato il pulsante si- 
nistro del mouse per disegnare un rettangolo o un 
quadrato con il colore che appare in basso a sini- 
stra nella riga 8. Tenete premuto il pulsante de- 
stro per disegnare un rettangolo o un quadrato con 
il colore che appare in basso a destra e contorna- 
to dal colore a sinistra. 

5° RIGA 

Simbolo cerchio vuoto - serve per disegnare dei 
cerchi o delle ellissi nell'immagine. 
Simbolo cerchio pieno - serve per disegnare dei 
cerchi o delle ellissi dì colore pieno all'interno 
dell'immagine. Tenete pigiato il pulsante sinistro 
del mouse per disegnare un cerchio o un'ellisse 
con il colore che appare in basso a sinistra. Te- 
nete premuto il pulsante destro per disegnare un 
cerchio o un'ellisse con il colore che appare in bas- 
so a destra e contornato dal colore a sinistra, 

6° RIGA 

Simbolo telecamera - comando non abilitato. 
Simbolo contagocce - serve per selezionare un 
determinato colore dairimmagine. 
Dopo aver portato il cursore sul colore desiderato, 
cliccando il tasto sinistro del mouse questo colore 
apparirà in basso a sinistra negli strumenti dise- 
gno. Se cliccate il tasto destro del mouse, colore 
apparirà in basso a destra negli strumenti disegno. 

7° RIGA 

Simboli spessori - potete selezionare 5 diversi 
spessori di riga per i vostri disegni. 

8 RIGA 

Finestra a 2 colori - visualizza i due colori che po- 
tete utilizzare per disegnare o scrìvere. 
Per modificare questi due colori portate il cursore 
nella tavolozza dei colori e cliccate il pulsante si- 
nistro per trasferire il colore scelto nel rettangolo 
a sinistra oppure cliccate col pulsante destro per 
trasferirlo nel rettangolo a destra* 



PER TRASMETTERE 



Se siete un radioamatore prima di trasmettere do- 
vete preparare la vostra QSL e guardando tutte 
quelle riportate nelle figg.21-22 potete farvi qual- 
che idea su come impostarla. 
Alcuni radioamatori utilizzano una cartolina illu- 
strata per inserire, tramite scanner, un'immagine, 
poi con EZSSTV la richiamano per scriverci sopra 
il proprio nominativo. 

Qualcuno inserisce la propria foto e quella del suo 
ricetrasmettìtore. Se scegliete questa seconda so- 
luzione, vi consigliamo di far fare le foto ad un fo- 
tografo professionista, per non avere delle imma- 
gini senza contrasto o sfocate. 

Altri radioamatori preparano una serie di immagini, 
ad esempio una con la foto della propria città per 
fare CQ e, dopo essersi collegati con altri radioa- 
matori, provvedono ad inviare un'altra serie di foto 
con la propria immagine o quella della loro stazio- 
ne. A fine OSO inviano un'ultima foto, diversa dal- 
le precedenti, con i saluti. 

Tutte queste foto, una volta inserite nel computer, 
vengono aperte e trasferite in sequenza nei picco- 
li riquadri posti in basso nella pagina del menù (ve- 
di fig.18) e memorizzati affinché non si cancellino 
dallo schermo. 

Per aprire un'immagine dovete prima cliccare sul 
riquadro nel quale volete posizionarla e poi anda- 
te sul menù File e premete su Open, 

Dopo aver collegato l'interfaccia LX.1336 al rice- 
trasmettitore ed al computer, cliccate sul tasto X- 
mit visualizzato sul monitor. 
La prima volta che trasmetterete apparirà una fi- 
nestra dentro la quale dovrete inserire il vostro no- 
minativo di radioamatore. 
Chi non possiede la licenza di radioamatore potrà 
inserire la sigla IT1, quindi cliccare su OK. 
Nella nuova finestra che apparirà cliccate su Xmit 
ed inizierete a trasmettere. 
Se non è collegato nessun trasmettitore ascolte- 
rete la nota modulata di trasmissione che potrà 
servire ai meno esperti per individuare tra le fre- 
quenza da noi riportate tutti i radioamatori che tra- 
smettono in SSTV. 

Ora vi portiamo un esempio pratico di tutte le ope- 
razioni che dovete compiere per trasmettere una 
immagine. 

- Selezionate il tipo di trasmissione da usare, cioè 
Martin WI1 - Scotti S1 - Hi Rez P3 - P5 - P7. 

I tempi di trasmissione richiesti per un'immagine 
sono i seguenti. 



90 




Fig.18 Le foto nei ri- 
quadri si possono vi- 
sualizzare sul monitor 
anche a gruppi di 4. 






Fig.19 Utilizzando il menù Image e la fun- 
zione "4 into 1" potrete visualizzare sul mo- 
nitor le quattro immagini del riquadro di 
fig.18 in un'unica immagine. 



Fig.20 In trasmissione vedrete scorrere ver- 
so il basso tre barre a colori. Passando in 
ricezione dovrete sintonizzare il ricevitore 
fino a centrare il cuneo sulla riga. 





MA90A 



HA90A 




HA90A 





«WiW»»»?* '. 4MV 





Fig.21 Alcuni esempi di foto captate via radio sui 14.230 - 14.233 kHz. Se la propagazio- 
ne è favorevole, si riescono a captare bellissime e nitide foto da ogni parte del mondo. 



91 







mi 






*ì. 









"G"t* ijHnj 


h CQ 


S.S.T.V. 






DE G 

»*iL A 


i 


1 PSE 


^ R 
K 




atiflirn 






CT13NW 









3AZ AL 



.Elfi 

CQ ssrv 




«'■ .v - : . . >^> jf raar y-* : -**<jy*r** 








CN8TT1" SPIO 




Fig.22 Qualche esempio di QSL realizzate dai Radioamatori per trasmettere in SSTV, Per 
prendere dimestichezza con questo programma provate a disegnare qualche semplice fi- 
gura usando gli strumenti disegno (vedi fig.16), poi provate a colorarle come spiegato 
nell'articolo. Vi consigliamo di testare tutte le immagini riportate nel menù Pattern, Bar - 
Circles - Cubes ecc., poi ingranditele, deformatele, coloratele, scrìveteci sopra ecc, per 
scoprire tutto quello che si riesce a fare con questo programma. 



92 



MARTIN M1 
SCOTTI S1 
Hi Rez P3 
Hi Rez P5 
Hi Rez P7 



-114 sec (1 min e 54 sec) 
= 110 sec (1 min e 50 sec) 
= 203 sec (3 min e 23 sec) 
= 305 sec (5 min e 5 sec) 
= 406 sec (6 min e 46 sec) 



- Dopo aver scelto il tipo di trasmissione, avvisate 
il vostro corrispondente che siete pronti ad andare 
in trasmissione* 

- Portate il cursore su una delle immagini che ap- 
paino in basso e cliccate: l'immagine apparirà nel- 
la finestra superiore. 

- Cliccate sul pulsante con la scritta Xmit e nella 
nuova finestra che appare cliccate ancora su Xmit. 

- Nella piccola finestra verticale di sinistra (vedi 
fig.20), accanto alla tavola dei colori, appare una 
piccola barra nera seguita da tre fasce colore ver- 
ticali che lentamente scendono per giungere fino al 
limite inferiore quando la trasmissione dell'immagi- 
ne risulta completata. 

- Per interrompere una trasmissione già avviata po- 
tete pigiare il tasto Escape, 

- Se volete che il vostro corrispondente si sinto- 
nizzi sulla vostra emittente ancora prima di inviare 
un'immagine, cliccate sulla lettera A posta a destra 
della finestra Xmit e questi riceverà, per circa 10 
secondi una nota bitonale a 1.200 Hz per il sin- 
cronismo e a 1,500 Hz per il livello del nero. 




PER RICEVERE 



Tutti coloro che possiedono un buon ricevitore po- 
tranno ricevere le foto dì QSL anche senza esse- 
re radioamatori. 

Per la ricezione sintonizzatevi sempre sulle fre- 
quenze da noi indicate e quando sentite la carat- 
teristica nota che sì ascolta quando si passa in tra- 
smissione (potete andare in Xmit anche se non ri- 
sulta collegato un ricetrasmettitore) dovete andare 
sulla scrìtta Recv e nella finestra che appare clic- 
care su OK e nuovamente su OK. 

Appena verrà ricevuta la nota di start, automati- 
camente il programma riconoscerà il tipo di tra- 
smissione, cioè Martin M1 - Scotti 31 - Hi Rez P3 
- P5 - P7 e subito si autoconfigurerà. 

Come già vi abbiamo accennato la prima imma- 
gine può apparire inclinata, Solamente dopo a- 
ver ricevuto un'intera immagine, la successiva 
apparirà diritta. 



Per sincronizzarsi sull'esatta frequenza del radioa- 
matore che trasmette, dovete guardare la piccola 
finestra di ftg.20 t accanto alla tavolozza colori, e 
ruotare lentamente la sintonia fino a far coincidere 
la punta del cuneo rosso sulla linea nera che ap- 
pare sulla sinistra. 

Anche dopo aver ricevuto un'immagine rimarrete 
sempre in ricezione, quindi se volete uscire dove- 
te premere il tasto Esc ed automaticamente l'im- 
magine che appare verrà ricopiata in uno" dei ri- 
quadri in basso. 

L'immagine che appare nella finestra verrà invece 
coperta dalla successiva immagine che capterete. 

Per salvare rimmagine captata dovete scegliere dal 
menù File l'opzione Save, 

Sotto i piccoli riquadri c'è un lucchetto aperto. 
Cliccando su questo, il lucchetto si chiude diven- 
tando rosso. 

Se il lucchetto del riquadro selezionato è aperto, 
rimmagine che capterete si posizionerà su questo 
riquadro cancellando l'immagine precedente. 

Quando andate in ricezione cliccando su Recv f il 
cursore si posiziona automaticamente nel primo ri- 
quadro che ha il lucchetto aperto. 
Il programma non permette di chiudere tutti ì luc- 
chetti, perché ne vuole vedere sempre due aperti 
per avere la possibilità di inserire le immagini che 
andrete a captare. Questa funzione evita di can- 
cellare dat video le immagini che avete caricato con 
le QSL da usare per la trasmissione: a queste ba- 
sterà chiudere il lucchetto. 

Il tasto Full appare solo se lo schermo è stato set- 
tato 640x480 e permette di visualizzare l'immagi- 
ne a tutto schermo. 

Per far riapparire tutti gli elementi del programma, 
cioè menù, strumenti di disegno, tavolozza dei co- 
lori ecc. premete un tasto qualsiasi. 

Le due frecce < > permettono di selezionare le pic- 
cole immagini che appaiono nel piccolo riquadro in 
basso. Il numero che appare sotto a queste frec- 
ce ìndica quale riquadro avete selezionato. 




IL PROGRAMMA EZSSTV 



Il dischetto DF.SSTV contenente il programma de- 
scritto in questo articolo ,„. .«„. L.15.000 



93 








6 
5 
4 

2 
1 






199,9 pF 
1,999 pt 
199,9 nF 
19,93 nF 
ti899 rtf 
199,9 pF 



OW 






POWER ^k 





Se nel vostro laboratorio manca un valido ed affidabile Capacimetro que- 
sto è lo schema che risolverà ogni vostro problema, perché vi permet- 
te di leggere qualsiasi capacità partendo da un minimo di 0,1 picofarad 
fino ad un massimo di 200 microfarad. Il circuito è provvisto di un pul- 
sante per l'annullamento delle capacità parassite. 



Se a causa delle troppe fasce di colore non riu- 
scite a stabilire il valore ohmico di una resisten- 
za, come ad esempio può succedere con le resi- 
stenze di precisione a strato metallico, basta col- 
legarla ad un normalissimo tester commutato sul- 
la funzione ohmmetro per conoscerne subito re- 
satto valore. 

Per i condensatori non è così semplice, perché se 
non si è in grado di decifrare le sigle stampigliate 
sul loro corpo, senza un preciso capacimetro si 

può inserire nel circuito una capacità diversa da 
quella richiesta con il rischio dì non riuscire poi a 
capire perché il circuito si rifiuti di funzionare. 

Non tutti i negozianti sanno leggere queste sigle e 
può accadere che involontariamente vi venga ven- 
duto un valore diverso da quello a voi necessario. 

Persino i nostri tecnici provvedono a misurare qual- 
siasi capacità prima di montarla in un circuito da 
quando è capitato che il magazziniere abbia inse- 
rito nel contenitore per gli 820 pF un'intera partita 
di condensatori su cui era stampigliato 820. 
Purtroppo i tecnici si sono accorti dell'errore solo 
dopo aver montato 10 prototipi dello stesso cir- 
cuito, perché 7 progetti non funzionavano, ma c'è 
voluto parecchio tempo prima di scoprire che il nu- 



mero 820 riportato sull'involucro del condensatore 
corrispondeva ad una capacità di soli 82 pF. 

Molte Case Costruttrici infatti usano il numero 820 
per indicare un valore di 820 pF, ma altre Case u- 
sano lo stesso numero per indicare gli 82 pF. 
Queste ultime segnalano poi i condensatori da 820 
pF con il numero 821, per ricordare che bisogna 
aggiungere 1 zero al numero 82, 

Immaginate quindi un principiante che, chiedendo 
un condensatore da 12,000 picofarad, si vede re- 
capitare condensatori con stampigliate sul corpo 
queste strane sigle: 123 - 12n - 012K - u012M. 

Chi possiede un Capacimetro Digitale può risol- 
vere in pochi secondi ogni dubbio, ma chi ne è 
sprovvisto deve solo ritenere di essere stato così 
bravo da essere riuscito a leggere in modo corret- 
to il valore stampigliato sul corpo. 

Ma non pensate che un Capacimetro serva solo 
per misurare la capacità di un condensatore cera- 
mico o poliestere, perché con questo strumento si 
possono effettuare altre interessanti misure. 
Ad esempio si può controllare il valore della capa- 
cità parassita dei diversi cavetti schermati utiliz- 
zati per gli ingressi degli amplificatori Hi-Fi. 



94 



Se avete dei compensatori o dei condensatori 

variabili potete individuare la toro capacità massi- 
ma e quella residua. 

Se avete dei diodi varicap dei quali non conoscete 
le caratteristiche e volete sapere oltre alla loro ca- 
pacità massima e minima anche la tensione di la- 
voro, collegateli come visibile in fig.1. 
Quando la capacità sarà scesa al suo valore mi- 
nimo misurate la tensione applicata: quel valore 
corrisponde alla loro tensione massima di lavoro. 
Un'altra interessante misura che si può eseguire 
suoi condensatori riguarda la variazione della loro 
capacità al variare della temperatura. 
Dopo aver collegato il condensatore ai morsetti del 



numero che appare sui display per 1.000 se vole- 
te convertirlo in picofarad. 

Quando siete sulla 5 q e 6° portata, che esprimo- 
no i valori in microfarad, moltiplicate il numero che 
appare sui display per 1.000.000 se volete con- 
vertirlo in picofarad. 

Per agevolarvi nella lettura, poiché il punto che ap- 
pare sui display corrisponde ad una virgola e con- 
siderando che il primo display a sinistra si ac- 
cende solo quando il numero supera 999, indi- 
chiamo, per ognuna delle 6 portate, quale nume- 
ro appare sui display rispetto a diversi valori di ca- 
pacità presi come esempio. 



3JÌ 



I 



i 




■ 




Capacimetro, avvicinate al suo corpo la punta del 
saldatore: noterete che la capacità di alcuni con- 
densatori sale, mentre per altri scende. 
Questa misura è utile per realizzare degli oscilla- 
tore RF che non risentano delle variazioni di tem- 
peratura. Infatti collegando in parallelo due con- 
densatori, uno con una variazione positiva ed u- 
na con una variazione negativa, si ottiene un va- 
lore insensibile alle variazioni termiche. 

Con un Capacimetro potete inoltre misurare le ca- 
pacità parassite delle piste di un circuito stampa- 
to oppure realizzare dei piccoli, ma ottimi conden- 
satori RF da 1-000 volt lavoro utilizzando degli 
spezzoni dì circuito stampato a doppia faccia con 
supporto in vetronite. 

Il capacimetro che vi presentiamo dispone di 6 por- 
tate selezionabili manualmente tramite il commu- 
tatore posto sul pannello frontale. 



1 ° portata 
2° portata 
3° portata 
4° portata: 
5° portata: 
6° portata: 



da 0,1 picofarad a 200 picofarad 
da 1 picofarad a 2.000 picofarad 
da 0,01 nanofarad a 20 nanofarad 
da 0,1 nanofarad a 200 nanofarad 
da 0,001 microfarad a 2 microfarad 
da 0,1 microfarad a 200 microfarad 



Con la 1° portata leggeremo sui tre display posti 
a sinistra i picofarad e sulla destra, dopo il pun- 
to, i centesimi di pF, mentre con la 2 q portata, 
sprovvista di punto, il numero che appare sui quat- 
tro display esprime i picofarad. 
Quando siete sulla 3° e 4° portata, che esprimo- 
no i valori in nanofarad, ricordate di moltiplicare il 



Con la 1 Q portata si misurano le piccole capacità fi- 
no ad un massimo di 200 pF, perché il numero che 
appare sui display prima del punto esprime i pi- 
cofarad, quello dopo il punto invece esprime i cen- 
tesimi di picofarad. 





capacità 


appare numero I 


0,5 pF 


00.5 




1,8 pF 


01.8 


1° PORTATA 


4,7 pF 


04.7 




12 pF 


12.0 




68 pF 


68.0 




100 pF 


100.0 




180 pF 


180.0 



Con la 2° portata si misurano le capacità che han- 
no un valore maggiore ad 1 pF e non superiore a 
2.000 pF, perché il numero che appare sui display 
esprime ì reali picofarad. Per questo motivo con 
la 2° portata non compare mai il punto sui display. 





capacità 


appare numero I 


1,0 pF 


001 




1 18 pF 


018 


2° PORTATA 


100 pF 


100 




220 pF 


220 




560 pF 


560 




1.200 pF 


1200 




1.800 pF 


1800 



95 



Con la 3° portata si misurano le capacità che han- 
no un valore maggiore di 10 pF e non superiore a 
20-000 pF, perché aggiungendo uno al numero 
che appare sui display si ottiene direttamente il va- 
lore in picofarad. 





capacità 


appare numero 


10 pF 


0.01 




22 pF 


0.02 


3° PORTATA 


100 pF 


0.10 




820 pF 


0.82 




1.200 pF 


1.20 




1.800 pF 


2.70 




18.000 pF 


18.00 



Con la 4° portata si misurano le capacità che han- 
no un valore maggiore di 100 pF e non superiore 
a 200.000 pF, perché aggiungendo due 00 al nu- 
mero che appare sui display si ottiene direttamen- 
te il valore in picofarad. 





capacità 


appare numero 


100 pF 


00.1 




1.200 pF 


01.2 


4° PORTATA 


8.200 pF 


08.2 




100.000 pF 


10.0 




82.000 pF 


82.0 




120.000 pF 
180.000 pF 


120.0 


180.0 



Con la 5° portata si misurano le capacità con va- 
lori maggiori a 1.000 pF e non superiori a 2 mi- 
crofarad, perché aggiungendo tre 000 al numero 
che appare sui display si ottiene il valore del con- 
densatore in picofarad. 



5° PORTATA 


capacità 


appare numero 


1,000 pF 

12.000 pF 

56.000 pF 

100.000 pF 


.001 I 
.012 
.056 
.100 


330.000 pF 
1,0 microF 
1,5 microF 


CZ - 330 

1 .000 
1.500 | 



Con la 6° portata si misurano le capacità maggio- 
ri a 0,1 microfarad, perché il numero che appare 
sui display prima del punto corrisponde diretta- 
mente al valore in microfarad. 



6° PORTATA 


capacità 


appare numero I 


100.000 pF 


00.1 


1,0 microF 
2,2 microF 


01.0 
02.2 


10 microF 


10.0 


47microF 
100 microF 
180 microF 


47.0 
100.0 
180.0 



SCHEMA ELETTRICO 

Anche se lo schema riportato in fig.6 sembra a pri- 
ma vista molto semplice, senza una chiara e ben 
dettagliata spiegazione non è facile riuscire a ca- 
pire come funziona il circuito. 
Per questo motivo analizziamo singolarmente o- 
gnuno dei 7 stadi che compongono il nostro ca- 
pacimetro: 



Stadio 
Stadio 
Stadio 
Stadio 
Stadio 
Stadio 
Stadio 



di misura capacità 

della Base dei tempi 

Commutazione frequenze 

integratore 

autozero 

voltmetro a display 

di alimentazione 




100.000 
pF. 



DIODO 
VARICAP 



100000 
Ohm, 



100.000 
pF. 






Fig.1 Per conoscere la capacità di un dio- 
do varicap dobbiamo collegarlo al capaci- 
metro come visibile in figura. Alimentando- 
lo con una tensione variabile riusciremo a 
rilevare la sua capacità minima e massima 
e la sua tensione di lavoro. 



96 




STADIO di MISURA delle CAPACITA' 



Questo stadio è composto dall'integrato IC1, un 
C/Mos tipo 7555 CN che, a differenza del suo o- 
monimo NE.555, è 5 volte più veloce. 

Nel nostro capacimetro questo integrato viene uti- 
lizzato come multi vibratore monostabile 

Applicando sul piedino d'ingresso 2 degli impulsi 
negativi molto stretti, della durata dì 0,05 micro- 
secondi, sul piedino d'uscita 3 ritroviamo gli stes- 
si impulsi, ma invertiti di polarità (vedi figg.2-3). 

Quando si collega una capacità tra i piedini 6 - 7 
e la massa, gli impulsi che fuoriescono dal piedi- 
no 3 si allargano (vedi figg.4-5) in rapporto al va- 
lore della capacità ed al valore della resistenza R3 
o R1 + R2, collegate tra i piedini 6 - 7 ed il positi- 
vo dì alimentazione (vedi commutatore S1/A). 

Quando si applica un condensatore tra i piedini 6 
- 7 e la massa, questo si carica e quando la ten- 
sione ai suoi capi raggiunge il valore di soglia del 
monostabile si scarica. 

In pratica il condensatore si carica e si scarica in 
continuità in un tempo prefissato, che provvede ad 
allargare gli impulsi positivi che fuoriescono dal 
piedino 3 dell'integrato IC1. 
Un condensatore con una bassa capacità allarga 
di pochissimo l'impulso dell'onda quadra (vedi 
fig.4), mentre un condensatore con un'elevata ca- 
pacità lo allarga notevolmente (vedi fig.5). 

Per misurare dei condensatori da pochi picofarad 
fino ad arrivare a molti microfarad è necessario 
variare la frequenza degli impulsi applicati sul pie* 
dino 2 dell'integrato IC1. A questa funzione prov- 
vede lo stadio della Base dei tempi. 




STADIO della BASE dei TEMPI 



Per misurare con assoluta precisione qualsiasi ca- 
pacità da 0,1 picofarad fino a 200 microfarad oc 
corrono 6 frequenze di riferimento: 



100 kHz 

10 kHz 

1 kHz 

100 Hz 

10 Hz 

10 Hz 



per misure 
per misure 
per misure 
per misure 

per misure 
per misure 



fino a 200 pF 
fino a 2.000 pF 
fino a 20.000 pF 
fino a 200.000 pF 
fino a 2 microfarad 
fino a 200 microfarad 



Applicando un quarzo da 3,2 MHz sui piedini 11 - 
10 dell'integrato IC2 t un 4060, sul suo piedino d'u 



5V. 



o 



0,05 |isec 



Fig,2 Le diverse frequenze che preleviamo 
sui diodi da DS1 a DS8 prima di essere ap- 
plicate sul piedino 2 del C/Mos 7555 sigla- 
to IC1, vengono convertite in impulsi nega- 
tivi della durata di 0,05 |jS dagli inverter si- 
glati IC7/C - IC7/B - IC7/A. 



0,05 ps ce 



SV. 




Fig.3 Dal piedino 3 di IC1 fuoriescono gli 
stessi impulsi invertiti di polarità, che ì due 
inverter IC7/D - IC7/E applicano sull'ingres- 
so dello stadio integratore siglato ICS/A - 
IC8/B - IC8/C - IC8/D, che li converte in una 
tensione continua. 



0,05 |isec. 



5V. 















^ 




1 

1 




"I 

I 


I 

1 
F 




1 

l 




I 

i 
t 



Fig.4 Applicando un condensatore sulle 
boccole d'ingresso possiamo notare che gli 
impulsi che fuoriescono dal piedino 3 si al- 
largano. Più aumenta il valore della capa- 
cità, più questi impulsi si allargano aumen- 
tando la tensione in uscita. 



0,05 psec 



5V. 






Fig,5 Per leggere sui display l'esatto valo- 
re del condensatore dovremo eliminare, in 
fase di taratura l'impulso di 0,05 uS pre- 
sente su ogni impulso, diversamente lo sta- 
dio integratore ci fornirà una tensione mag- 
giore di 0,35 volt. 



97 




Fig.6 Schema elettrico del capacimetro siglato LX.1340. La lista dei componenti si tro 
va nella pagina successiva, quella dello stadio di alimentazione duale in fig.8. 
I ponticelli J1 - J2 servono per tarare il capacimetro come spiegato a fine articolo. 



scita 5 otteniamo una frequenza divisa per 32, va- 
ie a dire 0,1 MHz corrispondenti a 100 kHz. 

Questa frequenza viene quindi applicata sul piedi- 
no 1 del doppio divisore x10 siglato IC3, un 4518. 
Dal piedino d'uscita 6 preleviamo la frequenza di 
10 kHz e dal piedino 14 la frequenza di 1 kHz. 
Quest'ultima frequenza di 1 kHz, pari a 1.000 Hz, 
entra sul piedino 1 del doppio divisore x10 sigla- 
to IC4, un altro 4518. 



Dal piedino d'uscita 6 preleviamo la frequenza di 
100 Hz e dal piedino 14 la frequenza di 10 Hz. 

STADIO COMMUTAZIONE FREQUENZE 

Per far giungere sul piedino d'ingresso 2 di IC1 
tutte le 6 frequenze non è possibile utilizzare un 
normale commutatore, perché i lunghi fili che par- 
tendo dalla sorgente vanno a raggiungere i ter- 
minali del commutatore per poi ritornare sull'inte- 



98 




R2S 



m 

g b e 



zo w 



I I I I I I I 

a fa e d e t g a b e d e f g 



23 16 24 15 18 17 n 



12 11 IO 5 14 13 ?5 



I I II li I 

a b c d o f g 



5 4 3 2 16 7 



RZ9 



ICIO 



R17 

"T RI* 




« 



C14 



C15 



X 



4H 



iyc; 



▼ 



RI 9 



m 




AIOSV. 



C31 




C30 



1 



1 



5V. 




h CZl C22 C23 C24 C25 °h p , 

▼ ▼ t ▼ t ▼ r 



grato IC1 creerebbero non pochi problemi. 

Per ottenere dei collegamenti molto corti è suffi- 
ciente utilizzare dei commutatori elettronici, che 
nel nostro caso abbiamo realizzato con 6 NOR (ve- 
di IC5/A-IC5/B-1C5/C ed IC6/A-IC6/B-IC6/C). 

Le frequenze che preleviamo sui piedini d'uscita 
dei tre integrati IC2 - IC3 - IC4 vengono diretta- 
mente applicate su uno dei tre piedini d'ingresso di 
ciascuna di queste porte digitali. 



Gli altri due piedini delle porte digitali vengono col- 
legati al positivo di alimentazione tramite la rete 
resistiva R6, così da forzare gli ingressi a livello 
logico 1. 

Poiché questi piedini sono collegati al commutato- 
re rotativo S1/B, quando questo cortocircuita a 
massa il piedino di una di queste porte, sul piedi- 
no d'uscita fuoriesce la frequenza applicata sul pie- 
dino d'ingresso opposto. 



99 



Cortocircuitando a massa uno di questi piedini, si 
accende automaticamente uno dei diodi led siglati 
DL1-DL2-DL3-DL4-DL5-DL6 ed anche il punto 
decimale sui quattro display, che ci permette dì 
ottenere una lettura in pico- nano- e microfarad. 

La frequenza che fuoriesce da uno di questi Nor, 
passando attraverso il diodo applicato sulla sua u- 
scita, entra sul piedino d'ingresso di IC7/C, un in- 
verter a trigger dì Schmitt, che assieme agli altri 
due inverter IC7/B - IC7/A provvede a convertire 
il segnale ad onda quadra fornito dai Nor in stret- 
ti impulsi negativi della durata di 0,05 microse- 
condi, che applichiamo sul piedino 2 di IC1. 



sione dovrebbe arrivare a 1 volt e se applichiamo 
un condensatore da 150 pF la tensione dovrebbe 
salire fino a 1,5 volt. 

In pratica, poiché esiste un impulso base di 0,05 
microsecondi che provvede a fornirci una tensio- 
ne di 0,35 volt questo valore si sommerà a quel- 
lo della capacità quindi in uscita ritroveremo una 
tensione di: 

10pF = 0,1 + 0,35 = 0,45 volt 
100 pF = 1,0 + 0,35 = 1,35 volt 
150 pF= 1,5 + 0,35 = 1,85 volt 

Questi 0,35 volt vengono eliminati prima di com- 
piere la misura premendo il pulsante P1. 



STADIO INTEGRATORE 



L'impulso da 0,05 microsecondi che esce dal pie- 
dino 3 di IC1 viene applicato subingresso dei due 
inverter siglati IC7/D - IC7/E, che provvedono a 
rendere più ripidi i fronti di salita e discesa. 
In seguito viene applicato sullo stadio integratore 
ad alta linearità, composto dai quattro operaziona- 
li siglati IC8/A-IC8/B-IC8/C-IC8/D, che provvedono 
a convertire questo impulso in una tensione con- 
tinua, proporzionale alla sua larghezza. 

Quando sui due terminali d'ingresso di IC1 non è 
applicato nessun condensatore, sull'uscita dello 
stadio Integratore ritroviamo una tensione conti- 
nua di circa 0,35 volt. 

Notar tenete presente che la tensione parassita di 
0,35 volt si ritrova sull'uscita di IC8/D solamente 
se non è stato collegato nessun condensatore e 
se è stata selezionata la V portata, la più sensi- 
bile. Selezionando le altre portate la tensione pa- 
rassita scende man mano che si sale nella scala. 

Applicando sui terminali d'ingresso un condensa- 
tore della massima capacità misurabile, in modo 
da far apparire sui quattro display il numero 1999, 
sull'uscita dell'integratore dovremmo ritrovare una 
tensione continua di 1,999 volt 

Questo valore di tensione viene raggiunto indipen- 
dentemente dalla portata prescelta, cioè ottenia- 
mo 1,999 volt su tutte le 6 portate. 

Ammesso di aver predisposto il capacimetro sul- 
la 2° portata, in modo da leggere un valore mini- 
mo di 1 pF ed uno massimo di 1999 pF, collegando 
sull'ingresso un condensatore da 10 pF sull'uscita 
dell'integratore dovremmo ritrovarci una tensione 
di 0,1 volt. 
Se colleghiamo un condensatore da 100 pF, la ten- 



STADIO AUTOZERO 



Oltre alla tensione continua parassita di 0,35 volt, 
che eliminiamo premendo PI, nel capacimetro e- 
sistono altre capacità parassite introdotte dalle 
boccole d'ingresso, dalle piste del circuito stam- 
pato e dai fili esterni dei puntali, che dobbiamo 
neutralizzare per evitare errori durante la misura 
delle capacità di pochi picofarad. 

Infatti non si può escludere che la somma di tutte 
le capacità parassite faccia uscire dallo stadio in- 
tegratore una tensione di 0,38 o 0,40 volt, che, 
entrando su! piedino 31 dell'integrato IC10 del volt- 
metro, farà appare sui display un numero paras- 
sita che sfalserebbe la lettura della capacità che 
si vuole misurare. 

Per annullare questa tensione parassita è suffi- 
ciente applicare sul piedino 30 dell'integrato IC10 
una tensione di valore identico a quella presente 
sul piedino 31. 

Poiché non si sa se questa tensione parassita è 
di 0,35 volt oppure di 0,36 - 0,38 - 0,40 ecc., la so- 
luzione più intelligente ed anche la più valida, è 
quella di prelevare questa tensione dal piedino d'u- 
scita dell'integratore IC8/D, poi caricare una capa- 
cità {vedi nel circuito le capacità C21-C22-C23- 
C24-C25) ed inserirla sul piedino non invertente 
3 dell'operazionale siglato IC9. 
In questo modo sul piedino d'uscita 6 esce una 
tensione pari al valore presente sui condensatori 
C21-C22-C23-C24-C25, che entrando sul piedino 
30 annulla la tensione presente sul piedino 31 . 

Per caricare questi condensatori è sufficiente te- 
nere pigiato per pochi secondi il pulsante P1 ed au- 
tomaticamente sì neutralizza la tensione parassi- 



mo 



■■ 






ELENCO COMPONENTI LX.1340 


R32 




R33 


R1 = 15 ohm 


R34 


R2 = 100 Ohm 


R35 


R3 = 10.000 ohm 


R36 


R4 = 2.700 ohm 


R37 


R5 = 1 Megaohm 


C1 = 


R6 = 4.700 ohm rete resistiva 


C2 = 


R7 = 1 0.000 ohm 


C3 = 


R8 = 4.700 ohm 


C4 = 


R9 = 1 00.000 ohm 


C5 = 


R10 = 100.000 ohm 


C6 = 


R11 = 100.000 ohm 


C7 = 


R12 = 100.000 ohm 


C8 = 


R13 = 100.000 ohm 


C9 = 


R14 = 100.000 ohm 


C10 


R15 = 47.000 ohm 


C11 


R16 = 22.000 ohm 


C12 


R17 = 200.000 ohm trimmer 


C13 


R18 = 22.000 ohm 


C14 


R1 9 = 1 00.000 ohm 


C15 


R20 = 2.200 ohm 


C16 


R21 = 1 .000 ohm 


C17 


R22 = 1 0.000 ohm 


C18 


R23 = 10.000 ohm trimmer 


C19 


R24 = 10.000 ohm 


C20 


R25 = 2.200 ohm 


C21 


R26 = 10.000 ohm 


C22 


R27 = 150 ohm 


C23 


R28 = 82.000 ohm 


C24 


R29 = 100.000 ohm trim. 20 giri 


C25 


R30 = 100.000 ohm 


C26 


R31 = 470.000 ohm 


C27 



= 330 ohm 
& 330 ohm 
= 330 ohm 
b 330 ohm 
= 330 ohm 
= 330 ohm 

100.000 pF poliestere 
10.000 pF poliestere 
22 pF ceramico 
22 pF ceramico 
100.000 pF poliestere 
100,000 pF poliestere 
100.000 pF poliestere 
100.000 pF poliestere 
56 pF ceramico 
= 1 mF poliestere 
= 1 mF poliestere 
= 1 mF poliestere 
= 100.000 pF poliestere 
= 1 mF poliestere 
= 100.000 pF poliestere 
= 100.000 pF poliestere 
= 82 pF ceramico 
= 100,000 pF poliestere 
= 100,000 pF poliestere 
= 100,000 pF poliestere 
= 1 mF poliestere 
= 1 mF poliestere 
= 1 mF poliestere 
= 1 mF poliestere 
= 1 mF poliestere 
= 100 pF ceramico 
= 100.000 pF poliestere 



C28 - 220.000 pF poliestere 
C29 = 47.000 pF poliestere 
C30 = 100.000 pF poliestere 
C31 = 100.000 pF poliestere 
C32 = 100 mF elettrolitico 
C33 = 100 mF elettrolitico 
C34 = 100 mF elettrolitico 



DS1 =d 
DS2 = d 
DS3 = d 
DS4 = d 
DS5 = d 
DS6 = d 
DS7 = d 
DS8 = d 
DS9 = d 



lodo schottky BAR. 10 

lodo schottky BAR. 10 

odo 1N.4150 

lodo 1N.4150 

ìodo1N.4150 

lodo 1N.4150 

lodo 1N.4150 

iodo 1N.4150 

lodo schottky BAR. 10 
DL1-DL6 = diodi led 
DISPLAY1-4 = BSA 502/RD 
XTAL = quarzo 3,2 MHz 
IC1 = 7555 CN 
IC2 = C/M os tipo 4060 
ICS = C/Mos tipo 4518 
IC4 = C/Mos tipo 4518 
IC5 = C/Mos tipo 4025 
IC6 = C/Mos tipo 4025 
IC7 = integrato 74HC14 
IC8 = integrato TL.084 
IC9 = integrato CA.3130 
IC10 = integrato ICL.71 07 
P1 = pulsante 
S1 = commut. 2 v. 6 p. 
J1 = ponticello 
J2 = ponticello 



Lista dei componenti relativa allo schema elettrico riportato in fig.6. Tutte le resisten- 
ze sono da 1/4 di watt compresa la rete resistiva R6 da 4.700 ohm. 




Fig.7 Foto di uno dei nostri primi prototipi. Come potete vedere dallo schema pratico 
di fig.12, tutti i componenti necessari per realizzare questo capacimetro, escluso il so- 
lo stadio di alimentazione LX.1341, risultano montati sul circuito stampato base siglato 
LX.1340 e sopra il circuito stampato display siglato LX.1340/D. Se effettuerete delle 
perfette stagnature il capacimetro funzionerà istantaneamente. 



101 
















TI 



Fig.8 Schema elettrico dello stadio di alimen- 
tazione duale che abbiamo siglato LX.1341. 




5V. 



M. 



©5V. 



ELENCO COMPONENTI LX.1341 












C1 
C2 
C3 
C4 
C5 
C6 
C7 



1.000 mF elettrolitico 
1.000 mF elettrolitico 
100.000 pF poliestere 
100,000 pF poliestere 
100.000 pF poliestere 
100.000 pF poliestere 
100 mF elettrolitico 



C8 = 100 mF elettrolitico 

RS1 = ponte raddriz, 100 V 1 A 

IC1 = uA.7805 

IC2 = uA.7905 - LMT 340/T5 

T1 = trasferiti. 6 watt {T0Q6.04) 

sec. 9+9 volt 0,5 ampere 
S1 = interruttore 




+ 5V.^ 



] 




IC2 






IC1 





Fig.9 Schema pratico dello stadio di alimentazio- 
ne e connessioni dei due integrati stabilizzatori. 
L'integrato uA.7905 utilizzato per ottenere la ten- 
sione stabilizzata dei 5 volt negativi può essere 
sostituito dall'equivalente LMT340/T5. Il lato me- 
tallico di questi due integrati va rivolto in basso e 
fissato sopra l'aletta di raffreddamento come visi- 
bile in fig.18. 




EMÙ 
M A 7805 



AFTE 220 V 








ta. E questo lo potremo notare subito, perché sui 

display apparirà 000. 

La tensione presente sui condensatori si scaricherà 

lentamente dopo circa 1 ora. 

Quando sui display appare «000, -002 o -003, sarà 

sufficiente pigiare nuovamente il pulsante P1 per 

far riapparire 000. 

E* ovvio che tenendo spento il capacimetro per molte 
ore, quando si riaccende dobbiamo sempre pigiare 
il pulsante P1 per annullare la tensione parassita. 

Questa operazione è necessaria prima di effettua- 
re le misure su tutte le scale. 

IMPORTANTE: una volta che avete azzerato ì di- 
splay sullo 000 pigiando il pulsante P1, avvicinan- 
do la mano ai morsetti d'ingresso potranno appa- 
rire sui display dei numeri casuali. 
Se questo avviene non dovete più pigiare il pul- 
sante P1, perché sommereste alle capacità paras- 
site del circuito anche quella della vostra mano. 
Una volta che avrete applicato ai morsetti il con- 
densatore da misurare, non verrà più rilevata la 
capacità della mano. 

Poiché vi sarà qualche lettore che pensando di au- 
mentare il tempo della memorizzazione della ten- 
sione parassita sostituirà i 5 condensatori polie- 
steri C21-C22-C23-C24-C25 con un solo conden- 
satore elettrolitico da 10 - 22 microfarad, avver- 
tiamo subito che in questo modo si ottiene l'effetto 
opposto, cioè si diminuisce il tempo. 

Infatti tutti i condensatori elettrolitici hanno una 
bassa resistenza interna e quindi si scaricano 
molto più velocemente di un poliestere. 



STADIO VOLTMETRO a DISPLAY 



Sapendo che dall'uscita dell'operazionale integra- 
tore IC8/D fuoriesce una tensione continua che 
risulta proporzionale al valore della capacità inco- 
gnita e che può variare da un minimo di volt ad 
un massimo di 1,999 volt, basta applicare questa 
tensione ad un voltmetro digitale in grado di pi- 
lotare 4 display. 

Per realizzare questo voltmetro abbiamo utilizzato 
l'integrato ICL.7107, siglato nello schema come 
IC10, perché per farlo funzionare occorrono solo 4 
condensatori e 2 resistenze (vedi in fig,6 i piedi- 
ni 38-39-40, i piedini 33-34 ed i piedini 27-28-29). 

Anche se sulle uscite dell'integrato ICL.7107 sono 
collegati 4 display, il primo a sinistra visualizza so- 
lo il numero 1 oppure il segno - quando viene ap- 



plicata al piedino 31 una tensione negativa o ap- 
plicata sul piedino 30 una tensione più positiva ri- 
spetto a quella presente sul piedino 31. 




STADIO di ALIMENTAZIONE 

Per alimentare questo capacimetro occorre una 
tensione duale di 5+5 volt che preleviamo dallo 
stadio di alimentazione riportato in fig.8. 

Gli operazionali siglati ICS - IC9 e l'integrato IC10 
vengono alimentati da questa tensione duale di 
5+5 volt, mentre tutti gli integrati siglati IC1 - IC2 - 
IC3 - IC4, gli operazionali siglati ICS - IC6 - IC7 ed 
i display da una tensione singola positiva di 5 volt. 
L'assorbimento totale con tutti i segmenti dei di- 
splay accesi non supera i 280 rnilliamper 



REALIZZAZIONE PRATICA 




Per realizzare questo capacimetro occorrono tre 
circuiti stampati. 

Sullo stampato siglato LX.1340 vanno montati gli 
stadi analogico - digitali. 

Sullo stampato siglato LX-1340/D vanno montati i 
quattro display ed il pulsante P1 . 
Sullo stampato siglato LX.1341 va montato lo sta- 
dio di alimentazione duale. 

Sebbene ognuno sia libero di iniziare il montaggio 
da uno qualunque dei tre circuiti stampati, noi con- 
sigliamo di iniziare dal più semplice, cioè dal cir- 
cuito siglato LX.1340/D, 

Sul lato opposto a quello dei componenti, stagna- 
te il connettore a pettine maschio a 29 terminali 
cercando di effettuare delle stagnature perfette. 
Come abbiamo già spiegato migliaia di volte, lo sta- 
gno non va sciolto sulla punta del saldatore e de- 
positato sul terminale da stagnare, ma il filo di sta- 
gno va appoggiato sul terminale da stagnare e poi 
a questi si avvicina la punta del saldatore, prece- 
dentemente pulita strofinandola su un pezzetto di 
straccio inumidito. 

Quando lo stagno si fonde, la sottile anima di di- 
sossidante presente al suo interno brucia lo stra- 
to di ossido presente sulle superfici dei terminali. 
Dopo aver sciolto una o due gocce di stagno te- 
nete la punta del saldatore ancora per qualche se- 
condo sul punto da stagnare per permettere allo 
stagno di depositarsi sulla superficie ormai pulita 
dal disossidante. 

Importante: prima di inserire sul lato componenti 
del circuito i quattro display, vi consigliamo di con- 



103 



frollare ad uno ad uno che tutti i 29 piedini del con- 
nettore a pettine risultino stagnati, perché se ve ne 
siete dimenticati anche uno solo, non si accende- 
ranno tutti i segmenti o i punti decimali. 
Per riparare a questo errore dovrete dissaldare ed 
rimuovere tutti i display con il rischio dì rovinare 
non solo le sottile piste in rame del circuito stam- 
pato, ma anche gli stessi display. 

Come visibile in fig.11 i quattro display vanno in- 
seriti rivolgendo if punto decimale verso il basso. 
Quando inserite il pulsante P1 sulla destra del cir- 
cuito stampato, oltre a controllare che la parte 
smussata del suo corpo sia rivolta verso i display, 
è consigliabile controllare con un tester se pigian- 
do il pulsante si chiude il contatto elettrico tra i due 
terminali A - A ed i due terminali B - B (vedi fig.13). 
Infatti non si può escludere a priori che la Casa Co- 
struttrice non si sbagli a posizionare i quattro ter- 
minali, e poiché questo si è già verificato, il con- 
trollo eviterà di farvi perdere del tempo per capire 
perché il circuito si rifiuta di funzionare, 

Se volete lasciare per ultimo il montaggio più com- 
plesso, potete ora prendere il circuito stampato 
LX.1341 dello stadio di alimentazione. 
Come visibile in fig.9 su questo stampato vanno 
montati pochi componenti. 

L'integrato stabilizzatore siglato uA.7905 va po- 
sto in alto (vedi IC2) rivolgendo la sua parte me- 
tallica verso il basso. 

Il uA-7805, equivalente a LM340T5, va posto in 
basso (vedi IC1) rivolgendo la sua piccola parte 
metallica sempre verso il basso. 

Sul corpo di entrambi gli stabilizzatori dovete fis- 
sare le due alette di raffreddamento a forma di U 
che trovate nel kit, 

A questo punto non rimane che prendere l'ultimo 
stampato, siglato LX.1340, sul quale vanno dispo- 
sti i componenti come visibile in fig.12. 

Vi consigliamo di iniziare inserendo tutti gli zocco- 
li per gli integrati ed il connettore femmina a 29 
terminali sul quale andrà innestato il circuito stam- 
pato dei display. 

Sul lato opposto del circuito stampato potete in- 
serire i due connettori maschi a 3 terminali siglati 
J1 - J2 e la morsettiera a 3 poli per entrare con 
la tensione di alimentazione. 

Dopo aver controllato la stagnatura dei piedini, in- 
serite tutte le resistenze compresa la rete resisti- 
va R6 posta vicino al commutatore S1 T rivolgendo 



il punto di riferimento stampigliato sul suo corpo 
verso il basso (vedi fig,12). 
Proseguendo nel montaggio inserite tutti i trimmer, 
poi i diodi siglati DS8 - DS7 - DS6 - DS5 - DS4 - 
DS3 rivolgendo la fascia nera che contorna il loro 
corpo verso il basso, quindi il diodo schottky DS9 
rivolgendo la sua fascia nera verso l'alto, infine i 
diodi schottky DS1 - DS2 rivolgendo la fascia ne- 
ra di DS2 verso sinistra e la fascia nera di DS1 
verso destra. 

Completata questa operazione inserite i pochi con- 
densatori ceramici, poi tutti i poliesteri e gli e- 
lettrolitici rispettando la polarità positiva e nega- 
tiva dei due terminali. 

A questo punto potete montare il quarzo tenendo- 
lo sollevato dal circuito stampato di 1 millimetro 
per evitare che il metallo del suo corpo venga a 
contatto con le piste del circuito stampato provo- 
cando un involontario cortocircuito. 

Ora prendete il commutatore rotativo S1 ed accor- 
ciate con un seghetto il suo perno (vedi fig,16). 





i 



ex 




104 




Fig.10 Foto dello stadio LXJ340 di uno dei nostri primi prototipi utilizzati per il collaudo. 



DISPLAY 1 OISPLAYZ DISPLAY 3 DISPLAY 4 



O 

1 
\i it it 

\* H M 





TI t * \t fi » 

\* l + i* li |.i 

vi ti II M M 
, , , , * 



Fig.11 Quando inserite i quat- 
tro display nello stampato 
LX.1340/D rivolgete il punto 
decimale verso il basso. 



R1B R16 

Q o 




RWG*U»o\j\j RiScHfii!»^ Ng[(9^ 



i I 



A 



DS3 

5 DS4 R7 




J2 J1 



Ir «■" 



o 



t~ 



^ 



4r *# 



TP1 



Fig.12 Schema pratico del circuito base LX.1340. Sul 
lato opposto di questo stampato vanno montati i due 
soli connettori J1 - J2 e la morsettiera a 3 poli per en- 
trare con la tensione duale di alimentazione. 
I due terminali TP1 servono solo per la taratura. 



tf 



in 

+ 



Tf tf 



VERSO IL KIT 

LX1341 



in 



105 





b a 



B3-A502RD 1 BS-4?02RD 
l 



55-4502RD 



BS-A502RD 





Fig.13 Foto dello stampato display LX.1340/D visto da sopra e di lato. La parte smussata 
del pulsante P1 va rivolta verso i display. Prima di inserirlo controllate con un tester che 
i due terminali A - A e B - B siano disposti come visibile in figura. 





Fig,14 Foto delle due schede LX.1340 - LX.1340/D già fissate sul pannello frontale viste 
dal lato dei morsetti d'ingresso. Per collegare i terminali dei due morsetti d'ingresso sul- 
le piste del circuito stampato potete utilizzare due corti spezzoni di filo di rame nudo. 






Fig.15 Foto delle due schede LX.1340 - LX.1340/D già fissate sul pannello frontale, ma vi- 
ste dal lato del commutatore rotativo S1. Si notino sulla destra i cursori dei trimmer a 1 
giro siglati R17 - R23 e quello multigiri siglato R29 che ci serviranno per [a taratura. 



106 







Fig.16 Foto dello stampato base LX.1340 visto dal lato del- 
le saldature. Sulle piste in rame di questo stampato manca 
ancora la vernice protettiva antiossidante. Prima dì inserire 
il commutatore rotativo S1 sul circuito stampato, accorcia- 
te il suo perno in modo da ottenere una lunghezza di circa 
13 mm dalla sua estremità alla filettatura. 




13mm. 

* + 










Fig.17 Lo spazio presente all'interno del mobile verrà utilizzato per fissare sul suo piano, 
tramite quattro distanziatori plastici con base autoadesiva, lo stadio di alimentazione 
LX.1341. Quando collegate i tre fili dello stadio di alimentazione alla morsettiera presen- 
te sullo stampato LX.1340 cercate di non invertire i +5 volt con i -5 volt 



107 



Eseguita questa operazione, lo potete inserire nel 
circuito stampato, stagnando tutti i suoi terminali 
sulle piste dello stampato, dal lato opposto. 

Sullo stampato mancano i diodi led perché prima 
di stagnare i loro terminali dovete eseguire le se- 
guenti supplementari operazioni: 

- Infilate negli zoccoli tutti gli integrati rivolgendo 
la loro tacca dì riferimento a forma di U come visi- 
bile in fìg.12. Controllate che tutti i piedini risultino 
correttamente inseriti nello loro sedi, perché capi- 
ta spesso che un piedino fuoriesca dallo zoccolo. 

- Inserite nei fori dello stampato, ma senza sta- 
gnarli, i due terminali dei diodi led rivolgendo il ter- 
minale più lungo, indicato con A verso sinistra. 

- Innestate il connettore maschio presente nel cir- 
cuito dei display nel connettore femmina presente 
sullo stampato LX.1340. 

- Fissate provvisoriamente lo stampato LX.1340 
sulla mascherina frontale del mobile, che come no- 
terete risulterà distanziata di circa 2 cm. 

- Cercate di far fuoriuscire le teste di tutti i diodi 
led dai fori presenti nella mascherina e solo dopo 
averli ben posizionati potrete stagnare i loro ter- 
minali sulle piste del circuito stampato, tranciando 
con un paio di tronchesine l'eventuale eccedenza. 

MONTAGGIO nel MOBILE 



PVMOTHHi 






Togliete dal pannello del mobile il circuito prece- 
dentemente inserito per posizionare i diodi led, poi 
applicate l'interruttore di accensione S1 e le due 
boccole d'ingresso a morsetto, inserendo quella 
di colore rosso (terminale positivo per gli elettro- 
litici) sulla sinistra. 



Prima di inserire queste boccole dovete togliere dal 
loro retro la rondella plastica, che andrà poi ap- 
plicata sulla parte interna del pannello metallico. 

Ritornate a fissare, ma ora in modo stabile, lo 
stampato LX.1340 sul pannello del mobile, poi co- 
me visibile nelle figg.1 4-1 5 applicate sul piano mo- 
bile il circuito stampato dello stadio di alimentazio- 
ne utilizzando i 4 distanziatori plastici con base au- 
toadesiva inseriti nel kit. 

Collegate con un corto spezzone di filo i termina- 
li dei morsetti d'ingresso al circuito stampato e 
con 3 fili di colore diverso collegate la tensione 
duale prelevandola dalla morsettiera a 3 poli pre- 
sente sul circuito stampato dello stadio di alimen- 
tazione ed applicatela alla morsettiera a 3 poli pre- 
sente nello stampato LX.1340 cercando di non in- 
vertire la polarità o il filo di massa. 

Dopo aver collegato l'interruttore di accensione S1 
ed il cordone di rete nella morsettiera, potete pas- 
sare alla taratura. 



TARATURA 



il 



Completato il montaggio, prima di leggere l'esatto 
valore di una capacità è necessario tarare il cir- 
cuito e T come sempre, abbiamo cercato di rende- 
re questa operazione fa più semplice possibile. 

Per tarare questo capacimetro occorrono sola- 
mente un piccolo cacciavite ed un tester, non im- 
porta se digitale o analogico, ed il condensatore 
campione che trovate nel kit, sul quale abbiamo 
stampigliato l'esatta capacità in picofarad. 
Anche se il condensatore è da 150 pF, così è stam- 
pigliato sul suo corpo, prendete come valore di ri- 
ferimento il numero che trovate sull'etichetta, che 
può essere 152 - 153,5 - 149,2 - 148 ecc. 




Fig.18 Foto dello stadio 
LX.1341 di alimentazio- 
ne completo delle due 
alette di raffreddamen- 
to su IC1-IC2. 



108 



f 



' 



a A f g 



/>/ 



jt Af A7 Af Af 

itp e A il e 




BSA 502 RD 




ICL 71D7 



15 



10 

















Oc 


(le 


0«| 


i<=ayi 


[*LJ — I 






Qa 


Qi 


Gc 


R 
Qi 















GND 



4518 




TL084 





7555 CN 



C A 3130 



4025 




74HC14 



fslJ+vlT] 5 j 

1 O t M^ 


^ il * 


^ i^ 2 n 3 n~ v n 





DIODO 
LED 



K 



Fig.19 Connessioni di tutti gli integrati viste da sopra con la tacca di riferimento ad U ri- 
volta verso sinistra. Le connessioni del display BSA.502/RD sono viste da dietro. 






1° OPERAZIONE di TARATURA 




- Innestate lo spinotto di cortocircuito del con- 
nettore J1 nella posizione B-C così da collegare al 
partitore resistivo R20-R21 il piedino 31 di IC10. 

- Innestate lo spinotto di cortocircuito del con- 
nettore J2 sulla posizione B-C in modo da colle- 
gare a massa il piedino 30 di IC10. 

- Collegate un tester sui due terminali siglati TP1 
dopo averlo predisposto sulla portata 2 volt CC fon- 
do scala e leggete quale valore di tensione risulta 
presente su TP1. 

- In teoria su TP1 dovreste leggere una tensione 
di 1,56 volt, ma tenendo presente che le resisten- 
ze R20-R21 hanno una loro tolleranza, potreste an- 
che leggere 1,50 o 1,66 volt 

- Ruotate il trimmer multigiri R29 fino a far appari- 
re sui display la stessa tensione rilevata su TP1 . 
Perciò se avete rilevato 1,56 volt sul display dovrà 
apparire il numero 1560, se avete rilevato 1,5 volt 
dovrà apparire il numero 1500, se invece avete ri- 




levato una tensione dì 1,66 volt dovrà apparire il 
numero 1660. 

- Completata questa taratura riposizionate gli spi- 
notti di cortocircuito su entrambi i connettori J1-J2 
nella posizione A-B. 



2° OPERAZIONE di TARATURA 



- Ruotate il commutatore S1 della 1° portata dei 
200 picofarad massimi e premete il pulsante P1 
in modo da caricare i cinque condensatori C21- 
C22-C23-C24-C25. 

- Dopo aver rilasciato il pulsante P1, sui display 
può apparire un numero negativo -002 o -003 ? op- 
pure positivo, 002 o 003 t che dovete portare a 000 
ruotando il cursore del trimmer R23. 

- Con questa operazione si neutralizza la tensio- 
ne parassita fornita dall'operazionale IC8/D. 

- Quando ruoterete il trimmer R23 non avvicinate 
le mani alle boccole d'ingresso per non aggiun- 
gere supplementari capacità parassite. 



109 



'nMAAÈfeAÉMMÉflriMl 




3° OPERAZIONE di TARATURA 



- Sempre mantenendo il commutatore sulla por- 
tata dei 200 picofarad, pigiate il pulsante P1 in 
modo da far apparire sui display il numero 000, 
quindi applicate sui morsetti d'ingresso il con- 
densatore campione inserito nel kit. 

- Se sull'etichetta del condensatore è riportato 
154,5 picofarad, ruotate lentamente il trimmer 
R17 fino a far apparire sui display il numero 154.5. 

- Poiché sappiamo che in tutti gli strumenti digita- 
li l'ultima cifra a destra non è stabile, non preoc- 
cupatevi se leggerete 154.7 o 154.3, perché una 
differenza di 0,2 picofarad equivale ad un errore 
dello 0,13% che ritroveremo su tutte le 6 portate 
del capacimetro. 

- Poiché tutti i condensatori ceramici sono molto 
sensibili alle variazioni termiche, tenete presente 
che se avete tenuto stretto tra le mani il corpo del 
condensatore per qualche minuto, è normale che 
dopo averlo inserito nelle due boccole d'ingresso 
la sua capacità aumenti o scenda in rapporto al 
suo coefficiente di temperatura. 

- Per evitare errori nella taratura, non tenete ma* vi- 
cino al condensatore da misurare un saldatore ac- 
ceso oppure una lampada a filamento e non tene- 
telo nemmeno vicino ad una finestra aperta per e- 
vitare le deboli correnti d'aria, perché il condensa- 
tore rileverà subito i cambiamenti di temperatura. 
Detto questo non preoccupatevi se tenendo un con- 
densatore ceramico per qualche minuto sulle boc- 
cole d'ingresso noterete che il valore della capa- 
cità varia leggermente di qualche picofarad in più 
o in meno. 

Per stabilire il coefficiente di temperatura di un 
condensatore provate ad avvicinare al suo corpo 
la punta di un saldatore. Se ha un coefficiente po- 
sitivo la sua capacità aumenterà, se ha un coef- 
ficiente negativa la sua capacità diminuirà e se 
ha un coefficiente zero la sua capacità non subirà 
variazioni. 

- Completata la taratura sulla prima portata dei 
200 picofarad fondo scala, anche le altre 5 por- 
tate risulteranno automaticamente tarate, quindi 
potete chiudere il mobile del vostro capacimetro 
perché è già pronto per svolgere la sua funzione di 
strumento di misura ad alta precisione. 



IMPORTANTE 




te le capacità parassite. 

Se per errore premete il pulsante P1 quando c'è 
un condensatore inserito, la sua capacità verrà 
memorizzata, ed inserendo una nuova capacità 
sui display apparirà la differenza esistente tra le 
due capacità. % 

Pertanto se premete P1 quando sulle boccole c'è 
un condensatore da 100 pF e di seguito misurate 
un altro condensatore sempre da 100 pF sui di- 
splay vedrete apparire 000. 
Se il secondo condensatore avesse una capacità 
dì 104,5 pF sui display apparirebbe 04,5, che è il 
risultato delle differenza tra 100 e 104,5 pF. 

Come avrete già intuito la memorizzazione di un 
valore dì capacità può risultare molto utile quando 
si debbono montare dei circuiti RF in cui una ele- 
vata tolleranza su una capacità potrebbe pregiudi- 
care Tintero funzionamento del circuito, 

Infatti una volta memorizzato un valore si potrà su- 
bito stabilire se un altro condensatore ha una tol- 
leranza in eccesso o in difetto. 

Per misurare delle capacità di valore sconosciuto 
vi suggeriamo di iniziare sempre dalla portata più 
alta, quetla dei 200 microfarad, per poi scendere 
a quelle inferiori. 



COSTO di REALIZZAZIONE 




Il pulsante P1 deve essere premuto ogni volta che 
si accende lo strumento in modo da annullare tut- 



Tutti i componenti per realizzare lo stadio base si- 
glato LX.1340 e lo stadio display siglato LX.1340/D 
completi di circuito stampato, zoccoli, integrati, 
quarzo, display, diodi led, cioè tutto quello visibile 
nelle f igg. 11-12 più un condensatore campione per 
la taratura, Esclusi mobile, pannello frontale e sta- 
dio di alimentazione .. L. 104. 000 

Costo del mobile plastico MO.1340 completo di ma- 
scherina forata e serigrafata .. L40.000 

Tutti i componenti per realizzare lo stadio di ali- 
mentazione siglato LX.1341 (vedi fig.9) completo 
del cordone di rete dei 220 volt L37.Q00 

Costo del solo stampato LX.1340 L. 18.000 

Costo del solo stampato LX.1340/D L. 3.000 

Costo del solo stampato LX.1 341 L 8.800 

I prezzi riportati sono compresi di IVA, ma non del- 
le spese postali che verranno addebitate solo a chi 
richiederà il materiale in contrassegno. 



110 




Il massimo rendimento di un motore a scoppio si ottiene solo se la scin- 
tilla della candela scocca prima che il pistone giunga sul punto morto 
superiore, con i gradi consigliati dal Costruttore, Per sapere a quanti 
gradi scocca la scintilla, basta misurarli con uno stroboscopio. 




Questo stroboscopio interesserà tutti gli appassio- 
nati di go-kart e moto perchè, oltre a leggere sui 
display i gradi di anticipo dell'accensione, indica 
anche il numero dei giri al minuto. 

A differenza dei normali stroboscopi, che utilizzan- 
do delle comuni lampade flash non riescono a rag- 
giungere i 9.000 giri al minuto, quello che vi pre- 
sentiamo riesce a raggiungere e a superare i 
18,000 giri al minuto perchè, in sostituzione della 
lampada flash, utilizza dei diodi flash che pur e- 
mettendo meno luce, presentano il vantaggio di ri- 
sultare molto veloci. 



L'EFFETTO STROBOSCOPICO 



Se applichiamo un disco con sopra disegnato un 
punto bianco in un motore elettrico che ruota al- 
la velocità dì 3.000 giri al minuto, vedremo un cer- 
chio bianco lungo tutta la sua circonferenza. 

Se vicino a questo disco applichiamo un normale 
tubo al neon alimentato con i 50 Hertz della ten- 
sione di rete, vedremo il punto bianco immobile. 

In questo caso il punto bianco ci sembrerà fermo 
perchè 3.000 giri al minuto corrispondono esatta- 
mente ad una frequenza di 50 Hz (50 impulsi al 
secondo), come è possibile rilevare dalla formula: 

Frequenza Hz = Giri al minuto : 60 

Giri 3.000 : 60 = 50 Hertz 

numero 60 serve per convertire la frequenza da 
secondi a minuti. 

Dobbiamo far presente che, anche se noi vediamo 
la lampada al neon sempre accesa, questa si ac- 




cende e sì spegne 50 volte al secondo. 

Poiché il numero di giri del motore è in perfetto 
sincronismo con la frequenza dei 50 Hertz della 
rete, questo punto verrà illuminato dalla lampada 
sempre e solo nella stessa posizione, quindi ci 
sembrerà fermo anche se il disco in realtà ruota 
a 3.000 giri al minuto. 

Questo fenomeno si può osservare solo usando dei 
tubi al neon e non delle normali lampade a fila- 
mento perchè, quest'ultime, mantengono il fila- 
mento sempre acceso a causa dell'inerzia termica. 



UN MOTORE a SCOPPIO 



Come tutti sapranno, all'Interno del cilindro di un 
motore a scoppio scorre un pistone, che provve- 
de a imprimere un moto rotatorio all'albero di tra- 
smissione tramite la biella ad esso collegata. 

Quando il pistone si trova in basso sul cilindro, si 
dice che si trova sul punto morto inferiore. 
Quando il pistone si trova in alto sul cilindro, si di- 
ce che sì trova sul punto morto superiore. 

Per far compiere un giro completo all'albero di tra- 
smissione, il pistone partendo dal punto morto in- 
feriore deve raggiungere il punto morto superio- 
re per poi tornare al punto di partenza. 

A far ruotare l'albero di trasmissione provvede la 
miscela di benzina/aria inserita all'interno della ca- 
mera a scoppio. 

Questa miscela viene compressa dal pistone e pri- 
ma che questo raggiunga il punto morto supe- 
riore, una candela fa scoccare una scintilla che, 
incendiando la miscela, provvede a riportare il pi- 
stone sul punto morto inferiore. 



111 



ENTRATA 
IMPULSI 



USCITA 

PINI 1 


















IC3-B 










! 









USCITA 
PIN3 

IC3-C 



Fig.1 Gli impulsi prelevati dal coccodrillo 
sul filo della candela o sulla bobina AT, ver- 
ranno ripuliti e squadrati dal monostabile 
IC3/A-IC3/B e poi invertiti di polarità dal 
Nand IC3/C (vedi fig.2). 



In un motore a scoppio la scintilla deve scoccare 
in anticipo perchè, solo in questo modo, la miscela 
benzina/aria ha un tempo sufficiente per bruciare 
completamente. 

Se la scintilla scoccasse esattamente nel momen- 
to in cui il pistone raggiunge il suo punto morto 
superiore, la miscela benzina/aria non riuscirebbe 
a bruciarsi totalmente, quindi fuoriuscirebbe dal tu- 
bo di scarico con il risultato di consumare più ben- 
zina e di inquinare l'ambiente. 

Questo anticipo dì accensione, che viene sempre 
espresso in gradi e viene chiamato tecnicamente 
angolo di anticipo, varia da motore a motore. 




COSA FA LO STROBOSCOPIO 



In prossimità della puleggia fissata sull'albero mo- 
tore è sempre presente una tacca, che serve per 
controllare se la scintilla scocca in corrisponden- 
za dei gradi suggeriti dalla Casa Costruttrice. 

Poiché l'albero motore può girare da un minimo di 
500 giri al minuto ad un massimo di 18.000 giri 
al minuto per i motori a 2 tempi, per vedere fer- 
ma questa tacca è necessario che lo strobosco- 
pio si accenda con una frequenza identica a quel- 
la del numero di giri del motore. 

Quindi la frequenza da utilizzare per accendere i 



diodi flash deve essere prelevata dal filo che ali- 
menta la candela o dal filo della bobina AT. 

Se l'accensione delle candele avviene in anticipo 
o in ritardo, vedremo questa tacca spostata più 
verso destra o più verso sinistra rispetto alla posi- 
zione richiesta. 

In questo caso basta ruotare la manopola dello 
stroboscopio fino a posizionare la tacca sul punto 
richiesto e leggere sui display i gradi esatti di ac- 
censione, 

Se nel manuale di istruzioni della moto sono indi- 
cati gli stessi gradi che leggiamo sullo strobosco- 
pio, il motore è perfettamente a punto, mentre se 
leggiamo un numero superiore o un numero infe- 
riore, per ottenere il massimo rendimento con un 
minor consumo di carburante, dovremo corregge- 
re tali gradi. 

Per regolare questo angolo di anticipo è necessa- 
rio ruotare in senso orario o antiorario lo spintero- 
geno e, se non avete esperienza, tutti gli elettrau- 
to o i meccanici saranno in grado di spiegarvi co- 
me procedere allo scopo. 









SCHEMA ELETTRICO 




Iniziamo la descrizione dal coccodrillo posto sul- 
la sinistra dello schema elettrico di fig.2, che va ap- 
plicato sul cavo della candela o della bobina AT 
per poter prelevare gli impulsi. 
Se la bocca del coccodrillo non dovesse aprirsi suf- 
ficientemente per pinzare il cavo, sì possono av- 
volgere su quest'ultimo due sole spire di filo, per- 
chè, come avrete già intuito, l'impulso viene prele- 
vato per vìa capacitiva. 

Prima di prelevare questi impulsi, è necessario po- 
sizionare il ponticello J1 su A oppure su B o C. 

In particolare, deve essere inserito nella posizione 
A per controllare dei motori a 4 tempi 4 cilindri, 
applicando il coccodrillo sul filo che fuoriesce dal- 
la bobina AT e giunge sullo spinterogeno. 

Deve essere inserito nella posizione B per control- 
lare dei motori a 2 tempi 1 cilindro, applicando il 
coccodrillo sull'unico filo che alimenta la candela. 

Deve essere inserito nella posizione C per con- 
trollare dei motori a 4 tempi 4 cilindri, collegando 
il coccodrillo al filo della candela del primo cilin- 
dro e non alla bobina AT. 

L'impulso dell'accensione, attraversando il con- 
densatore C1, entra nel multivibratore monostabi- 
le composto dai due Nand IC3/A-IC3/B; quesVulti- 



112 



mo provvede a fornire in uscita un solo impulso 
perfettamente squadrato, privo di autoscillazioni 
spurie (vedi fig.1) che viene inviato direttamente 
sulla Base del transistor TR1 e, tramite il Nand si- 
glato IC3/C, sul piedino d'ingresso 14 dell'integra- 
to PLL tipo CD.4046 (vedi IC4). 

L'integrato IC5, un CD.4040, è utilizzato per rea- 
lizzare un semplice moltiplicatore di frequenza. 

Se il ponticello J1 risulta posizionato su A, la fre- 
quenza che entra nel piedino 14 del CD.4046 (ve- 
di IC4) viene moltiplicata x 8. 
Se il ponticello J1 risulta posizionato su B, la fre- 
quenza viene moltiplicata x 16. 
Se il ponticello J1 risulta posizionato su C, la fre- 
quenza viene moltiplicata x 32. 

Questa moltiplicazione di frequenza serve al mi- 
croprocessore IC2 per visualizzare sui display i gi- 
ri/minuto in funzione del numero dei cilindri, te- 
nendo conto per i soli 4 tempi se preleviamo gli im- 
pulsi dalla candela del primo cilindro oppure dal 
filo d'uscita della bobina AT. 

Infatti, per conoscere quale frequenza entra nel 
piedino 14 dì IC4 prelevando gli impulsi dalla bo- 
bina AT di un motore a 4 tempi 4 cilindri, possia- 
mo usare questa formula: 

Hz = (Numero cilindri x Numero giri) : 120 

Se preleviamo questi impulsi dal filo di una delle 
quattro candele, la frequenza sopra calcolata va 
divisa per 4. 

Per conoscere quale frequenza entra nel piedino 
14 di IC4 prelevando gli impulsi da un motore a 2 
tempi, possiamo usare questa formula: 

Hz = Numero giri : 60 

i 

Ammettiamo di avere un motore a 4 tempi 4 ci- 
lindri che ruota a 4.500 giri/minuto, sul filo della 
bobina AT otterremo una frequenza di: 

(4 x 4.500) : 120 = 150 Hertz 

Se preleviamo questi impulsi da una delle quattro 
candele otterremo una frequenza di: 

150 : 4 = 37,5 Hertz 

Se abbiamo un motore a 2 tempi che ruota sem- 
pre a 4.500 giri/minuto, otterremo una frequenza 
pari a: 

4.500 : 60 = 75 Hertz 



Applicando il ponticello J1 sulla posizione A, che 
moltiplica x 8 la frequenza dei 150 Hz che entra 
nell'integrato IC4, sulla sua uscita avremo: 

150 x 8 = 1.200 Hertz 

Applicando il ponticello J1 sulla posizione B, che 
moltiplica x 16 la frequenza dei 75 Hz che entra 
nell'integrato IC4, sulla sua uscita ci ritroveremo: 

75 x 16 = 1.200 Hertz 

Applicando il ponticello J1 sulla posizione C, che 
moltiplica x 32 la frequenza dei 37,5 Hz che entra 
nell'integrato IC4, sulla sua uscita otterremo: 

37,5 x 32 = 1 .200 Hertz 

Quando nel microprocessore IC2 entra una fre- 
quenza di 1.200 Hz, questo farà apparire sui di- 
splay 4.500 giri. 

In pratica, non apparirà il numero 4.500 completo, 
ma solo 4.50 perchè l'ultimo lo abbiamo elimina- 
to per poter leggere fino ad un massimo di 19.00, 
che corrispondono a 19.000 giri/minuto. 

Le onde quadre che escono dal piedino 6 di ICS 
vengono applicate, tramite il condensatore C15, sul 
piedino 6 dell'integrato IC7, un XR.4151, che uti- 
lizziamo per ritardare l'impulso di accensione dei 
diodi flash siglati DL1-DL2-DL3-DL4-DL5. 

L'impulso che avremo ritardato agendo sui due po- 
tenziometri R13-R14, viene prelevato dal piedino 3 
di IC7 e applicato sul piedino 2 del Nand IC6/A; tra- 
mite IC6/B-IC6/C, tale impulso viene inviato sul pie- 
dino 2 di IC9, un integrato tipo ICM.7555 che uti- 
lizziamo per pilotare la Base del transistor TR2 che 
provvede ad accendere i diodi flash. 

Le resistenze R21-R22 e i diodi DS3-DZ1 posti sul 
piedino 2 di IC9 servono per ridurre l'ampiezza de- 
gli impulsi ad 1/3 dei volt di alimentazione, cioè sul 
valore di riferimento di trigger di IC9. 
Il trimmer R30 posto sui piedini 6-7 di 1C9 serve 
per dosare la luminosità dei diodi flash. 

I 

Poiché all'aumentare del numero di giri del moto- 
re la luminosità tende ad aumentare e di conse- 
guenza anche la corrente efficace che scorre nei 
diodi flash, per non danneggiarli abbiamo inserito 
nel piedino 5 di IC9 il transistor TR1 , che provve- 
de in modo automatico a correggere la corrente ef- 
ficace di assorbimento. 

Più aumenta la velocità del motore, più questo tran- 
sistor ridurrà la corrente efficace di assorbimento 
sui diodi flash. 

113 



DISPLAY1 



DISPUY2 



DI5PLAY3 



D1SPLAY4 







J 



CIO 

a- 



mnn 

■ fa t d e f | 

unni 



33 31 23 27 
32 30 28 



a b e d e f g 



33 37 35 
40 38 3fi 



a b e ri e f g 



mr 

a b e ri e f g 



18 16 14 12 
T7 15 13 



f 



C11 

Ih 




Fig.2 Schema elettrico dello stroboscopio. Come 
spiegato nell'articolo, per tararlo dovrete applicare 
sui terminali TP1 una tensione alternata a 50 Hz. 



ELENCO COMPONENTI LX.1342 



R1 = 39.000 ohm 
R2 = 4.700 ohm 
R3 = 8-200 ohm 
R4 = 27.000 ohm 
R5 = 330 ohm 
R6 = 10.000 ohm 
R7 = 33.000 ohm 
RB = 10.000 ohm 
R9 = 10.000 ohm 
R10 = 33.000 ohm 



R11 =4.700 ohm 




R24 = 4.700 ohm 


R12 = 10 ohm 




R25 = 5.000 ohm trimmer 


R13 = 47.000 ohm pot. 


lin. 


R26 = 3.900 ohm 


R14 = 10.000 ohm pot 


multigiri 


R27 = 1 megaohm 


R15 = 15.000 ohm 




R28 = 47.000 ohm 


R16 = 5.600 ohm 




R29 = 2.200 ohm 


R17 = 100.000 ohm 




R30 = 20,000 ohm trimmer 


R18 = 10.000 ohm 




R31 = 4.700 ohm 


RI 9 = 10.000 ohm 




R32 = 47.000 ohm 


R20 = 10.000 ohm 




R33 = 12 ohm 


R21 = 1 .000 ohm 




R34 = 12 ohm 


R22 = 10.000 ohm 




R35 = 12 ohm 


R23 = 100.000 ohm 




R36 = 12 ohm 



114 



IC10 



IC11 



DS4 




R37 = 12 ohm 
C1 = 220 pF ceramico 
C2 = 1 mF poliestere 
C3 = 1,000 pF poliestere 
C4 = 100.000 pF poliestere 
C5 = 100*000 pF poliestere 
C6 = 100.000 pF poliestere 
C7 s 2,2 mF elettrolitico 
C8 = 1.000 pF ceramico 
C9 = 100.000 pF poliestere 
C10 = 100.000 pF poliestere 
C11 = 100.000 pF poliestere 
C12 = 22 pF ceramico 
C13 = 22 pF ceramico 
C14 = 1 mF elettrolitico 
C15 = 1.000 pF ceramico 
C16 = 100.000 pF poliestere 
C17 = 150.000 pF poliestere 
C18 = 1.000 pF ceramico 
C19 = 2,2 mF elettrolitico 
C20 = 100.000 pF poliestere 



C21 = 100.000 pF poliestere 
C22 n 2,2 mF elettrolitico 
C23 = 100.000 pF poliestere 
C24 = 22,000 pF poliestere 
C25 = 100.000 pF poliestere 
C26 = 100 mF elettrolitico 
C27 = 10.000 pF ceramico 
C28 = 10.000 pF poliestere 
C29 = 100.000 pF poliestere 
C30 = 100.000 pF poliestere 
C31 = 100,000 pF poliestere 
C32 = 100.000 pF poliestere 
C33 = 100.000 pF poliestere 
C34 = 100 mF elettrolìtico 
C35 = 100 mF elettrolitico 
DL1-DL5 = diodi led alta lum. 
DS1 = diodo silicio tipo 1N.4150 
DS2 = diodo silicio tipo 1N.4150 
DS3 = diodo silicio tipo 1N.4150 
DS4 = diodo silicio tipo 1N.4007 
DZ1 = diodo zener 2,7 V. 1/2 W. 



XTAL = quarzo 8 MHz 
TR1 = PNP tipo BC.559 
TR2 = NPN darlington BDX.53C 
IC1 = integrato tipo M.5450 
IC2 = EP.1342 
ICS = integrato C/Mos 4093 
IC4 m integrato C/Mos 4046 
ICS = integrato C/Mos 4040 
IC6 ss integrato C/Mos 4093 
IC7 = integrato tipo XR4151 
ICS = integrato tipo LM.358 
IC9 = integrato tipo 7555CN 
IC10 = integrato tipo u A. 7805 
IC11 = integrato tipo uA.7808 
DISPLAY1 = BS-A301RD 
DISPLAY2 = B3-A301RD 
DISPLAY3 = BS-A301RD 
DISPLAY4 = BS-A301RD 

51 = semplice interruttore 

52 = semplice interruttore 
J1 = ponticello 



115 




Fig.3 Foto della scheda LX.1342 come si 
presenta dopo aver montato tutti ì compo- 
nenti. Vedi schema pratico di fig.5. 










.1 














~^ 






^ 




' 




1 


/ 


i 



Fig.4 Potrete racchiudere il circuito in que- 
sto mobile plastico che verrà fornito a par- 
te solo dietro specifica richiesta. 



Per rilevare ì gradi di anticipo preleviamo dal pie- 
dino 1 di IC7 una tensione continua, il cui valore 
varia in modo proporzionale al variare dei gradi di 
accensione. 

Tale tensione viene amplificata dall'operazionale 
siglato IC8 e applicata sul piedino 9 di IC2 f un mi- 
croprocessore programmato ST62/15, che provve- 
de a convertire questa tensione in gradi, che po- 
tremo leggere sui quattro display. 

L'interruttore S1 posto sul piedino 7 dì IC2 permette 
di leggere sui display sia i gradi di anticipo che il 
numero di giri/minuto. 

Se l'interruttore S1 viene tenuto aperto, sui display 
leggeremo il solo numero/giri al minuto. 

Se chiuderemo questo interruttore S1, cioè corto- 
circuiteremo a massa il piedino 7 di IC2, all'inter- 
no del micro verranno memorizzati sia i gradi che 
il numero/giri presenti nel preciso istante in cui 
chiuderemo SI. Quindi se con rinterruttore S1 
chiuso modificheremo il numero di giri e i gradi, 
sul display non vedremo variare nessun numero. 
Quello che potrebbe risultare un inconveniente è 
invece un pregio, perchè regolata la velocità del 
motore su un determinato numero di giri, potremo 
chiudere SI, spegnere il motore o scollegare lo 
stroboscopio per vedere apparire, alternativamen- 
te sui display, il numero/giri e i gradi di anticipo. 

Per alimentare i diodi flash, utilizziamo la tensio- 
ne dei 12-14 volt prelevandola dalla batteria della 
moto o delPauto. 

Per alimentare il solo integrato ICS ci serve una 
tensione stabilizzata di 8 volt, che preleveremo 

dall'integrato IC11- 

Per alimentare tutti gli altri integrati ci serve una 
tensione stabilizzata di 5 volt, che preleveremo 
dall'integrato IC10. 



EALIZZAZIONE PRATICA 



Anche se il disegno dello schema pratico riprodot- 
to in fig.5 sarebbe più che sufficiente ad un esper- 
to per eseguire questo montaggio, qualche picco- 
lo consìglio sarà sempre utile per i principianti. 
Per iniziare vi consigliamo di montare tutti gli zoc- 
coli per gii integrati e per il connettore J1 e di sal- 
dare tutti i loro piedini sulle piste del circuito stam- 
pato. 

Completata questa operazione, potete inserire tut- 
te le resistenze e i trimmer R25-R30. 
Saldate quindi sullo stampato tutti i diodi, orien- 
tando il lato del corpo di DS4 contornato da una fa- 
scia bianca ed il lato di DS1-DS2-DS3 e DZ1 con- 





116 



*, 



VERSO 
LX.1342 B 

2 li 11 



FILO 
CANDELA 







Fig.5 Schema pratico di montaggio. I due fili indicati "verso LX.1342B" andranno colle- 
gati ai due piccoli circuiti stampati sui quali andranno fissati i diodi flash (vedi fig.8). 




117 



PiHiWVIP 







h b & 



DISPLAY 1 DISPLAY 2 DISPLAY 3 





fe"^"BrBrfirfirfirErfirEr6"Es , 5 B & & & & & & 

¥L&A& & & % & & I & & § k &> Ji Gì J> & ÈJ 







Fig.6 Sul lato opposto del 
circuito stampato dovrete 
montare gli zoccoli per i di- 
splay. Il punto decimale va 
rivolto verso il basso. 




4040 





4046 



4093 



B 




E— OD— C 

BC559 



USCITA CORRENTE 

CORRENTE DI RIF. 

USCITA FREGUEN 

Masso 





♦ Vcc 

ENTR. COMPARATORE 

SOGLIA 

R-C 



XR 4151 




MA 7805 
|iA 7808 




DIODO 
LED 





NE 7555 



e 







a 


/: 


~'l 


/ ■'■ 


./ 1 




dp ■ 




LM358 




BS-A301 RD 

Fig.7 Connessioni degli integrati utilizzati in questo progetto viste da sopra e con la tac- 
ca di riferimento a U rivolta verso sinistra. Le connessioni del transistor BC.559 sono vi- 
ste da sotto e anteriormente sono viste quelle del BDX.53 e degli integrati stabilizzatori. 
Nei diodi Flash il terminale più lungo è f'A (anodo) e il più corto è il K (catodo). 



118 



FILO 
12 VOLT 






Fig.8 I diodi flash vanno montati 
sul piccolo stampato LX.1342C 
inserendo i terminali A nei fori in- 
dicati con A. Sul secondo circui- 
to stampato siglato LX.1342B 
montate le resistenze e lo spez- 
zone di filo che porterà i 12 volt 
allo stampato superiore. 



QX: 




u 




^w- è.< . v j, ,_ 




H 


;. 








[ [ 












II 





VERSO 

fi LX1342 



tornato da una fascia nera come abbiamo evi- 
denziato nel disegno di fig, 5, 

Proseguendo nel montaggio, inserite tutti i con- 
densatori compresi gli elettrolitici, rispettando per 
quest'ultimi la polarità dei due terminali. 

Dopodiché inserite il transistor TR1 rivolgendo la 
parte piatta del suo corpo verso sinistra, poi il tran- 
sistor TR2 rivolgendo verso sinistra il lato metalli- 
co del suo corpo. 

Per quanto riguarda gli integrati stabilizzatori, solo 
IC10 siglato 7805 va collocato in orizzontale, ap- 
plicando sotto il suo corpo la piccola aletta dì raf- 
freddamento a forma di U T mentre IC11 va collo- 
cato in posizione verticale rivolgendo il tato metal- 
lico del suo corpo verso il trimmer R30. 

Montati tutti i componenti, dovete capovolgere lo 
stampato ed inserire gli zoccoli per i quattro display 
rivolgendo il punto decimale presente sul loro cor- 
po verso il basso (vedi fig.6). 

A questo punto, potete inserire negli zoccoli tutti gli 
integrati, orientando la tacca di riferimento a forma 
di U presente sul loro corpo come visibile nello 
schema pratico di fig.5. 

Controllate che tutti i piedini siano entrati perfetta- 
mente nelle sedi delio zoccolo, perchè accade 
spesso che un piedino ribelle anziché entrare, si 
divarichi verso l'esterno. 

A coloro che non hanno mai utilizzato un poten- 
ziometro multigiri (vedi R14) dobbiamo far pre- 
sente che il terminale del cursore centrale non è 
posto al centro come nei normali potenziometri, 
ma all'esterno come indicato in fig.5. 



I DIODI FLASH 



■ 



I cinque diodi flash devono essere fissati sul pic- 
colo circuito circolare siglato LX.1342/C, inseren- 
do i terminali più lunghi nei fori contrassegnati dal- 
la lettera A (vedi fig.8). 

Le cinque resistenze siglate R33-R34-R35-R36- 
R37 devono invece essere montate in verticale 
sull'altro piccolo circuito siglato LX.1342/B. 
Su questo circuito dovete saldare anche un sottile 
filo di rame (potete usare il terminale di una resi- 
stenza), necessario per far giungere la tensione po- 
sitiva di 12 volt (filo 2) sui diodi flash. 

Completato il montaggio dei due circuiti stampati, 
inserite i terminali delle resistenze nei fori presen- 
ti nel circuito stampato dei diodi flash e T dopo a- 
verne tranciata la lunghezza eccedente, saldateli 
con la sottile punta di un saldatore per evitare di 
fondere il corpo dei diodi. 

Nello stampato delle resistenze inserite due fili di 
diverso colore, collegandone le opposte estremità 
alla morsettiera a 2 poli posta in prossimità del tran- 
sistor TR2. 

Inserite il filo 1 che va al Collettore del transistor 
TR2 nel foro posto in alto ed il filo 2, che va ai 12 
volt, nel foro posto in basso. 

In sostituzione di questi due fili potete usare anche 
un cavetto coassiale RG.58. 

Per concentrare il fascio di questi dìodi sulla tacca 
da illuminare, potete inserire questo piccolo circui- 
to stampato all'interno di un corto tubo di plastica, 
colorandone l'interno di bianco, oppure all'interno 
dì un tubetto metallico, isolandolo per non provo- 
care dei cortocircuiti. 



119 



MOBILE 

Anche se potete racchiudere il circuito in un qual- 
siasi mobile plastico o metallico, possiamo fornirvi 
a richiesta un mobile standard plastico provvisto 
di una finestra per i display. 
Prima di fissare il circuito all'interno del mobile uti- 
lizzando i distanziatori plastici con base autoade- 
siva, dovete incollare sulla finestra la pelliccola di 
colore rosso che troverete inclusa nel kit assieme 
ai distanziatori. 

Poiché il pannello frontale è privo di fori, dovete 
prendere una punta e fare quattro fori per il fis- 
saggio dei potenziometri e degli interruttori. 
Potete far fuoriuscire i fili per alimentare i diodi fla- 
sh e quelli di alimentazione, indifferentemente, dal 
lato posteriore della scatola o lateralmente. 
Per aprire questa scatola dovete inserire la lama 
di un cacciavite nelle due asole laterali. 



TARATURA 




Per tarare questo stroboscopio basta un piccolo tra- 
sformatore che eroghi sul secondario una tensio- 
ne compresa tra 5 volt e 18 volt. 
Questa tensione va applicata sui due terminali TP1 
posti vicino al condensatore C2. 
Eseguito questo collegamento, potete proseguire 
eseguendo queste operazioni: 

- spostate lo spinotto sulla posizione B di J1; 

- aprite l'interruttore S1 in modo da poter leggere 
il numero di giri/minuto. 

Poiché abbiamo utilizzato la frequenza dei 50 Hz 
di rete, sui display dovrete leggere il numero 3.00 
corrispondente a 3,000 giri/minuto. 

Dovete quindi regolare i gradi e per far questo ap- 
plicate sui terminali TP2, posti vicino al condensa- 
tore C19, un tester digitale (non usate un tester a- 
nalogico), poi ruotate il potenziometro R13, quindi 
quello multigiri siglato R14 fino a leggere esatta- 
mente una tensione di 1,00 volt. 

Chiudete l'interruttore S1 ed osservate quali nu- 
meri appaiono alternativamente. 
Il primo numero sarà 3.00 che equivale a 3,000 gi- 
ri/minuto e il secondo saranno i gradi che do- 
vrebbero risultare 30.8. 

Poiché difficilmente apparirà 30.8, dovete aprire 
llnterruttore SI e ruotare di pochi millimetri il cur- 
sore del trimmer R25. 

Dopo averlo ruotato, dovete chiudere nuovamen- 
te Tinterruttore S1 e rileggere i valori. 



Ammesso che appaia 31.3, dovete riaprire Tinter- 
ruttore S1 e ruotare in senso inverso il cursore del 
trimmer R25. 

Questa operazione va ripetuta fino a quando non 
apparirà esattamente il valore 30.8. 

A questo punto dovete ruotare a metà corsa il cur- 
sore del trimmer della luminosità siglato R30, 
Se la luminosità dei diodi flash dovesse risultare in- 
sufficiente, potreste ruotare questo cursore fino ad 
ottenere la massima luminosità. 



COME SI USA 



Aprite l'interruttore S1 e rivolgete il fascio di luce 
emesso dai diodi flash verso la tacca di riferi- 
mento presente per il controllo dei gradi di antici- 
po. 

Ruotate il potenziometro multigiri R14 a metà cor- 
sa, poi accelerate il motore e tenendolo su un de- 
terminato numero di giri, ruotate il potenziometro 
R13 in modo da vedere la tacca dei gradi il più pos- 
sibile vicina al punto di riferimento. 
Ora ruotate il potenziometro multigiri R14 in modo 
da portare la tacca esattamente sul punto di riferi- 
mento. 

Ottenuta questa condizione, chiudete Tinterruttore 
S1; a questo punto potete anche spegnere il mo- 
tore, perchè i due dati richiesti, vale a dire nume- 
ro/giri e gradi, risultano già memorizzati e infatti 
sui display li vedrete apparire alternativamente u- 
no di seguito all'altro. 

Procedendo come abbiamo appena spiegato, po- 
tete controllare i gradi di anticipo quando il moto- 
re raggiunge i 4.000-6.000-8.000 giri/minuto. 



COSTO DI REALIZZAZIONE 






Tutti i componenti visibili nelle figg. 5-6-8 necessa- 
ri per la realizzazione dello stroboscopio LX.1342, 
compresi tre circuiti stampati, diodi flash, integrati, 
display, potenziometri, quarzo, ecc M escluso il so- 
lo mobile MCU342 ..... . L160.000 



solo mobile M0.1342 . L. 11.000 



Costo dello stampato LX.1342 L.22.QQ0 

Costo dei due stampati LX.1342 B/C .... L 3.000 

* ■ 

Ai prezzi riportati, già comprensivi dì IVA, andranno 
aggiunte le sole spese di spedizione a domicilio. 



120 




* 

In questo articolo spieghiamo in maniera dettagliata la direttiva .BYTE, 
usata per la definizione di dati nell'area del programma, e le direttive 
.EQU e .SET, che servono per la definizione delle costanti simboliche. 



LA DIRETTIVA chiamata .BYTE 



IGDPfVPVPW* 




La direttiva .byte viene utilizzata per definire in Pro- 
gram Space una successione di bytes contenenti 
valori binari ai quali si possono associare eventuali 

Etichette. 

Ogni tentativo di inserire questa direttiva nella Da- 
ta Space darà un errore in Compilazione. 
Come per te direttive ,ascii e .asci2, i valori defi- 
niti in Program Space non sono modificabili du- 
rante il corso del programma. 
Per utilizzare i valori definiti con la direttiva .byte 
bisogna prima caricarli in Data Rom Window uti- 
lizzando le stesse modalità e gli stessi accorgimenti 
già spiegati nel capitolo riguardante la direttiva 
.w_on (vedi rivista N.190). 

In fase di stesura del programma bisogna attener- 
si a quanto riportato nel paragrafo riguardante la 
direttiva .block (vedi rivista N,190), 

L'utilizzo della direttiva .byte ci permette di defini- 
re una notevole quantità di valori binari in Program 



Space senza riempire inutilmente l'area di Data 
Space che è di soli 60 bytes, che potrà così es- 
sere utilizzata per la dichiarazione delle Variabili 

del programma tramite la direttiva .def. 

Il formato logico della direttiva .byte è il seguente: 



___* 4 MM MM *g^ ^ 



«■HHfl 




[etichetta] .byte espress[,espress] 



Nota; gli operandi posti fra parentesi quadre so- 
no opzionali quindi possono essere omessi. 

[etichetta] - va inserito il nome dell'etichetta che 
vogliamo associare alla locazione di Program Spa- 
ce del 1° valore definito. Questo nome è opziona- 
le quindi può essere omesso. 

espress[,espress] = possono essere uno o più va- 
lori espressi in Decimale, Binario o Esadecimale 
separati ognuno da una virgola e non devono mai 
superare la capacità di 8 bits; oppure possono es- 
sere delle espressioni (vedi rivista N.189) il cui ri- 
sultato finale non deve comunque mai superare 



121 



la capacità di 8 bits, che corrisponde ad un valo- 
re di 255. 

L'impiego della direttiva .byte risulta particolar- 
mente utile per effettuare conversioni, trasposizio- 
ni, sostituzioni di valori o per realizzare delle tabelle 
di comparazione. 

l'Esempio 

Con questo esempio vi insegniamo ad utilizzare i 
numeri decimali - esadecimali - binari o le e- 
spressioni per definire una serie di tabelle in Pro- 
gram Space. 

Poiché l'esempio è stato definito correttamente, in 
fase di Compilazione non si presenteranno errori. 



elisto 


-def 


086h 


costa n 


.set 


025h 


stepOI 


.equ 


020h 




.block 


64-$%64 


tabvah 


.byte 


10,15,18,23,45,78,109 


tabva!2 


.byte 


010h,015h,018h,023h 


tabval3 


.byte 


00100000b,01010111b 


tabval4 


.byte 


costan*2,elisto+1 


tabvaIS 


.byte 


stepOI +1 8,step01 +31 



ISTRUZIONI SIMBOLICHE 



DIREniVE 



I 



ESEGUIBILI 



COMPILAZIONE 



I 



COMPILAZIONE 



i 



DEFINIZIONE 

e/o 

ABILITAZIONE 

DATI 

VARIABILI 

COSTANTI 

GESTIONE MICRO 



I 



0PC0DE 




ESECUZIONE 



Fig.1 Semplificando possiamo definire le di- 
rettive come disposizioni generali atte a fis- 
sare le caratteristiche di fondo che neces- 
sitano al programma. Ad esempio: defini- 
zione di dati, variabili, macro, costanti sim- 
boliche, abilitazione dell area di memoria 
Data Rom Window, ecc. Perciò, come le i- 
struzioni eseguibili, vengono compilate, ma 
non generano una opcode, cioè un codice 
operativo eseguibile. 



Il significato dì queste istruzioni è il seguente: 

elisto .def 086h = definisce la variabile elisto 
all'indirizzo di memoria 086h di Data Space. 

costan .set 025h = associa il valore 025h alla 
etichetta costan senza occupare nessuna aera di 
Program Space. 

stepOI .equ 020h = associa il valore 020h all'e- 
tichetta stepOI senza occupare nessuna aera di 
Program Space. 

.block 64-$%64 = questa funzione è stata già 
spiegata nelle riviste N.189 e N.190. 

tabvall .byte 10,15,18,23 s 45 5 78 f 109 - definisce 
in un indirizzo di memoria dì Program Space una 
sequenza di 7 bytes contenenti ì valori decimali 
sopra riportati ed associa al primo byte l'etichetta 
tabvall. Poiché i numeri separati dalle virgole non 
superano 255 il compilatore non segnalerà errore, 

tabval2 .byte 010h,015h,018h,Q23h = definisce 
in un indirizzo di memoria dì Program Space una 
sequenza di 4 bytes contenenti i valori esadeci- 
mali sopra riportati ed associa al primo byte l'eti- 
chetta tabval2. 

Poiché i valori separati dalle virgole non supera- 
no OFFh (che equivale a 255 decimale) il compila- 
tore non segnalerà nessun errore. 

tabval3 .byte 00100000b,01010111b = definisce 

in un indirizzo di memoria di Program Space una 
sequenza di 2 bytes contenenti i valori binari so- 
pra riportati ed associa al primo byte l'etichetta tab- 
valS. Poiché i valori separati dalle virgole non su- 
perano 11111111b (che equivale a 255 decimale) 
il compilatore non segnalerà nessun errore. 

tabvaW .byte costan*2,elisto+10 = definisce in 
un indirizzo di memoria di Program Space una se- 
quenza di 2 bytes contenenti il valore risultante dal- 
le espressioni costan*2 ed elisto+10 
Poiché costan è stato definito 025h, moltiplican- 
dolo per 2 otteniamo 04Ah. 
Infatti 025h corrisponde al numero decimale 37 T 
che moltiplicato per 2 da 74, che corrisponde al nu- 
mero esadecimale 04Ah 

Poiché elisto è stato definito 086h, che convertito 
in decimale corrisponde al valore decimale 134, 
sommando a questo 10 otteniamo 144, che corri- 
sponde al numero esadecimale 090h. 
Poiché entrambi i numeri non superano 255 deci- 
male o OFFh esadecimale il compilatore non se- 
gnalerà nessun errore. 



122 



tabvalS .byte stepOI +18,step01 +31 = definisce 
in un indirizzo di memoria di Program Space una 
sequenza di 2 bytes contenenti il valore risultante 
dalle espressioni stepOI +18 e stepOI +31, 
Poiché stepOI è stato definito 020h 1 che converti- 
to in decimale corrisponde al valore decimale 32, 
sommando a questo 18 e 31 otteniamo: 

32 + 18 = 50 corrispondente a 032h 
32 + 31 = 63 corrispondente a 03Fh 

Una volta compilate, le tabelle si troveranno me- 
morizzate una di seguito all'altra in Program Spa- 
ce ed occuperanno un totale di 17 bytes: 

7 bytes per t ab va 11 
4 bytes per tabva!2 
2 bytes per tabval3 
2 bytes per tabval4 
2 bytes per tabvalS 

Per utilizzarle dovete procedere come già spiega- 
to nella Rivista N.190 T al capitolo relativo alla di- 
rettiva ,won. 



MM^HHH^BI 



2° Esempio 

In questo esempio abbiamo inserito un errore che 
verrà segnalato in fase di Compilazione, 



elisto 


.def 


086h 


costan 


.set 


025h 


stepOI 


.equ 


$+20 




.block 


64-$%64 


tabval! 


.byte 


10,15,18,23,45,78,109 


tabva!2 


.byte 


010h,015h,018h,023h 


tabvalS 


.byte 


00100000b,01010111b 


tabval4 


.byte 


costan*2,elisto+1 


tabvalS 


.byte 


stepOI +1 8,step01 +31 



La 3° riga dell'esempio precedente era: 
stepOI -equ 020h 



questo secondo esempio è stata sostituita con; 



stepOI .equ $+20 

Nel capitolo riguardante le espressioni abbiamo 
detto che il Compilatore sostituisce al simbolo $ il 
valore del Program Counter Relativo. Ammesso 
quindi che nella Compilazione la definizione: 

stepOI .equ $+20 

venga a trovarsi nella locazione di memoria Pro- 
gram Space 0A13h, che corrisponde al numero 



decimale 2.579, quando il compilatore andrà ad e- 
seguìre l'ultima istruzione, cioè: 

tabvalS .byte stepOI +18, stepOI +31 

segnalerà subito questo errore: 

Error on (8) bits Overflow 

Infatti la Costante Simbolica stepOI che equivale 
a 2.579 decimale supera già il massimo consenti- 
to di 255 decimale quindi non riesce a sommare 
come richiesto stepOI +18, stepOI +31. 

Se l'ultima istruzione fosse una sottrazione: 

tabvalS .byte stepOI -2360,step01 -2500 

il compilatore eseguirebbe correttamente questa i- 
struzione senza segnalare nessun errore, perché 
il risultato delle sottrazioni non supera 255, infatti: 

2.579 -2,360 = 219 (ODBh) 

2.579 - 2.500 = 79 (04Fh) 

Poiché durante la simulazione sul monitor appaio- 
no sempre dei valori espressi in esadecimali, per 
evitare errori vi consigliamo di consultare le Tabelle 
riportate a pag.381 del nostro volume intitolato 
Nuova Elettronica HANDBOOK 



LA DIRETTIVA chiamata .EQU 



La direttiva .equ viene utilizzata per associare un 
valore numerico, che può essere ricavato anche 
dal risultato di una espressione, ad una Etichet- 
ta senza sprecare nessun byte di memoria del mi- 
cro e questo la rende molto interessante. 

Usando l'Etichetta in sostituzione di valori anoni- 
mi viene facilitata la lettura ed anche l'interpreta- 
zione di un programma sorgente (.asm), persino a 
distanza di mesi dalla sua compilazione. 
La direttiva .equ deve essere inserita sempre pri- 
ma di quella istruzione o di quella routine che uti- 
lizza l'Etichetta. 

Non è possibile definire la stessa Etichetta più di 
una volta, mentre è possibile associare Etichette 
diverse allo stesso valore. 

Il formato logico della direttiva .equ è il seguente: 

r « „__. 

[etichetta] .equ [operando] 

[etichetta] = va inserito il nome dell'etichetta da as- 
sociare al valore numerico definito nell'operando. 



123 









[operando] = va inserito il valore numerico o il ri- 
sultato di una espressione da associare all'eti- 
chetta. Questo numero, che può essere espresso 
in esadecimale, binario o decimale non deve mai 
superare la capacità di 2 bytes vale a dire: 

FFFFh In esadecimale 
1111111111111111b in binario 
65535 in decimale 

Per chiarire eventuali dubbi sull'uso della direttiva 
.equ vi proponiamo alcuni semplici esempi. 

Con questo esempio vi facciamo vedere come la 
direttiva .equ faciliti la lettura del programma: 



scrivi 


.equ 


01 4h 


routOO 


Idi 


a, scrìvi 




cali 


maiusc 


routOI 


Idi 


a, scrivi 




cali 


minusc 


rout02 


Idi 


a, scrìvi 




cali 


corsivo 



Se per qualche motivo volessimo modificare il va- 
lore da caricare nell'accumulatore ll a" in modo da 
scrivere 30 caratteri anziché 20, sarà sufficiente 
modificare la direttiva come sotto riportato: 

scrivi .equ 01 Eh 

Questa direttiva semplifica notevolmente il nostro 
lavoro perché se nell'esempio riportato le routines 
sono poste una di seguito all'altra e quindi facil- 
mente individuabili e modificabili, immaginatevi un 
programma molto più complesso che utilizzi più 
routines situate in punti diversi e distanti tra loro. 
In questo caso si perderebbe tempo a scorrere tut- 
to il programma nella ricerca del valore 01 4h per 
modificarlo in 01 Eh e si potrebbero introdurre in- 
volontariamente degli errori. 

2° Esempio 

La direttiva .equ può risultare molto utile quando si 
vogliano associare valori diversi partendo da un 
numero fisso ed utilizzando i simboli matematici 
per fare una somma, una moltiplicazione o una 
sottrazione. 



Nella prima istruzione l'etichetta scrivi è stata as- 
sociata al valore 014h, che equivale al numero de- 
cimale 20. 

Le tre routine routOO, routOI, rout02 caricano, per 
prima cosa, nell'accumulatore "a" il valore asso- 
ciato all'etichetta scrivi, poi eseguono le subrou- 
tine chiamate maiusc, minusc, corsivo. 

Queste subroutine potrebbero risultare utili per far 
apparire sul monitor solo 20 caratteri (01 4h) in 
maiuscolo oppure in minuscolo o corsivo. 

In pratica noi abbiamo scrìtto: 



scrivi 


.equ 


014h 


routOO 


Idi 


a,scrivi 




cali 


maiusc 



ma più semplicemente potevamo scrivere: 

routOO Idi a 3 014h 
cali maiusc 

Per la logica e l'esecuzione del programma non 
cambia assolutamente nulla, ma in questo secon- 
do caso rileggendo il programma a distanza di tem- 
po potremmo non ricordare a cosa serve questa i* 
struzione. 

Usando la direttiva .equ invece sapremo subito che 
il valore caricato nell'accumulatore V serve per 
scrivere 20 caratteri sul monitor in maiuscolo. 



ritardo 


.equ 


150 


routOI 


Idi 


attardo 




cali 


ritardo! 


rout02 


Idi 


a,ritardo+50 




cali 


ritardo2 


rout03 


Idi 


a,ritardo*4 




cali 


ritardo? 


rout04 


Idi 


a,rìtardo-83 




cali 


ritardo4 



In questo esempio all'etichetta ritardo è stato as 
sociato il valore fisso 1 50. 

La routine routOI carica nell'accumulatore "a" il va- 
lore associato all'etichetta ritardo, cioè 150, quin« 
di esegue la subroutine ritardol. 

La routine rout02 carica nell'accumulatore "a" il va- 
lore 150 + 50 = 200, poi esegue la subroutine ri- 
tardo2 con questo numero. 

La routine rout03 carica nell'accumulatore "a" il va- 
lore 150 x 4 = 600, poi esegue la subroutine rltar 

do3 con questo numero. 

La routine rout04 carica nell'accumulatore "a" il va- 
lore 150 - 83 = 67, poi esegue la subroutine rttar- 
do4 con questo numero. 

Se per qualche motivo volessimo modificare il va- 
lore da caricare nell'accumulatore "a", così da al- 



124 



# 



lungare o accorciare il ritardo in modo proporzio- 
nale, sarebbe sufficiente modificare la sola diretti- 
va ritardo .equ con il numero desiderato. 

Avrete notato che in entrambi gli esempi abbiamo 
utilizzato Tistruzione Idi (load immediate) e non Id 
per caricare nell'accumulatore "a" il valore asso- 
ciato alle etichette scrivi e ritardo. 

Se avessimo utilizzato Id avremmo caricato nell'ac- 
cumulatore "a" il valore memorizzato all'indirizzo 
di memoria 01 4h e 150 e non il numero 01 4h e 
150 che a noi serve. 







LA DIRETTIVA chiamata -SET 



Questa direttiva è simile alla precedente con la so- 
la differenza che con .set noi possiamo definire 
all'interno del programma più Etichette con lo stes- 
so nome, ma con associati valori diversi. 

Il formato logico della direttiva -set è il seguente: 






.________^________________ 



[etichetta] .set 



[operando] 




[etichetta] = va inserito il nome della etichetta da as- 
sociare al valore numerico definito nell'operando. 

[operando] = va inserito il valore numerico o il ri- 
sultato di una espressione da associare aiTeti- 
chetta. Questo numero, che può essere espresso 
in esadecimale, binario o decimale non deve mai 
superare la capacità di 2 bytes, cioè: 

FFFFh in esadecimale 
1111111111111111b in binario 
65535 in decimale 



1° Esempio 



Per questo esempio abbiamo scelto due istruzioni 
.set con due diversi valori: 150 e 40. 



ritardo 


.set 


150 


routOI 


Idi 


a, ritardo 




cali 


ritardol 


rout02 


Idi 


a,ritardo + 15 




cali 


ritardo2 



seguono righe del programma, quindi: 



ritardo 


.set 


40 


rout06 


Idi 


a, ritardo 




cali 


ritardo6 


rout07 


Idi 


a,rìtardo+40 




cali 


ritardo? 



Nella prima istruzione all'etichetta ritardo viene as- 
sociato il valore 150. 

In routOI viene caricato nell'accumulatore "a" il va- 
lore associato all'etichetta ritardo cioè 150. 

In rout02 viene caricato nell'accumulatore "a" il ri- 
sultato dell'espressione ritardo+15 cioè 165. 

Proseguendo nella stesura del programma abbia- 
mo previsto di aver bisogno di una nuova 'diretti- 
va .set associata sempre airetichetta ritardo, ma 
con un diverso valore che nel nostro esempio è 40. 

In rout06 viene caricato nell'accumulatore u a" il va- 
lore associato all'etichetta ritardo cioè 40 

In rout07 viene caricato nell'accumulatore "a" il ri- 
sultato dell'espressione ritardo+40 cioè 80. 

In qualche manuale sull'ST6 abbiamo riscontrato 
un uso errato della direttiva ,set dal quale voglia- 
mo mettervi in guardia perché, non essendo se- 
gnalato dal compilatore, potrebbe mettere in un ma- 
re di guai un programmatore poco esperto. 

Vi abbiamo più volte avvisato sul fatto che il Com- 
pilatore Assembler non esegue il programma, ma 
lo traduce solamente in codice Intel.Hex, sosti* 
tuendo alle istruzioni le relative opcode e agli o- 
perandi i relativi valori o gli indirizzi di memoria, e 
controllando unicamente l'integrità di ogni singola 
istruzione. 

Per spiegarvi gli errori in cui si può involontaria- 
mente incappare riscriviamo il nostro precedente 
esempio secondo ì consìgli dati in alcuni manuali e 
vi spieghiamo dove e perché sono scorretti. 



ritardo 



ritardo 



routOI 



rout02 



rout06 



rout07 



.set 


150 


cali 


routOI 


.set 


40 


cali 


rout06 


Idi 


a, ritardo 


cali 


ritardol 


Idi 


a 5 ritardo+15 


cali 


ritardo2 


ret 




Idi 


a. ritardo 


cali 


ritardo6 


Idi 


a, ritardo+40 


cali 


ritardo7 


ret 





Le istruzioni relative routOI e rout02 sono state 
raggruppate in un unica subroutine chiamata 



125 



routOI, mentre le istruzioni relative a rout06 e 
rout07 sono raggruppate nella subroutine chiama- 
ta routOG. 

Abbiamo quindi posto sotto le due direttive asso- 
ciate a ritardo le due rispettive cali 
Da un punto di vista logico il programma sembra 
corretto, in realtà è completamente sbagliato. 

Per capire il perché analizziamo ciò che avviene 
quando tentiamo di compilarlo. 

Quando il Compilatore incontra la direttiva: 

ritardo .set 150 

la esegue ed associa il valore 150 all'etichetta ri- 
tardo, quindi passa alla successiva istruzione: 



cali 



routOI 



Controlla che sia stata scritta correttamente (non 
cals o catl o altro) e che l'operando routOI sia 
un'etichetta di Program Space esistente. 
Se tutto risulta ok la compila, 

A questo punto però non salta alla subroutine 
routOI (come avviene in esecuzione), ma passa 



semplicemente alla istruzione successiva che nel 
nostro caso è la direttiva: 

ritardo .set 40 

ed associa il valore 40 all'etichetta ritardo. 

Ne consegue che ritardo non vale più 150 ma 40. 

E qui sta l'errore. Infatti quando il Compilatore, pro- 
seguendo in sequenza, arriva alle istruzioni della 
subroutine routOI: 



routOI 



rout02 



Idi 


a, ritardo 


cali 


ritardol 


Idi 


a,ritardo+15 


cali 


ritardo2 


ret 





non utilizza il valore 150 come dovrebbe, ma con- 
sidera il valore 40 e, di conseguenza, carica nell'ac- 
cumulatore "a" questo valore. 
Poiché a questo viene sommato 15, avremo 55 
(40 + 15) anziché 165 (150 + 15). 

Quando in seguito arriverà alle istruzioni relative a 
rout06, le compilerà in modo corretto perché 
nell'accumulatore "a" verrà caricato il valore 40 e, 
come richiesto, avremo 40 + 15 = 55. 



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